Salvataggio Alitalia, tanti i pretendenti (tra cui Benetton) e nessun piano industriale

La famiglia Benetton decide oggi se entrare in Alitalia con un'offerta da 300 milioni. Il piano industriale, però, ancora non c'è, nonostante lo stato abbia già fissato a oltre il 50% la sua quota nella newco.

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La famiglia Benetton decide oggi se entrare in Alitalia con un'offerta da 300 milioni. Il piano industriale, però, ancora non c'è, nonostante lo stato abbia già fissato a oltre il 50% la sua quota nella newco.

Atlantia riunisce oggi il consiglio di amministrazione per formalizzare quasi certamente una manifestazione d’interesse per Alitalia, attraverso l’offerta di entrare nel capitale della newco con 300 milioni, pari a una quota del 35-40%. Sarebbe la terza volta in 10 anni per la holding della famiglia Benetton, avendo già partecipato alle due precedenti ricapitalizzazioni in favore della compagnia aerea. I paletti sarebbero due: presentazione di un piano industriale serio e ingresso di uno tra Carlo Toto e German Efromovich, quest’ultimo a capo della compagnia colombiana Avianca.

Si va componendo il fragile puzzle del nuovo possibile azionariato, che vedrà lo stato detenere una quota di maggioranza (sopra il 50%), attraverso il Tesoro e Ferrovie dello stato, rispettivamente con il 15% e il 35%. A seguire, Delta Airlines entrerebbe con un altro circa 10-15% e la restante quota del 35-40% andrebbe così ad Atlantia, già a capo di Aeroporti di Roma.

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Anche Claudio Lotito, patron della Lazio, vorrebbe fare parte della nuova compagine, ma da Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo, è arrivato l’invito a esibire garanzie finanziarie, un fatto che segnalerebbe l’ostilità dell’esecutivo al suo ingresso. Ad ogni modo, dopo 800 giorni di commissariamento, i nomi dei futuri papabili azionisti della compagnia non mancherebbero. E’ il piano industriale che continuerebbe a non esserci. Alitalia perde ogni giorno la bellezza di 1 milione e 150 mila euro di media. E non prendetevela con il personale, perché gli stipendi incidono per meno di un quinto dei ricavi.

I dubbi sul salvataggio pubblico

Il salvataggio ad opera del ticket pubblico-privato funzionerà? L’idea di integrare i servizi ferroviari con quelli aerei in sé non sarebbe malvagia, ma evidenzia rischi a carico dei viaggiatori italiani, perché Trenitalia e Alitalia fanno insieme il 70% del mercato nella tratta Roma-Milano, la più remunerativa nel Bel Paese. Supererà le obiezioni possibili dell’Antitrust? E si rivelerà l’ennesimo regalo di stato alla compagnia per sostenerla contro forme di concorrenza? E che ne sarà del prestito-ponte da 900 milioni, che genera oltre tutto interessi passivi del 10% all’anno, cioè di 90 milioni? Se non venisse rimborsato, e pure in fretta, la Commissione europea aprirebbe una procedura contro il governo per “aiuto di stato”.

E tale sarebbe un prestito, teoricamente erogato nel 2017 per ragioni d’urgenza e che a due anni e tre mesi dal commissariamento non si sa nemmeno quando e come verrà restituito.

In mezzo a tanti numeri da fare tremare i polsi, vi sono i dati positivi di giugno, con traffico passeggeri in crescita del 2,2% su base annua, con i ricavi a +4,4%. A trainare sono stati i passeggeri delle tratte a lungo raggio (+4,7%), che hanno oltrepassato le 277.000 unità, record dal 2009. E così, i ricavi hanno superato i 126 milioni, salendo ai massimo dall’agosto scorso. Numeri, che ci spiegano come Alitalia avrebbe ottime potenzialità, a patto di individuare la politica aziendale giusta per rilanciarla, ovvero puntando sul lungo raggio, da dove la compagnia si è ritirata ben prima della privatizzazione, di fatto suicidandosi.

Esiste un piano che vada in questa direzione o l’unica soluzione immaginata passa sempre e comunque per la riduzione della già piccola compagnia sul piano dei dipendenti, delle rotte offerte e dei velivoli impiegati? Se la nuova Alitalia dovrà essere semplicemente un vettore domestico, almeno che si concentri sulle tratte interne e offra un servizio adeguato su tutto il territorio e a prezzi competitivi. Ma se il rilancio dovrà passare per i cieli esteri, non si può pensare di smantellare tutto e di pensare che gli esuberi siano l’unica soluzione magica. Perché a zero dipendenti, il costo del personale sarebbe nullo, ma anche i ricavi.

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