Sanità italiana a confronto con la Germania sul Coronavirus, dati choc

Posti letto nelle sale di terapia intensiva quasi tutti occupati in Italia con l'emergenza Coronavirus. E la Germania, dove pure i casi stanno esplodendo, può restare calma. Ecco i dati.

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Posti letto nelle sale di terapia intensiva quasi tutti occupati in Italia con l'emergenza Coronavirus. E la Germania, dove pure i casi stanno esplodendo, può restare calma. Ecco i dati.

Erano 10.590 le persone risultate positive al test del Coronavirus ieri, di cui 3.724 in isolamento domiciliare. Rispetto al giorno prima, l’aumento è stato di 2.076 unità, pari al 19,74%, in forte accelerazione dal +6,6% precedente. Di questi, il 9,7% risulta ricoverato in terapia intensiva, qualcosa come oltre 1.000 persone. E poiché i casi sono concentrati in un’area ristretta del territorio nazionale, sostanzialmente tra Lombardia, Emilia e Veneto, la sanità rischia il collasso per la scarsa disponibilità di posti disponibili negli ospedali per i ricoveri urgenti.

Sanità italiana al nono posto al mondo per qualità

In Italia, i posti letto nelle sale di terapia intensiva risultano essere inferiori a 5.100, di cui un quinto ormai occupati proprio dai pazienti contagiati dal Coronavirus. Sono tanti, sono pochi? L’unica certezza è che al momento ne servirebbero di più, ma il confronto con la Germania ci permetterebbe di recriminare anche in una situazione ordinaria. Già, perché secondo la Deutsche Krankenhausgesellschaft, i posti letto disponibili per la terapia intensiva sul territorio tedesco sarebbero 28.000, oltre 5 volte e mezza dell’Italia. E sappiamo tutti che la popolazione tedesca non sia il quintuplo di quella italiana, ma meno di una volta e mezza.

Rapportando al numero dei residenti, in Italia abbiamo un posto di terapia intensiva ogni circa 11.870 abitanti, in Germania ogni meno di 3.000. Queste sale sono dotate di strumenti di ventilazione per la respirazione artificiale, anche non intensiva, come maschere facciale e caschi. E la cosiddetta circolazione extracorporea o Ecmo serve per i casi più gravi, quelli in cui il paziente non presenta un’adeguata ossigenazione, per cui occorre prelevarne il sangue e farlo circolare all’esterno, grazie all’uso di appositi macchinari.

Inoltre, servono anche per la somministrazione degli alimenti e dei farmaci e per il deflusso dei liquidi dal cervello, dall’addome e dal torace.

Posti letto carenti

Ma non sono solo i posti di terapia intensiva a risultare insufficienti in Italia. Complessivamente, i posti letto sul territorio nazionale nel 2017 erano 151.646 presso le strutture pubbliche, circa il 30% in meno rispetto al 2000, pari a 3,2 ogni 1.000 abitanti. Sempre in Germania, il rapporto si mostra ben più elevato, cioè di 8 ogni 1.000. Nell’intera Unione Europea, la media era di 5. Questo significa che il governo tedesco può affrontare l’emergenza Coronavirus con maggiore serenità rispetto a noi, disponendo di un numero enormemente più alto di posti per ricoverare i pazienti nei casi più gravi. Se il rapporto tra ricoveri in terapia intensiva e numero di contagiati restasse intorno o poco inferiore al 10%, in Italia non ci sarebbero più posti quando il numero dei secondi raddoppierà rispetto a oggi. A questi ritmi, sarebbe questione di giorni.

In Germania, supponendo che sia attualmente libero un terzo dei posti in sala intensiva, l’allarme scatterebbe solo al raggiungimento di circa 90.000 contagiati. E alla giornata di mercoledì, il loro numero era ancora sotto le 2.000 unità. La situazione non avrebbe sottovalutata nemmeno da Berlino e Parigi, dove la preoccupazione dei governi è effettivamente alta. Tuttavia, la sanità “migliore del mondo” presta il fianco in questi giorni a diverse critiche, non certo per la qualità del suo personale medico e paramedico, probabilmente davvero la migliore che vi sia nell’intero pianeta, quanto per anni di tagli indiscriminati e dissennati, che nulla hanno avuto a che fare con l’efficienza, semmai effettuati da tutti i governi e le regioni per la difficoltà di reperire risorse da altre voci di spesa apparentemente più “intoccabili”, come pensioni e assistenza.

La bufala della spesa sanitaria “troppo alta” in Italia

Finita l’emergenza, bisognerà ragionare su questi numeri, su come e quanto investire per tornare ad aumentare i posti letto su tutto il territorio nazionale, ponendo fine a sciagurate politiche di desertificazione sanitaria nelle aree periferiche, che non si sono nemmeno tradotti in grossi risparmi reali, dati i costi spesso sostenuti dalle Asl per correre ai ripari e garantire un’adeguata copertura del servizio dopo che migliaia di posti letto erano stati soppressi, ingolfando i grossi ospedali.

Che almeno questa spaventosa crisi ci serva per capire dove abbiamo sbagliato e come riparare ai danni. Nell’ultimo decennio, la spesa sanitaria a carico dello stato è scesa dal 7% al 6,5% del pil, in Germania è salita al 9,5% e in Francia al 9,3%. Non è negli ospedali che si annidano i nostri sprechi pubblici, almeno non in termini di posti letto e attrezzature mediche.

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