Salvini conquista pure l’Alto Adige e manda un messaggio in tedesco a Bruxelles e Roma

Matteo Salvini vince pure in Trentino-Alto-Adige e ormai sembra l'unico dominus della politica italiana. Un messaggio chiaro per i commissari di Bruxelles, così come agli "alleati" di Forza Italia da una parte e agli avversari del PD dall'altra.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini vince pure in Trentino-Alto-Adige e ormai sembra l'unico dominus della politica italiana. Un messaggio chiaro per i commissari di Bruxelles, così come agli

La Lega non smette di crescere nei consensi, nemmeno dopo il bombardamento mediatico subito nelle ultime settimane sulla manovra di bilancio e lo spread a oltre 300 punti. Il Carroccio in versione nazionale piace anche al Trentino-Alto-Adige, che ieri ha rinnovato i consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano e di conseguenza anche quello regionale. Il partito di Matteo Salvini ha ottenuto l’11,1% in Alto Adige dal 2,5% del 2013, quando per giunta si era presento insieme a Forza Italia. E nella città di Bolzano ha sfondato con il 28%, per cui è diventato di gran lunga il primo partito di lingua italiana. Male in tutto l’Alto Adige il PD, crollato al 3,8%, malissimo Forza Italia all’1%, praticamente raccogliendo gli stessi consensi di Casa Pound. La stessa Fratelli d’Italia arretra a un misero 1,7%. L’SVP, il partito della minoranza tedesca, che qui è maggioranza, scende ai minimi storici, ma restando sopra il 40%, ottenendo complessivamente il 41,9%.

Salvini deve uccidere il centro-destra, l’alleanza con Berlusconi è finita

E mentre lo spoglio procede a Trento, la Lega può contare al momento del 25% dei voti, attestandosi di gran forza come prima formazione e quasi annullando il resto del centro-destra, con Forza Italia e Fratelli d’Italia a portare in dote briciole al candidato Massimo Fugatti, che supera il 45% con poco più del 20% dei seggi scrutinati, distanziando il rivale del centro-sinistra Giorgio Tonini di 18 punti percentuali. E dire che qui il presidente uscente Ugo Rossi ottenne oltre il 58% nel 2013. Quanto al Movimento 5 Stelle, grosso flop in entrambe le realtà della regione a statuto speciale, anche a causa della fuoriuscita di Paul Koellensperger, che nella Provincia di Bolzano ha ottenuto da solo il 15,2%, quasi triplicando i voti del suo ex partito. Anche a Trento, il candidato presidente Filippo Degasperi si mostra debole, sotto il 10%.

Allo stato attuale, l’ipotesi per la maggiore sarebbe un’inedita alleanza tra SVP e Lega per governare la regione. Uno spostamento a destra che non è sfuggito a Repubblica, il quotidiano vicino al PD, il quale certifica in queste ore l’ennesimo messaggio euro-scettico arrivato a Bruxelles. E, in effetti, aldilà delle cifre e dei confronti con le passate amministrative, l’unico vero dato che conta è che la Lega registra il suo ennesimo boom elettorale e si accinge a fare cappotto nel nord-est, qualora riuscisse a governare la regione insieme alla SVP. In attesa che si rechino alle urne anche gli abitanti di Abruzzo e Basilicata, traspare nitido il successo di Salvini, anche ai danni degli stessi alleati di governo, i quali sembrano gli unici a pagare per qualche passo falso commesso nei panni di amministratori nazionali.

Salvini cresce a danno di tutti gli altri

E altro aspetto assai importante: scompaiono Forza Italia da un lato e in misura minore il PD dall’altro. La strategia del Cavaliere di lanciare Antonio Tajani alla guida del partito, facendogli intestare una battaglia europeista contro il “sovranismo” salviniano si sta rivelando suicida, oltre che demenziale. Il presidente dell’Europarlamento avrebbe modo di sfruttare il suo ruolo istituzionale per fungere da trait d’union tra la Lega e il PPE, in vista delle elezioni europee, mentre vorrebbe risalire la china dei consensi difendendo l’apparato di Bruxelles, inviso e per ottime ragioni alla stragrande maggioranza degli italiani. I dati del Trentino ci spiegano due cose: Salvini potrà confidare nell’auto-azzeramento degli alleati della coalizione per tendere al suo vero progetto, quello di annettere Forza Italia e Fratelli d’Italia per costruire il partito unico. Secondariamente, la sua posizione negoziale verso la UE si rafforza, perché ormai è accertato che sia l’unico detentore del consenso politico interno in questa fase.

Per quanto detto, le frizioni tra Lega e 5 Stelle non faranno che montare, anche se fino al maggio prossimo verranno con ogni probabilità tenute a bada per evitare la caduta del governo Conte. Serve a Salvini consolidare i consensi sopra il 30% e uscire dalle urne europee quale unico interlocutore italiano di Bruxelles. A quel punto, avvalendosi del suo essere un punto di riferimento – se non il candidato alla presidenza della Commissione UE – del variegato mondo “sovranista”, si giocherà le sue carte per partecipare alla formazione del prossimo governo europeo, insieme al PPE. Ciò spiega l’atteggiamento apparentemente un po’ remissivo verso i 5 Stelle sulla manovra, il perché difenda a spada tratta una legge di Stabilità che di leghista ha ben poco, se non gli spiccioli dei tagli all’Irpef per le partite IVA e la mezza revisione della legge Fornero. Di fatto, il bottino è stato portato a casa ad oggi dai grillini con il reddito di cittadinanza, vero assillo dei commissari, che hanno posto nel mirino l’aumento strutturale della spesa assistenziale, con tutti i contraccolpi che ne derivano in termini di spread e di scontro con le istituzioni comunitarie.

Resta solo da vedere se stampa e PD riusciranno ad uscire dal vicolo cieco dell’anti-salvinismo in cui si sono cacciati e che ricorda l’anti-berlusconismo viscerale dei decenni passati, non certo foriero di fortune politiche per il centro-sinistra. Difficile che gli intellettuali alla Roberto Saviano si rassegnino all’idea che la Lega sia la prima forza partitica nazionale, ancora di più che non proseguano con la retorica dell’allarme democratico e dell’anti-fascismo, che relega la sinistra al ruolo di pura comparsa variopinta nelle corse elettorali locali e nazionali. Eppure, non c’è stata alcuna auto-critica alla nona edizione della Leopolda di questo fine settimana a Firenze, dove l’ex premier Matteo Renzi ha lanciato i suoi comitati civici contro l’Italia “dell’ignoranza”, praticamente confermando quanto non sia e non sarà mai in grado di capire le ragioni che lo hanno portato in breve tempo a passare dal 40% delle europee al 18% delle politiche, trafitto nel frattempo dal referendum costituzionale, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto rappresentare lo strumento non tanto per cambiare l’Italia, quanto per costruire una Terza Repubblica modellata su di sé. Chissà che pure i mercati da oggi non prendano nota di chi sia l’uomo forte di Roma e magari non finiscano per apprezzarne la sua politica economica più pro-crescita e molto meno assistenziale degli alleati pentastellati al governo. In fondo, se fossero spaventati della linea grillina sull’economia, si tratterebbe forse di attendere il tempo che Salvini abbia la sufficiente convinzione di poter vincere da solo, facendo saltare il governo del cambiamento.

Sulla manovra Salvini è in credito con Di Maio, quando lo riscuoterà?

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Argomenti: Politica, Politica italiana