Salvini ora all’incasso: flat tax, sblocca-cantieri (TAV) e autonomia sul tavolo di Conte

Tasse, investimenti pubblici e autonomia saranno i temi su cui Matteo Salvini da oggi dovrà fornire risposte concrete e veloci dopo la vittoria straordinaria alle elezioni europee.

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Tasse, investimenti pubblici e autonomia saranno i temi su cui Matteo Salvini da oggi dovrà fornire risposte concrete e veloci dopo la vittoria straordinaria alle elezioni europee.

Matteo Salvini è il nuovo leader della maggioranza di governo. Lo hanno sancito definitivamente i risultati delle elezioni europee di ieri, che assegnano alla sua Lega il 34,3% contro il 17% del Movimento 5 Stelle. I rapporti di forza tra i due partiti si sono esattamente capovolti ad appena un anno dalla nascita dell’esecutivo “giallo-verde”. Ora, però, questi consensi dovranno tradursi in azioni concrete.

E nonostante la popolarità delle iniziative sull’immigrazione, il ministro dell’Interno non potrà rimanere solo quello dei porti chiusi. E già nei prossimi giorni ci sarà da fare i conti con la lettera che l’Unione Europea invierà all’Italia sui conti pubblici, a rischio di procedura d’infrazione per debito eccessivo.

Il trionfo della Lega di Salvini, precipitano i 5 Stelle e risorge il PD

A Roma, esistono diverse esigenze sull’economia, un capitolo dell’accordo di governo sottoscritto un anno fa, ad oggi quasi del tutto lasciato da Salvini all’alleato Luigi Di Maio. Invece, proprio l’economia sarà il terreno su cui l’elettorato leghista, da nord a sud, pretenderà da oggi stesso risposte concrete, veloci ed efficaci. Il taglio delle tasse, non c’è bisogno di dirlo, rappresenta il primo punto all’ordine del giorno che Salvini porrà al Consiglio dei ministri, quello che si sarebbe dovuto tenere nei giorni scorsi e che è stato rinviato volutamente dal premier Giuseppe Conte nel tentativo quasi patetico dei grillini di fare uno sgambetto alla Lega prima del voto. Abbiamo visto chi ha inciampato.

Flat tax, cantieri pubblici e autonomia

La “flat tax” al 15%, così com’era stata presentata alle politiche dello scorso anno, costerebbe quasi 60 miliardi di euro all’impatto e non sarebbe una misura sostenibile, almeno non tutta subito e nel bel mezzo della necessità di reperire almeno 23 miliardi per disattivare le clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’IVA. Si fa avanti l’idea, allora, di tassare al 15% i soli aumenti retributivi, un po’ come da tempo chiede Fratelli d’Italia dalle file dell’opposizione, così come di assorbire il bonus degli 80 euro nel taglio delle tasse.

Qui, la soluzione dovrà essere al contempo convincente e positiva per tutti i contribuenti attualmente percettori del bonus Renzi, altrimenti il rischio per Salvini sarebbe di passare dal boom al crollo in breve tempo.

Se gli exit poll nella regione Piemonte verranno confermati dai dati reali dello scrutinio nelle prossime ore, la Lega avrà ricevuto un’altra investitura piuttosto chiara dal nord laborioso: sbloccare i cantieri pubblici, tra cui quelli della TAV, l’Alta Velocità tra Torino e Lione. Non è più sopportabile un ministro alle Infrastrutture come Danilo Toninelli, peraltro un veneto, che risponde alle richieste diffuse di ammodernare la rete dei trasporti con un incredibile “ma chi se ne frega di andare a Lione?”. Piaccia o meno a Di Maio & Co, i lavori per la TAV dovranno sbloccarsi, così come per le altre opere principali, il cui stop ha contribuito nei trimestri passati a deprimere la crescita del pil.

Infine, l’autonomia di Lombardia e Veneto. Contrariamente a quanto si propina da anni all’opinione pubblica, le due ricche regioni del nord non chiedono di trattenere più soldi dalle entrate fiscali, o meglio, invocano che maggiori entrate rimangano nei rispettivi territori, ma a fronte di un aumento delle competenze. In altre parole, lo stato trasferirebbe a Milano e Venezia la gestione di alcuni servizi, di pari passo alle relative entrate. Dunque, Roma non perderebbe un centesimo e l’idea, quindi, che l’autonomia divida l’Italia o costituisca un rischio per l’unità nazionale appare incomprensibile.

Lombardia e Veneto, questione da oltre 70 miliardi all’anno

I grillini non hanno scelta

Il Movimento 5 Stelle e Conte avranno dinnanzi a loro due scelte: accontentare le richieste della Lega o rischiare la caduta del governo. In questa seconda ipotesi, i grillini non avrebbero più alcuna certezza né di arrivare primi, né di eventualmente potersi alleare con il PD da una posizione negoziale di forza, per cui meglio sarebbe per loro non tirare troppo la corda.

Inutile dire che non possiamo permetterci di rispondere semplicemente picche a Bruxelles sul deficit. Il governo dovrà, al contrario, rassicurare sulla tenuta dei conti pubblici con un piano di stimolo della crescita, la grande assente in questo primo anno di Conte a Palazzo Chigi.

Oltre tutto, una misura così assistenziale come il reddito di cittadinanza non ha fruttato un solo voto all’M5S, anche se non sembra possibile politicamente metterla in discussione da qui a breve, trattandosi di un intervento irrinunciabile per Di Maio e tutto il suo partito. Ma adesso la linea leghista dovrà avere la meglio sui temi dell’economia, perché è su questo che i grillini hanno dilapidato gran parte dei consensi in pochi mesi. Non sembrano attrezzati nemmeno sul piano culturale per amministrare una Nazione tra le sette grandi della Terra e hanno bloccato investimenti pubblici già finanziati, opponendo una politica dei “no” senza offrire alternative di crescita, semmai solo assistenziali. E per Salvini il tempo di passare ai fatti è arrivato.

Flat tax con salario minimo? Proposta indecente di Di Maio a Salvini

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