Sanzioni, corsa al nucleare ed economia: cosa emerge per la Corea del Nord dal congresso di partito

Il leader Kim Jong-Un ha acquisito anche il titolo di segretario generale e per il suo compleanno ha pubblicato una stramba lista dei desideri.

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Cos'è successo al congresso di partito in Corea del Nord?

Adesso, è anche segretario generale del Partito dei Lavoratori. Kim Jong-Un ha ottenuto una nomina ambita, che di fatto ne rafforza la leadership nella Corea del Nord. Lo ha fatto al termine dell’ottavo congresso, che si era aperto giorni prima con le scuse al popolo del leader per non essere riuscito a mantenere la promessa di migliorarne le condizioni di vita. Ma domenica è stato anche il giorno del suo compleanno e la sua lista dei desideri non ha previsto un mazzo di fiori o una scatola di cioccolatini, bensì nuove testate nucleari, missili a lungo raggio, missili ipersonici, satelliti spia militari, etc.

Tutto si direbbe, tranne che Kim abbia voglia di distendere gli animi con l’America, dopo averla definita “il più grande nemico” del suo paese. Ma quando si ha a che fare con un regime, specialmente chiuso come quello di Pyongyang, una cosa è la forma, un’altra è la sostanza. Ad esempio, fa rumore all’estero la mancata nomina della sorella Kim Yo-Jong tra i membri del Politburo. Ormai sua ombra da anni, ha retto le sorti della Corea del Nord nelle settimane di convalescenza informale del fratello e desunta da sparute informazioni giunte alla stampa internazionale nella primavera del 2020.

La donna è stata durissima contro Seul, tanto da avere usato parole sprezzanti contro le relazioni amichevole tentate negli ultimi anni da Pyongyang, ordinando la distruzione di un palazzo al confine tra i due paesi e sede di incontri diplomatici. Considerata un’ala estrema del regime, la sua mancata nomina al Politburo non ne farebbe venire meno l’influenza, ma probabilmente sarebbe frutto della volontà del leader di segnalare alla diplomazia internazionale una qualche ripresa del dialogo.

Del resto, è stato lo stesso Kim Jong-Un a dichiarare che il dialogo con gli USA potrebbe riprendere.

Kim Jong-Un ammette il fallimento sull’economia e chiede scusa al popolo della Corea del Nord

Il reset dei rapporti con l’amministrazione Biden

Tra pochi giorni, alla Casa Bianca s’insedierà Joe Biden e lo stato eremita cerca di capire come si muoverà la nuova amministrazione verso di esso. Il leader nordcoreano si è incontrato Donald Trump per ben tre volte ed è stato a un passo dal trovare un accordo, ma di passi in avanti non ne sono stati compiuti. Il punto su cui il dittatore non molla resta uno e solo uno: nessuna rinuncia alla corsa al nucleare. A Pyongyang viene considerata una polizza di assicurazione contro tentativi esterni (Cina compresa) di sovvertire il regime. Kim Jong-Un non vuole fare la fine di Muhammar Gheddafi, che nel 2003 abortì su richiesta delle Nazioni Unite i suoi programmi nucleari, salvo ritrovarsi 8 anni più tardi ucciso dalle milizie di opposizione sostenute dall’Occidente.

Al leader nordcoreano serve, però, un allentamento delle sanzioni internazionali per far tornare a crescere l’economia interna, colpita nell’ultimo anno anche dalla pandemia. Quest’ultima lo ha costretto a chiudere le frontiere con la Cina, facendo collassare dell’80% gli interscambi commerciali e con ripercussioni molto negative sulla disponibilità di generi alimentari, i cui prezzi sono inevitabilmente esplosi. Per questo, la repressione è stata inasprita e particolarmente ai danni delle piccole attività economiche e del mercato nero, prima tollerati proprio sotto Kim Jong-Un, il cui obiettivo principale sin dalla sua improvvisa ascesa al potere a fine 2011 è stato di migliorare le condizioni di vita della popolazione con una timidissima e informale apertura al libero mercato.

Senza la fine delle sanzioni non ci sarà alcun sviluppo economico e perché ciò avvenga è necessario che Pyongyang smantelli il suo programma nucleare. Come se ne esce? Questo è il punto che sarà chiamato a dirimere Biden, sebbene l’America abbia tutta la convenienza a non mollare, conscia che a patire le sofferenze per il mancato accordo sarebbe solo ed esclusivamente la Corea del Nord, che è e rimarrebbe sotto embargo internazionale.

Ma c’è un aspetto da non sottovalutare in questo primo decennio di potere del terzo Kim: la riduzione del peso dei militari, perseguita anche tramite purghe violente, a favore del partito. Due i presunti obiettivi del leader: bilanciare i poteri all’interno del regime per garantirsi che nessuno prevalga nettamente sulla sua persona; sottrarre risorse all’immenso budget militare, che assorbe mediamente un quinto del PIL. E il fatto che abbia tenuto già due congressi di partito ne sarebbe un forte indizio.

Incubo carestia in Corea del Nord, Kim Jong-Un punta sul congresso del partito

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