Nazionalizzazione banche, sanatoria fiscale e crisi euro: parola a Paolo Cardenà

Intervista a Paolo Cardenà sulla situazione economico-finanziaria attuale dell'Italia. Tra elezioni anticipate, stravolgimenti geo-politici e nuovo asse franco-tedesco, vediamo cosa pensa uno dei più popolari blogger economici italiani.

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Giuseppe Timpone

Intervista a Paolo Cardenà

Torniamo a intervistare con molto piacere Paolo Cardenà, Private Banker, consulente finanziario e uno dei più popolari blogger di economia e finanza in Italia, a cui fa capo il sito vincitorievinti.com, il cui successo si deve sia all’accuratezza delle analisi, sia anche a un linguaggio e contenuti schietti. Stavolta, le domande vertono sul rischio Italia in vista delle elezioni politiche e sulla nuova geo-politica mondiale.

Le elezioni politiche si avvicinano, anticipate o meno. Non siamo più certi, come nelle settimane scorse, che si voti con un proporzionale alla tedesca in salsa italiana, ma intanto i mercati hanno iniziato a innervosirsi sul possibile rischio di instabilità o anche di una maggioranza euro-scettica. Secondo Lei, cosa dovremmo temere sul piano finanziario?

In realtà per capire cosa potrebbe accadere sui mercati, sarebbe opportuno partire proprio dal modello di legge elettorale che stava nascendo. Come sappiamo, nei giorni scorsi la legge è stata affondata alla camera, ma ciò non toglie che nelle prossime settimane, proprio dalle ceneri della riforma elettorale, possa rinascere qualcosa di molto simile. Magari con un accordo più ristretto, circoscritto al Partito Democratico e a Forza Italia. La legge elettorale in gestazione rispondeva all’esigenza di raggiungere un duplice obiettivo: il primo evitare che il Movimento 5 Stelle avesse avuto la possibilità di diventare forza di governo; il secondo evitare che il Pd (in caso di vittoria) assumesse a sé tutta la responsabilità delle scelte di governo impopolari nei prossimi anni.

Da queste esigenze sarebbe dovuta nascere una legge elettorale idonea ad arginare, quanto più possibile, il movimento di Grillo e quindi una legge che alla fine non avrebbe consegnato una maggioranza assoluta. In altre parole, qualsiasi partito avesse ottenuto al maggioranza relativa, avrebbe dovuto comunque fare accordi con altre forze politiche. In questo senso, data la peculiare connotazione del Movimento 5 Stelle (non incline a fare accordi), nel caso avesse ottenuto la maggioranza relativa, non avrebbe potuto governare in mancanza di accordi.

Dall’altra parte, nel caso in cui la maggioranza relativa fosse stata ottenuta dal Pd, avrebbe implicato comunque degli accordi di governo con altre forze politiche (Forza Italia) al fine di dar vita ad un esecutivo in grado di governare. Anche se negli ultimi anni si è assistito ad una deriva verso destra delle politiche del Pd, ritengo che un’alleanza di governo con Forza Italia sarebbe frutto di una serie di compromessi stringenti potenzialmente in grado di depotenziare l’azione dell’esecutivo nascente.

Da qui la preoccupazione dei mercati, timorosi di un governo con deboli capacità riformatrici, nonostante la fragilità dei conti pubblici, l’alto indebitamento e le deboli prospettive di crescita. Infatti, tali timori, negli ultimi giorni, si sono tradotti in un allargamento dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi, proprio a riflettere la nascente preoccupazione derivante dal quadro politico appena descritto. (Leggi anche: Mercati euforici per elezioni meno vicine, ma ecco perché sbagliano)

E’ ormai assodato che il PD voglia andare alle urne prima del varo della legge di Stabilità, la quale dovrà affrontare il nodo delle clausole di salvaguardia. A Suo avviso, come finirà? L’Europa ci farà uno sconto? E chi concretamente metterà mano alla manovra?

Le clausole di salvaguardia valgono circa 20 miliardi di euro. Il Pd non può permettersi di presentarsi davanti agli elettori a solo 3 mesi di distanza dall’approvazione di un’altra manovra di bilancio che rischia di essere un vero e proprio salasso (c’è il rischio che venga aumentata l’Iva e non solo). Anche perché ciò amplificherebbe la possibilità di affidare al Movimento 5 Stelle il governo del paese (con i limiti di cui al punto precedente). Quanto appena affermato spiega ampiamente l’intenzione di Renzi di voler tornare alle urne in autunno (quindi prima della manovra di bilancio 2018), e la rapidità con la quale il Pd si è diretto verso le primarie e poi verso l’assemblea nazionale che lo ha nominato segretario del partito, conferma questa ipotesi.

Se tutto il ragionamento dovesse risultare corretto (non lo so, lo vedremo) il nuovo governo (verosimilmente Pd con qualche alleanza), che a quel punto avrebbe davanti a sé 5 anni di legislatura, dovrebbe varare la manovra robusta di cui ho detto sopra.

Per dirla in altri termini: prima si va al voto e dopo si tassa. Ma credo che se non fosse possibile andare al voto in autunno, l’evoluzione del quadro politico in Italia dipenderà anche dalla “clemenza” della Ue che, al fine di evitare di contribuire al deterioramento del consenso politico che potrebbe favorire l’avanzata di composizioni politiche “ostili”, potrebbe differire in avanti parte della manovra necessaria a disinnescare le clausole di salvaguardia, alleggerendo l’aggiustamento fiscale nell’anno in corso. Non è un caso che il Ministro Padoan, nei giorni scorsi, si sia attivato per chiedere di differire 9 miliardi di euro. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia un cappio al collo dei contribuenti italiani)

Fine 1° parte. Vai a pagina 2

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