Salvini da Pontida si è preso il centro-destra, tra poco anche Rai e tutto il governo

Matteo Salvini da Pontida pone le basi per la sua "Super Lega". Unico vero protagonista politico italiano, il vice-premier e ministro dell'Interno punta a scombinare le carte in Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini da Pontida pone le basi per la sua

Sarebbero state 75.000 le presenze a Pontida, al 32-esimo appuntamento annuale della Lega, il primo con il segretario Matteo Salvini al governo, nei panni di vice-premier e ministro dell’Interno, nonché leader della coalizione di centro-destra e padrone assoluto della scena politica nazionale e persino protagonista europeo. Dal palco, ha promesso ai suoi sostenitori che il Carroccio governerà “per 30 anni” e che intende dare vita a una “Lega delle leghe” in Europa. Obiettivo: presentarsi alle elezioni europee del maggio prossimo non solo come leader incontrastato del centro-destra, ma anche a capo di un’area politica competitiva davvero con le due principali famiglie partitiche a Strasburgo, ovvero i popolari del PPE e i Socialisti & Democratici.

E’ bastato guardare alla scenografia per capire come Salvini abbia di fatto fagocitato gli alleati. A prevalere è stato il blu con la scritta “Salvini premier”, un colore che soppianta il verde padano, presente ancora solo nelle camicie dei sostenitori della prima ora, accorsi ad ascoltare il loro leader in versione nazionale. Il blu in Europa richiama al conservatorismo, un’area ben più ampia di quella che sino a qualche anno fa rappresentava il partito di Alberto da Giussano. E poi, i governatori. C’erano tutti quelli eletti in quota centro-destra e ha parlato tra gli applausi anche il siciliano Nello Musumeci, che ha ribadito la necessità di un’Italia unita da nord a sud per contrastare i “padrini dell’Europa”.

Ormai, il centro-destra che si misura con il consenso è tutto allineato con il ministro leghista, con buona pace dei propositi di rilancio di Forza Italia da un Silvio Berlusconi senza bussola, senza idee e senza futuro politico. L’ex premier non è stato nemmeno citato da Salvini, che sente di non avere affatto più bisogno di mostrarsi accomodante con gli alleati, semplicemente perché ha già dalla sua i loro elettori. Gli ultimi sondaggi accreditano la Lega di un 31% abbondante. Mai nella storia repubblica si era registrata una impennata dei consensi così veloce dopo le elezioni. A farne le spese sono parzialmente anche gli alleati di governo, i grillini del Movimento 5 Stelle, praticamente azzerati dalla capacità comunicativa e dall’attivismo di Salvini.

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Le mani sulla Rai

E se Forza Italia viene ogni giorno di più svuotata di consenso e nei territori segnala un morale mai così a terra tra i dirigenti rimasti a guidare una barca semi-affondata, a tremare è pure il PD, che nonostante abbia l’indubbio vantaggio di ritrovarsi ad essere l’unica reale opposizione al governo giallo-verde, rischia di finire senza alcuna rappresentanza nelle stanze che contano. Sabato scorso è scaduto il mandato dei vertici Rai, che andranno rinnovati questo mese. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nominerà il nuovo direttore generale, che certamente non sarà l’uscente Mauro Orfeo, renziano e ben visto anche da Forza Italia. A sua volta, il nuovo dg nominerà i direttori di rete e quelli a capo dei TG. Naturale che, quindi, esso venga designato sulla base di un accordo tra Lega e 5 Stelle. La riforma voluta dal governo Renzi, poi, assegna al governo 2 nomine su 7, 2 a testa spetteranno a Camera e Senato e un’altra toccherà ai dipendenti di Viale Mazzini.

A conti fatti, 5-6 consiglieri di amministrazione faranno riferimento al governo giallo-verde, intenzionato a lasciare un solo rappresentante alle opposizioni, ma a Forza Italia e non al PD. Quest’ultimo, quindi, rimarrebbe a mani vuote, per la prima volta a bocca asciutta nella TV pubblica. La spartizione delle reti tra i partiti, infatti, non seguirà più le linee tradizionali, con Rai 3 certa per il centro-sinistra, Rai 1 filo-governativa e Rai 2 al centro-destra. Probabile, infatti, che la terza rete passi in mano ai grillini e che la prima sia retta da dirigenti vicini a entrambi i partiti della maggioranza, ma con i sondaggi di queste settimane Salvini potrebbe finire per spuntare nel complesso nomi a sé più favorevoli.

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Quanto dura il governo Conte?

La vera domanda che circola nelle redazioni dei giornali e tra le segreterie di partito è un’altra: quanto durerà il governo Conte? Più la Lega sale nei sondaggi, maggiore la tentazione di capitalizzare la crescita dei consensi. Tuttavia, andare ad elezioni anticipate oggi sarebbe un azzardo per Salvini, il quale cercherà semmai di portare a casa qualche successo sul fronte migranti e dell’economia (taglio delle tasse, riforma Fornero, etc.), passando all’incasso l’anno prossimo, alle elezioni europee, che non si esclude possano essere accorpate a quelle politiche, specie se i sondaggi continueranno a mostrarsi benevoli con la maggioranza. Dalla sua, il ministro dell’Interno ha un centro-destra praticamente morente, mentre l’M5S deve fare i conti con la concorrenza “a sinistra” del PD, che non intende fargli sconti, nonché con l’attrazione crescente della Lega verso la parte dell’elettorato grillino ex moderato, che oggi torna a guardare con favore all’area politica di provenienza e ormai deberlusconizzata.

Salvini si sta muovendo su due piani: nazionale ed europeo. Nel primo, punta a diventare l’unico leader della politica italiana e una Rai più favorevole gli consentirebbe di colmare parte di quel gap che ancora separa la pancia del Paese dai mass media tradizionali tutti ostili al nuovo corso. A Bruxelles, invece, cerca sponde per la sua “Super Lega”, ovvero quella formazione terza rispetto ai due principali schieramenti, entrambi in crisi negli ultimi anni. Per questo, stuzzica il premier ungherese Viktor Orban, euro-scettico da sempre, ma che formalmente appartiene allo stesso PPE della cancelliera Angela Merkel. Riuscisse a portarlo con sé, inizierebbe quella fase di rimodellamento delle istituzioni comunitarie, con l’Italia salviniana al centro del riposizionamento geo-politico nascente interno al Vecchio Continente. Questa è la scommessa del vice-premier: rafforzarsi in Europa per ottenere quelle concessioni che chiede per Roma, auto-alimentando il consenso per la sua leadership. In fondo, ambirebbe a strappare a Bruxelles quello che non è riuscito a Berlusconi da una parte e a Matteo Renzi dall’altra, entrambi limitati dall’appartenenza a schieramenti tradizionali, a loro volta indisponibili ad avallare stravolgimenti rispetto all’assetto politico-istituzionale attuale.

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Argomenti: Politica, Politica italiana