Sanità al collasso, dati Censis: 12 milioni di italiani senza cure, come funziona in Germania e Francia

I dati Censis sulla sanità pubblica in Italia sono drammatici: 12 milioni di persone senza cure. Ecco come funziona, invece, in Germania e Francia.

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I dati Censis sulla sanità pubblica in Italia sono drammatici: 12 milioni di persone senza cure. Ecco come funziona, invece, in Germania e Francia.

La sanità pubblica italiana è al collasso: gli attuali standard di assistenza necessiterebbero di ulteriori 20/30 miliardi di euro. Questo il quadro a tinte fosche che viene fuori dai dati diffusi dal VII Rapporto RBM – Censis per quanto concerne il sistema sanitario nazionale. Si parla di più di 12 milioni di cittadini italiani che hanno rinunciato a curarsi o hanno rinviato le cure e le categorie più penalizzate sono i malati cronici, le donne chi ha un basso reddito e le persone non autosufficienti.

Insomma, proprio coloro che avrebbero necessità di maggiore protezione.

Alcuni dati: una donna può attendere fino a 120 giorni per una mammografia (circa 60 in più rispetto al 2014), mentre al Sud addirittura più di 140 giorni; per una colonscopia i giorni sono 93 in Italia e al Sud 109; per una risonanza magnetica 80 giorni in media e 111 al Meridione e così via.

Qui, Perché la guerra sui vaccini è più politica che sanitaria (e mette in pericolo la ricerca scientifica).

Sanità al collasso: spesa privata in crescita e il fenomeno dei pendolari delle cure

L’Italia, dunque, non se la passa bene, ma è anche spaccata in due. Un fenomeno che va diffondendosi sempre di più è quello dei ‘pendolari delle cure’, coloro che si spostano di regione per ricevere il trattamento sanitario richiesto in tempi più brevi. Anche la spesa privata è costantemente in crescita negli ultimi anni: i dati parlano di una spesa di circa 600 euro pro capite, ma nei prossimi anni potrebbe arrivare a 1000 euro.

Qui, Pensionati e spese sanitarie, perchè non è possibile detrarle? | La Redazione risponde.

Ma chi non può permetterselo? Anche qui l’Italia è spaccata: al Nord sono il 21,8%, al Centro il 35,2% e al Sud il 53,8%. I più colpiti sono gli anziani e i nuclei familiari che hanno una persona non autosufficiente a carico: insomma, le categorie più deboli. Che fare, allora? Qual è il problema della sanità pubblica italiana? Ecco come funzionano il modello francese e quello tedesco.

I problemi della sanità pubblica italiana e un rapido sguardo a quella francese e tedesca

Il vero problema della sanità pubblica italiana sono gli sprechi di risorse: per ‘spreco’, però, non deve intendersi l’eccesso di prestazioni mediche – le quali, invece, a lungo termine, fanno risparmiare perché la prevenzione conviene anche ‘economicamente’ oltre che ‘socialmente’ – ma il classico sistema di clientele e corruzioni, per cui, diventate aziende, le ASL mal gestite (vedi il caso di Napoli) sperperano soldi per favorire l’azienda del marito o dell’amico, acquistando prodotti sanitari a prezzi raddoppiati o, a volte, triplicati.

Una gestione razionale dei fondi potrebbe sicuramente limitare il collasso. Ma ci sono anche questioni sistemiche.

Modello Francese

Il modello francese, ad esempio, presenta una sanità pubblica pienamente funzionante e con spese davvero ridotte per l’utente: se ad essa si affianca poi una sanità integrativa, che il lavoratore paga di tasca sua, allora la prestazione è pressoché gratuita. Ecco, in sintesi, con le parole di Serdar Dalkilic, medico francese (nonché vicepresidente della Federazione europea dei medici salariati), come funziona:

«In Francia esistono casse di previdenza sociale che attraverso quote trattenute del salario finanziano il 75 per cento della spesa sanitaria nazionale, mentre l’11 per cento è sostenuto attraverso la spesa privata. La previdenza sociale francese ha un budget complessivo di 624 miliardi di euro, pari ad un terzo del Pil. Una vera e propria macchina da guerra, che copre anche le spese per le pensioni, i sussidi di disoccupazione, e per i migranti irregolari. Per la sanità si spendono il costo pro capite della sanità è pari a 4mila dollari».

Modello tedesco

Il modello tedesco è molto simile: anche in Germania, infatti, esiste un secondo pilastro integrativo che permette ai meno abbienti l’accesso alle cure, mentre coloro che possono permetterselo pagano in più; ma i contributi per le assicurazioni vengono pagati sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, contenendo comunque le spese per il cittadino.

Insomma, l’Italia, che sulla carta ha una delle migliori sanità pubbliche, rischia di divenire il paese con le maggiori ingiustizie sociali, senza contare che minore accesso alle cure preventive significa maggiore spesa in prospettiva, quando la malattia scoppia (non prevenuta) e le cure sono più salate.

Semplificando al massimo, si tratta di un sistema da un lato ingiusto e dall’altro irrazionale dal punto di vista economico.

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