Salvataggio MPS, ecco i numeri dell’operazione che non convincono

Il salvataggio di MPS presenta numeri dubbi. L'operazione è a rischio insuccesso e ciò avrebbe conseguenze pesanti per Siena.

di , pubblicato il
Il salvataggio di MPS presenta numeri dubbi. L'operazione è a rischio insuccesso e ciò avrebbe conseguenze pesanti per Siena.

Il salvataggio di MPS passa per l’operazione “privata”, che coinvolge anche il governo, attraverso la garanzia su gran parte delle sofferenze cedute. Lo schema a cui dovrebbero dare seguito il Fondo Atlante II e JP Morgan, oltre a diversi investitori istituzionali, è abbastanza complesso e forse anche per questo convince poco. Partiamo dalla filosofia su cui poggia: rilevare dalla banca 27,7 miliardi di crediti deteriorati lordi sui 45,3 complessivi, come richiesto dalla BCE entro il 2018.

Qui, però, l’acquisizione avverrebbe subito e al prezzo di 9,2 miliardi, ovvero al 32-33% del valore iniziale di tali crediti. Poiché ciò comporta una svalutazione del 67%, superiore a quella già effettuata da Rocca Salimbeni, bisogna colmare le perdite con un aumento di capitale da 5 miliardi.

Già questi numeri appaiono poco sostenibili. Il prezzo a cui Atlante II rileverà da MPS i crediti a rischio è quasi doppio di quello che proprio il governo Renzi assegnò un anno fa alle sofferenze delle quattro banche salvate con decreto (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti). La stessa MPS ha finora ceduto sul mercato tali crediti a un prezzo medio del 10%, ovvero tre volte in meno. Lo stesso mercato non andrebbe oltre il 20%.

Sofferenze MPS verranno strapagate?

Questo significa che Atlante II, ossia i suoi azionisti (banche, assicurazioni e Cdp) starebbero strapagando gli Npl di Siena. Se ciò è vero, come si rende questo dato compatibile con l’obiettivo prefissato di un rendimento annuo del 6%? Giuseppe Guzzetti, la mente dell’operazione di sistema e a capo di Cariplo, sostiene che il mercato starebbe sottovalutando le sofferenze bancarie italiane, in quanto si limita ad assegnarvi un prezzo per l’immediato, mentre andrebbe presa in considerazione una prospettiva di riscossione nel medio-lungo termine. Sarà, ma in era di tassi zero, che un investimento renda il 6% appare alquanto dubbio.

Altro aspetto delicato: la tranche junior, quella più a rischio, sarà caricata sugli azionisti gratuitamente per 1,6 miliardi, mentre altri 6 miliardi di tranche senior, quella dei crediti più sicuri, garantiti da immobili, sarà piazzata da MPS tra gli investitori istituzionali, avvalendosi della garanzia pubblica concessa dal Tesoro, la cosiddetta GACS.

 

 

 

Aumento capitale MPS, i numeri

Ora, pensiamo davvero che sia possibile piazzare oggi sul mercato Npl per 6 miliardi, quando nell’intero 2015 sul mercato italiano ne sono stati ceduti per un controvalore di 13 miliardi? E MPS non è l’unico istituto con la necessità di smaltire le sofferenze, tanto che si apprende che anche Banco Popolare dovrebbe farlo entro settembre per 7-800 milioni. Il rischio è che il mercato italiano sia ingolfato da un eccesso di offerta e che ciò deprima ulteriormente i prezzi, anziché farli tendere ai valori di bilancio.

Passiamo adesso all’altro punto focale dell’operazione: l’aumento di capitale. Siena richiederà al mercato 5 miliardi, dopo averne chiesti 8 negli ultimi due anni. In valore assoluto, la cifra sarebbe alla sua portata, considerando che poco più di un anno fa ha realizzato una ricapitalizzazione per il medesimo importo. Tuttavia, oggi l’istituto capitalizza in borsa meno di 800 milioni, per cui stiamo parlando di chiedere ai privati un esborso pari a 6 volte il valore attuale di borsa di MPS. Un po’ troppo, non credete? Anche perché il suo patrimonio netto è di 9,6 miliardi, per cui l’aumento varrebbe oltre la metà di esso, mostrando un rapporto superiore alla media di mercato in Italia.

Alti costi, alti rischi

Sarà un caso, ma nonostante JP Morgan e Mediobanca abbiano sottoscritto con Rocca Salimbeni un accordo di pre-underwriting, creando al contempo un consorzio di 8 banche, nessuna di queste ad oggi ha inteso garantire l’aumento, per cui si corre il rischio di un elevato inoptato, ovvero che dei 5 miliardi richiesti, ne arrivi solo una parte e che nessuna delle suddette banche ci metta quattrini propri per coprire la differenza. Vi immaginate cosa significherebbe in borsa un simile risultato negativo? Sarebbe uno shock dalle conseguenze devastanti.

Anche per evitare un collasso totale delle azioni MPS, quelle di nuova emissione dovrebbero essere prezzate a poco sconto sul Terp, un fatto che alletterebbe ancora meno i potenziali investitori.

Nel frattempo, si apprende anche che il costo dell’aumento sarà tutt’altro che irrilevante per le casse di Siena: il consorzio bancario ha chiesto commissioni pari al 4-4,5% dell’aumento varato, che nel caso dei 5 miliardi sarebbe pari a 200-225 milioni. A questi si sommano gli interessi sul prestito-ponte da 6 miliardi, che JP Morgan concederebbe per il lancio della “bad bank”, quella che dovrà sobbarcarsi il peso delle sofferenze. In tutto, MPS dovrebbe sborsare circa mezzo miliardo, che equivale al 60% del suo valore in borsa.

 

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,