Sanatoria micro cartelle esattoriali, ecco perché il condono serve

La sanatoria delle cartelle esattoriali fino a 1.000 euro d'importo è stata appena varata dal governo Meloni con la manovra di bilancio

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Sanatoria cartelle esattoriali

La manovra finanziaria del governo Meloni è composta di 136 articoli ed è stata licenziata a inizio settimana dal Consiglio dei ministri. Diventerà legge dopo l’approvazione del Parlamento e la firma del Presidente della Repubblica. Tra le numerose misure previste, vi è la sanatoria per le cartelle esattoriali d’importo per singolo ruolo fino a 1.000 euro inviate entro il 2015. Le indiscrezioni della vigilia puntavano su un condono più vasto, ma alla fine l’esecutivo ha dovuto mediare tra diversi ragionamenti in seno alla maggioranza. Le cartelle sopra 1.000 euro resteranno da pagare per intero, ma potranno essere rateizzate fino a un massimo di 5 anni e applicando un tasso d’interesse del 5% al posto di interessi e sanzioni.

Non esattamente la rivoluzione immaginata fino a lunedì mattina, ma qualcosa cambierà. Stando ai numeri snocciolati da Enrico Zanetti, già vice-ministro dell’Economia, le cartelle esattoriali fino a 1.000 euro per singolo ruolo incidevano alla fine del 2020 per il 78% delle 220 milioni di pratiche nel magazzino dell’Agenzia delle Entrate.

Ciononostante, incidevano per appena il 5,6% dell’importo complessivo da riscuotere, che allora ammontava a quasi 987 miliardi. Attualmente, la riscossione riguarderebbe un importo lievitato a 1.132 miliardi.

Dunque, la sanatoria cancella crediti dello stato solamente teorici e che da troppi anni ingolfano la macchina del Fisco. Ai suoi funzionari, infatti, è fatto obbligo di seguire una pratica di 100 euro con la stessa attenzione da dedicare a una da 100.000 euro. Le cartelle esattoriali sopra tale somma ammontano a meno di 1 milione, cioè meno dello 0,5% del totale. Tuttavia, equivalgono al 63% delle somme da riscuotere, qualcosa come oltre 620 miliardi al 30 giugno 2020. Verosimile che tale valore sia ulteriormente lievitato negli ultimi due anni.

Sanatoria cartelle esattoriali bene per Fisco

Immaginate di dovere racimolare una somma di 1.000 euro e di possedere nel vostro maxi-salvadanaio migliaia di pezzi da 1 centesimo e decine di banconote da 50 e 100 euro.

Da dove iniziereste? Ebbene, l’Agenzia delle Entrate spende quasi tutto il suo tempo per cercare di riscuotere le monetine in rame, anziché dedicarsi alle banconote di grosso taglio. Lo fa perché questo richiede la legge. E dire che dopo il decreto “rottamazione-ter” del 2018 il suo magazzino si era svuotato di appena 32,2 miliardi di euro, ma a fronte di -123 milioni di partite di ruolo, il 40% del totale di allora.

La sanatoria spaventa tutti i governi che nei decenni l’hanno ipotizzata e magari varata. Essere accusati di salvare gli evasori fiscali non è né bello, né popolare. Con il risultato che nessun governo ha provveduto a mettere in pratica una soluzione definitiva al problema. La cancellazione delle micro cartelle esattoriali è un grande passo nella giusta direzione, ma da solo non basta. Come disse la stessa premier Giorgia Meloni in occasione del voto di fiducia in Parlamento, occorre che i risultati dell’Agenzia siano commisurati rispetto al riscosso e non all’accertato.

Dedicare lo stesso tempo a tutte le pratiche, indifferentemente dagli importi evasi accertati, risulta deleterio. Se hai una pratica da 1 milione di euro e mille da 1.000 euro ciascuna, è evidente che buttarsi sulle mille richiederà molto più tempo e verosimilmente porterà a risultati molto minori e a costi maggiori di riscossione. In effetti, la sanatoria del governo aiuta i conti dello stesso Fisco, perché riduce i costi e libera tempo ed energie a favore della riscossione. Con l’augurio che sia presto accompagnata da nuovi meccanismi per incentivare il raggiungimento dei risultati. Che i funzionari si occupino di più delle scatole cinesi a copertura di tante società fantasma che evadono le imposte, anziché fossilizzarsi sugli errori materiali e le sotto-dichiarazioni dell’artigiano o del barbiere.

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