Salvini sfida l’Europa con un piano fiscale da 50 miliardi, tensione spread sui mercati

Flat tax e stop all'aumento dell'IVA. Matteo Salvini sfida l'Europa con un piano fiscale "shock", teso a rilanciare la crescita. Lo spread schizza a 290 punti e i commissari europei sono pronti a sanzionarci per debito eccessivo.

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Flat tax e stop all'aumento dell'IVA. Matteo Salvini sfida l'Europa con un piano fiscale

Matteo Salvini cerca di capitalizzare il consenso notevole incassato alle elezioni europee di domenica scorsa, quando la Lega ha ottenuto il 34,3% dei voti. Può e deve approfittare dell’indebolimento del Movimento 5 Stelle, che ha dimezzato le percentuali delle politiche di appena un anno e tre mesi fa, prendendo solo il 17%. Con un Luigi Di Maio disorientato e persino oggetto di pressione di parte dei suoi per dimettersi, ieri il vicepremier e ministro dell’Interno ha annunciato che presenterà al prossimo Consiglio dei ministri un piano fiscale, uno “shock” da 30 miliardi di euro, con l’introduzione della “flat tax” sui redditi fino a 50.000 euro.

Non sono noti i dettagli dell’intervento che proporrà Salvini, il quale ha promesso essere già documentato parola per parola.

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Considerando che dovranno trovarsi oltre 20 miliardi solamente per disattivare le clausole di salvaguardia, le quali dall’anno prossimo farebbero lievitare l’IVA fino al 24,9% per l’aliquota più alta e al 13% per quella intermedia, il piano fiscale assumerebbe i connotati monstre di un’operazione da 50 miliardi. Dove prendere questi soldi? I mercati finanziari se lo chiedono da lunedì pomeriggio, quando si è sparsa la voce che la Commissione europea potrebbe avviare la procedura d’infrazione contro l’Italia per debito eccessivo il 5 giugno prossimo, data prevista per le raccomandazioni sui conti pubblici.

Spread e tensioni politiche in UE

Di sicuro, sappiamo che entro oggi o al più tardi venerdì, il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, farà recapitare al governo una lettera per chiedergli spiegazioni sui “fattori rilevanti” che hanno deviato i nostri conti pubblici dello 0,7%, rispetto all’accordo di tagliare il deficit strutturale dello 0,3% del pil. Il francese si mostra intenzionato ad evitare la sanzione contro uno stato membro, peraltro un inedito nella storia europea, anche se ha avvertito che non saranno tollerate trasgressioni significative e permanenti dalle regole fiscali.

Lo spread BTp-Bund a 10 anni è schizzato fino ai 290 punti base nel corso delle ultime due sedute, chiudendo ieri a 284, ai massimi da inizio febbraio.

I rendimenti decennali italiani si sono portati al 2,69%, praticamente accorciando le distanze rispetto ai bond omologhi della Grecia a meno di 50 punti (0,50%), complice il tracollo dei rendimenti ellenici sulle elezioni anticipate indette dal governo Tsipras dopo la sconfitta incassata da SYRIZA alle europee. Sul piano politico, Salvini non può fare altrimenti. Il suo consenso elevato deve tradursi in atti anche sui temi dell’economia, non potendosi limitare alla voce immigrazione. I 5 Stelle non potranno tirare la corda nel contrapporsi alle sue richieste, a meno di mettere in conto seriamente la caduta del governo ed elezioni anticipate potenzialmente rovinose per il loro futuro politico, qualunque fosse l’esito.

Il vicepremier leghista sfida apertamente l’Europa invocando la crescita e l’Europa si mostra oggi più divisa che mai sull’elezione delle nuove alte cariche istituzionali comunitarie, tra tutte la presidenza della Commissione UE, che vede la Germania difendere senza ormai troppa convinzione il candidato del PPE, Manfred Weber, e la Francia a segnalare il suo appoggio alla liberale Margrethe Vestager. L’Italia sembra fuori dai giochi per ragioni squisitamente politiche, dato che i “sovranisti” al governo e vincitori delle elezioni nel nostro Paese non hanno possibilità di incidere sui processi decisionali, almeno non direttamente.

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Non conviene né a Roma e né a Bruxelles che saltino del tutto i ponti di collegamento tra le due capitali. L’Italia ha bisogno sia di avere conti pubblici ordinati, sia di tornare a crescere dopo quasi 30 anni di stagnazione. Le due cose si reggono reciprocamente. Aldilà dei tatticismi consumati, i commissari e i tedeschi che stanno loro dietro dovranno rendersi conto che senza crescita, l’Italia non abbatterà mai il suo alto rapporto tra debito pubblico e pil solo per mezzo dell’austerità fiscale. E per crescere dovranno sì essere varate quelle riforme a costo zero sollecitate da troppi anni dall’Europa (abbattimento della burocrazia sopra ogni cosa), ma serve uno shock fiscale serio e d’impatto, come la “flat tax”, per rilanciare investimenti, consumi e produzione.

Il problema è che il taglio delle tasse non si dovrebbe mai attuare in deficit. D’altra parte, i tagli alla spesa pubblica necessari per coprirlo richiederebbero anni per dispiegare del tutto i loro effetti, perché è impensabile che, ad esempio, si riesca in un solo batter di ciglio a trovare 30 o 50 miliardi dal dimagrimento della Pubblica Amministrazione. Nessuno in Europa lo ha fatto e lo farà mai. Dunque, serve un compromesso ragionevole tra le due giuste istanze di crescita e di consolidamento fiscale. Ma ai commissari interessa davvero arrivare a ciò o prevarrà la voglia di “vendicarsi” dell’Italia per punire la Lega di Salvini? Se questa seconda opzione maturasse seriamente, a rischio non vi sarebbe tanto il Carroccio, quanto la permanenza dell’Italia nell’euro. Questo sembrano averlo capito i mercati, meno a Bruxelles. Ed è la ragione principale per cui lo spread è tornato a salire vertiginosamente.

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