Salvataggio MPS per pagare i debiti opachi di pochi “amici”, ecco i numeri

Le perdite di MPS sono provocate da alcuni grossi prestiti a nomi illustri del capitalismo italiano. La nazionalizzazione serve a scaricarle sui contribuenti.

di , pubblicato il
Le perdite di MPS sono provocate da alcuni grossi prestiti a nomi illustri del capitalismo italiano. La nazionalizzazione serve a scaricarle sui contribuenti.

Mentre non sono chiari i contorni del salvataggio pubblico di MPS, ovvero se prevarrà la linea della UE sul bail-in o se il governo Gentiloni avrà un maggiore spazio di manovra per tutelare i piccoli investitori privati, i dati dell’ultima trimestrale approvata dall’istituto ci spiegano meglio la fonte della crisi. Al 30 settembre scorso, la banca più antica del mondo possedeva crediti deteriorati per 45,58 miliardi lordi, di cui 22,51 netti. Di questi, la parte più a rischio, chiamata “sofferenze”, ammontava a 28,23 miliardi lordi, di cui 10,9 miliardi netti.

Considerando che gli impieghi di MPS sono pari a 105 miliardi, questi numeri evidenziano che circa un prestito su dieci a Siena starebbe andando in fumo e non risulterebbe ancora coperto dai bilanci e ben quattro su dieci sarebbero a rischio. Parliamo di rapporti notevolmente superiori alla media nazionale, dove le sofferenze nette si aggirano intorno al 4,8% e i crediti deteriorati lordi sono inferiori al 20%. (Leggi anche: Obbligazioni MPS, nuovo scandalo a Siena sui prestiti baciati)

Prestiti a rischio di pochi clienti “amici”

Già questo aspetto ci spinge a ipotizzare che, nel migliore dei casi, la banca toscana avrebbe elargito denaro ai clienti senza criterio. La verità risultante dai numeri è persino più imbarazzante: il 70% delle insolvenze riguarda, infatti, 9.300 prestiti per un importo superiore ai 500.000 euro. Il 56,7% è legato a prestiti sopra il milione e il 32,4% sarebbe concentrato sopra i 3 milioni di euro, mentre appena il 20% sarebbe legato a prestiti inferiori ai 250.000 euro.

In altre parole, MPS sarebbe finita nel baratro non per via della crisi economica, che come sappiamo ha fatto quintuplicare in Italia il rapporto tra sofferenze e impieghi, bensì per un nucleo di debitori di “alto bordo”, ai quali erano state finanziate, in molti casi, operazioni rivelatesi sciagurate sul piano finanziario. In più, sappiamo anche che l’esplosione delle sofferenze di MPS ha coinciso con l’acquisizione di Banca Antonveneta nel 2007, madre di tutte le sciagure di Siena e operazione ancora oggi poco chiara. (Leggi anche: Crac MPS, investitori presi in giro)

 

 

 

 

I casi di sofferenze più consistenti

Tra queste, troviamo il caso Risanamento s.p.a., la società di costruzioni che avrebbe dovuto ricostruire l’area dell’ex Falck a Sesto San Giovanni, per intenderci, quella su cui si è aperta anni fa un’indagine per un presunto giro di corruzione. Risanamento è fallita nel 2011 e i suoi 3 miliardi di debito sono stati convertiti in azioni, con il risultato che MPS, tra le banche finanziatrici, si ritrova oggi in mano il 2% del capitale di questa società (dati al 31-12-2015).

Ancora peggio è andata con Sorgenia, la società termoelettrica del Gruppo De Benedetti, lo stesso a capo di L’Espresso, che edita tra l’altro Repubblica. MPS possiede oggi il 16,6% del capitale sociale, a compensazione di un debito da ben 600 milioni mai restituito e trasformato in azioni con la ristrutturazione del 2015. Altri 200 milioni di prestiti sono andati in fumo con il San Raffaele di Milano, mentre la Banca Agricola Mantovana risulta esposta per la cifra monstre di 1,6 miliardi.

L’80% delle sofferenze bancarie in Italia è verso pochi clienti

Che cosa ci spiegano queste cifre? Che un quinto dei crediti bruciati riguarda posizioni individuali inferiori ai 250.000 euro, che un altro 10% di sofferenze sarebbe legato a prestiti dall’importo unitario tra 250.000 e 500.000 euro, quasi il 14% riguarderebbe prestiti tra 500.000 e 1 milione di euro, quasi il 25% tra 1 e 3 milioni di euro e quasi un terzo prestiti sopra i 3 milioni.

Qui, non stiamo salvando con soldi pubblici una banca sprofondata a causa di famiglie e imprese clienti in preda alle difficoltà economiche di questi anni. La nazionalizzazione di MPS, ovvero il trasferimento di perdite dalla banca al contribuente, è frutto di un’opacità nelle forme di impiego dei denari dei risparmiatori, che a Siena è più lampante che mai, ma che anche per le altre banche è il vero problema della crisi di questa fase, come dimostra il fatto che intorno all’80% delle sofferenze lorde in Italia è causato dalle esposizioni verso il 10% più ricco della clientela. (Leggi anche: Sofferenze bancarie, ecco chi e dove sono i cattivi pagatori)

 

 

 

 

Socializzazione delle perdite di pochi capitalisti

Senza girarci ancora intorno, i soldi delle tasse dei contribuenti stanno servendo per pagare i debiti non restituiti di pochi grossi imprenditori italiani, i cosiddetti soliti noti, che in barba al capitalismo difeso da loro a parole a spada tratta, stanno utilizzando la scusa della nazionalizzazione per scaricare sul debito pubblico i loro fallimenti finanziari. Siamo dinnanzi a una gigantesca socializzazione delle perdite di pochi capitalisti falliti. Nulla a che vedere con il libero mercato. (Leggi anche: Sofferenze e il grande inganno ai danni dei contribuenti italiani)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,