Sanzioni Russia estese dalla UE di altri 6 mesi, ma la Brexit aiuta Putin

Sanzioni contro la Russia estese di 6 mesi, ma la Brexit sta stravolgendo il quadro in favore di Mosca.

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Sanzioni contro la Russia estese di 6 mesi, ma la Brexit sta stravolgendo il quadro in favore di Mosca.

La cancelliera Angela Merkel ha annunciato questa mattina che la UE estenderà di altri 6 mesi fino al gennaio 2017 le sanzioni contro la Russia, che scadono il 31 luglio prossimo. Una decisione “tristemente necessaria” l’ha definita, poiché Mosca non avrebbe rispettato il cessate il fuoco in Ucraina, previsto dall’accordo di Minsk. L’estensione delle sanzioni è arrivata in ritardo di alcune settimane, dopo che il premier italiano Matteo Renzi aveva chiesto che a ratificare la decisione fosse il Consiglio europeo, in corso da ieri e che si conclude oggi.

Tuttavia, l’aria sembra di molto cambiata rispetto ai mesi scorsi. L’evento che scuote tutto è certamente la Brexit. Il Regno Unito è stato il più strenuo sostenitore delle sanzioni anti-russe, insieme all’America di Barack Obama. Ma il premier britannico David Cameron sarà presto sostituito da un altro esponente conservatore, che con ogni probabilità sarebbe l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson.

Brexit indebolisce fronte anti-russo

Johnson ha avversato negli ultimi mesi il rapporto tra Londra e Washington sulle questioni europee ed è considerato maggiormente in sintonia con il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, il quale si è mostrato in diverse occasioni maggiormente volenteroso di porre fine alle ostilità tra gli USA e la Russia, tanto da riscuotere un vero e proprio endorsement niente di meno che dal presidente Vladimir Putin.

Va da sé che l’eventuale elezione a presidente USA di Trump segnerebbe una svolta positiva nei rapporti tra Washington e Mosca, ma ancora prima che questo possa accadere, quando ad ottobre si terrà il cambio della guardia a Downing Street, un Johnson potrebbe cambiare linea proprio con riferimento ai rapporti con la Russia. D’altronde, per dirla brutalmente, sarebbe accomunato a Putin dall’avversione alla UE, ricambiata piuttosto apertamente da Bruxelles.

 

 

 

Diversi stati UE per linea morbida contro Mosca

In realtà, anche all’interno della UE si registrano malumori piuttosto palesi. L’altro ieri, il Senato di Roma ha approvato a maggioranza una risoluzione presentata dalla Lega Nord a firma di Roberto Calderoli, che esprime contrarietà al rinnovo automatico delle sanzioni.

Lo stesso aveva fatto l’Assemblea Nazionale francese e sulla stessa linea si è schierata anche l’Austria, quest’ultima appena uscita da una vivace elezione presidenziale, dove il candidato dell’ultra-destra è stato battuto al fotofinish. Il Parlamento di Vienna si è speso per chiedere sanzioni “graduali”. Per non parlare della Grecia, che condivide anche specificità culturali con i russi e che vede minacciati i suoi interessi economici e geo-politici dalle sanzioni.

La stessa Germania sarebbe per una linea meno dura, ma ha l’esigenza di mostrarsi leader nella difesa dell’integrità territoriale europea, così come di non indispettire gli stati membri della UE dell’Est Europa, fortemente schierati per le sanzioni, sia in quanto ex appartenenti (coattivamente) al blocco sovietico, sia anche per la minaccia avvertita, trovando a ridosso della Federazione Russa.

La Brexit non stravolge nell’immediato le cose, ma già in sé indebolisce la posizione del fronte anti-russo, in quanto la UE si priva di uno degli stati più intransigenti contro Mosca, sia anche perché sposta l’attenzione sul malcontento di numerosi altri stati, tra cui l’Italia, che con le sanzioni sentono a rischio la propria posizione economica.

 

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