Salvini e il volo di stato “fake”, così il PD si suicida per odio cieco verso il “nemico”

Il PD scade in un'opposizione sguaiata senza prospettive. La polemica-boomerang sul presunto volo di stato di Matteo Salvini dimostra che a sinistra c'è il vuoto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il PD scade in un'opposizione sguaiata senza prospettive. La polemica-boomerang sul presunto volo di stato di Matteo Salvini dimostra che a sinistra c'è il vuoto.

Il ministro dell’Interno e vice-premier Matteo Salvini si è recato a Mosca domenica per seguire la finale dei Mondiali di Russia 2018, disputata tra Francia e Croazia. Lo ha fatto con un volo di stato? E’ il solito chiacchierone, che ebbe a ridire lo stesso sull’allora premier Matteo Renzi per la finale della Us Open nel 2015? Così, il parlamentare del PD, Michele Anzaldi, chiedeva pubblicamente l’altro ieri al leader leghista di rendere conto di come avrebbe sperperato i denari dei contribuenti italiani per andare a vedere una partita di calcio, alla quale nemmeno partecipava l’Italia. Senonché, lo stesso Salvini spegneva la polemica-boomerang per i dem, pubblicando la foto del biglietto aereo acquistato per partecipare all’evento su invito della FIFA, insomma un normale volo di linea.

Come Salvini e Di Maio vogliono eliminare il PD, partendo dalla Basilicata

L’episodio svela i nervi tesi al Nazareno, dove prevale l’ansia di cogliere l’avversario in fallo per sbattergli in faccia un cartellino giallo, meglio se rosso diretto. Da cosa deriva quest’ansia? I consensi per il PD non aumentano. I sondaggi sembrano descrivere un encefalogramma piatto, segnalando come a votare per l’ex (?) partito renziano sarebbe qualcosa come non più del 19% degli italiani. E mentre le settimane passano, sul fronte mediatico non c’è stata una sola occasione che abbia consentito ai dem di recuperare. Sul tema migranti, vanno controvento, così come la polemica sui contratti a termine, se di per sé fondata, non può certo premiare l’area di centro-sinistra. Insomma, Maurizio Martina non riesce a trovare gli spazi giusti per fare opposizione al governo giallo-verde di Giuseppe Conte e per questo cerca di buttarla in caciara, imitando grossolanamente il Movimento 5 Stelle della scorsa legislatura, quando dai banchi dell’opposizione parlamentare faceva le pulci al governo PD.

Ciliegina sulla torta? La lotta mediatica senza quartiere al taglio delle pensioni d’oro degli ex parlamentari, spesso erroneamente aggettivati come “vitalizi”. Può mai seriamente un’opposizione tentare di risalire la china difendendo assurdità come il percepimento di assegni medio-alti non giustificati dai contributi versati, quando dagli stessi banchi del PD si osteggia a spada tratta qualsiasi tentativo di ammorbidimento della legge Fornero? Qui, non valgono le relazioni più o meno tecniche dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri, quanto un ragionamento politico: su cosa vorrebbe cercare di recuperare i voti persi il PD? Facendo le marce pro-migranti, difendendo i contratti a termine senza causale e le pensioni d’oro? Davvero non capisce che il 60% di consenso per Lega e 5 Stelle insieme sia anche conseguenza di una fuga dell’elettorato da un partito-sistema, che sembra incapace anche solo minimamente di ripensare sé stesso?

Il PD non ha nulla da proporre

Ed ecco che il tentativo di puntare sulla politica “dello scontrino”, già molto criticabile quando ad adottarla fosse l’M5S, si caratterizza per il senso del ridicolo che genera nell’elettorato, provenendo da un partito – il PD – che certo non si è distinto per governi che abbiano reso granché conto al cittadino di come abbiano impiegato i denari pubblici. Se anche Salvini avesse usato un aereo di stato per volare a Mosca, non avrebbe perso un solo voto, semplicemente perché ad essere non credibile, in questa fase, sono le opposizioni, Forza Italia compresa. Quest’ultima a sventolare vessilli liberali in economia, ammainati generalmente poche ore dopo l’insediamento al governo. Non ci ricordiamo di tagli alle tasse con le maggioranze di centro-destra, né di un idillio con l’Europa, quando oggi dai banchi azzurri si accusa l’esecutivo (Salvini!) di non essere in grado di allacciare un filo del dialogo con Bruxelles.

Il peggio per la sinistra o ciò che ne resta sta per arrivare con le nomine Rai. Il nuovo cda verrà nominato domani dal Parlamento, ovvero dalla maggioranza penta-leghista. Il direttore generale spetta al Tesoro, cioè sempre al governo, e a sua volta nominerà i direttori dei TG. Se per Forza Italia si apre uno spiraglio tra l’avere un membro del cda a sé vicino o la presidenza della Commissione di Vigilanza (si starebbe solo trattando sul nome), il PD resterebbe fuori da tutto. Non gli toccherebbe un solo rappresentante in cda e un solo dirigente sensibile alle sue ragioni. Nemmeno in Rai Tre, rete storica della sinistra italiana, un tempo PCI. La sovra-rappresentazione mediatica di cui ancora gode il PD, dunque, starebbe giungendo al termine, almeno sul fronte della TV di stato. Non che assoggettarla al proprio controllo porti voti. Ne sanno qualcosa proprio i dirigenti dem, che certo negli ultimi anni di spazi in Rai ne hanno avuti sconfinatamente. Tuttavia, il partito-sistema si reggeva e si regge tutt’ora sulla gestione del potere, il quale si sta sgretolando di mese in mese, man mano che si vota per il rinnovo anche delle amministrazioni locali, in attesa che il governo nomini i nuovi vertici di Cdp, Rai e prossimamente Inps, AgCom, Eni, Enel, Antitrust, etc.

E l’incapacità di elaborare una linea critica su basi politico-programmatiche sta facendo cadere il PD nella stessa trappola in cui cadde con l’anti-berlusconismo sterile. Con una grossolana differenza: allora, il Cav ebbe effettivamente mezza Italia contro, oggi le resistenze al governo di Lega e 5 Stelle appaiono molto, molto sbiadite e minoritarie nel Paese reale, dove sembra prevalere un più pragmatico “lasciamoli lavorare”, prendendo atto che quelli di prima, per quanto si sbraccino in queste settimane ad apparire i salvatori incompresi della patria, hanno lasciato macerie su tutti i piani. Fino a quando dal PD giungeranno attacchi sguaiati e “al lupo, al lupo” con allarmi su presunti rischi di fascismo, nazionalismo, razzismo e deriva anti-democratica, mentre da Forza Italia si coltiva ancora il sogno di rivedere il sempiterno presidente Silvio Berlusconi protagonista dall’Italia che sarà, Salvini e Luigi Di Maio possono dormire sonni tranquilli. Non saranno le sbavature sulle relazioni tecniche e il linguaggio poco forbito nelle situazioni da cerimoniale ad allontanarli dal governo.

Pensione per Boeri all’Inps, Salvini vuole cacciarlo e lo elegge segretario PD

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica, Politica italiana

I commenti sono chiusi.