Salvare la UE con l’euro per tutti? Ecco la strategia di Bruxelles per evitare altre exit

La UE vuole estendere l'euro a tutti gli stati membri, ma alcuni governi non ci stanno. Quale strategia c'è dietro?

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La UE vuole estendere l'euro a tutti gli stati membri, ma alcuni governi non ci stanno. Quale strategia c'è dietro?

Il discorso del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sullo Stato dell’Unione di ieri si è distinto per lo slancio con il quale l’ex premier lussemburghese ha voluto instillare fiducia sul futuro della UE, che spiega “non è la Brexit”. Abbiamo dato conto già ieri dell’avvertimento lanciato alla Cina sulla difesa degli assets strategici nazionali contro le scalate straniere, ma il cuore del discorso è stato un altro e ha riguardato le fondamenta su cui poggerà nei prossimi anni e decenni l’Europa.

Juncker ha immaginato per il dopo 2019, quando scadrà il suo mandato, una UE in cui tutti gli stati membri abbiano l’euro come moneta nazionale.

Già nei mesi scorsa era circolata una bozza di proposta dei commissari a Bruxelles, in cui sarebbe comparso l’obbligo per tutti gli stati membri della UE di adottare l’euro entro il 2025. Tale schema era stato smentito dalla stessa Commissione, ma da ieri è tornato ad essere credibile, anzi uno degli scenari su cui lo stesso Juncker ha impostato il suo discorso ufficiale più importante dell’anno. (Leggi anche: Juncker imita Trump e avverte la Cina)

Passare dalle parole ai fatti sarà arduo, tuttavia. Reazioni contrarie o almeno scettiche sono arrivate da varie cancellerie. Immancabile la presa di posizione di Varsavia, dove la destra euro-scettica al governo di PiS ha fatto presente come non si potrebbero centralizzare ancora più poteri nella UE, se non prima non saranno stati risolti i vari problemi irrisolti del continente.

Perplessa anche l’Eurozona

Ma anche dal cuore dell’Europa sono partite critiche. Da Vienna, il cancelliere socialdemocratico Christian Kern e il ministro degli Esteri conservatore Sebastian Kurz hanno espresso perplessità sul progetto, con il primo ad evidenziare come non abbia senso, quando ancora non si è riusciti a risolvere i problemi dell’unione monetaria, come dimostra il caso della Grecia. Lo stesso ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, nell’avallare in toto il discorso di Juncker, ha voluto precisare che per entrare nell’Eurozona sarebbe necessario rispettare le condizioni previste dal Trattato.

Che il presidente della Commissione si sia fatto prendere la mano? Può darsi, ma il suo progetto avrebbe una base logica. Ricordiamoci che questo è stato il primo discorso ufficiale dopo l’apertura delle trattative sulla Brexit e che Juncker aveva l’esigenza di offrire una visione “forte” sul futuro della UE, che mai come in questi mesi è stato messo in seria discussione. Ora, si potrebbe pensare che allargare i confini dell’Eurozona, quando non si sa nemmeno se resisteranno alle intemperie geopolitiche e finanziarie sia l’euro che la UE, sia un controsenso. E, invece, non è così.

Avete presente quant’è accaduto in Grecia negli ultimi 7 anni? L’economia è tracollata, la disoccupazione esplosa, il debito pubblico è stato ristrutturato per la quota in mano ai creditori privati e viene tenuto sostenibile solo grazie a 3 bailouts della Troika (UE, BCE e FMI). Nonostante il governo sia in mano alla sinistra anti-austerity di Syriza e nel paese siano maggioritari i consensi per formazioni euro-scettiche, Atene è rimasta nell’Eurozona, consapevole che un’alternativa meno dolorosa per essa non vi sarebbe. (Leggi anche: Euro più debole con l’ingresso degli stati dell’est?)

Che strategia c’è dietro?

Il caso Grecia ha dimostrato una cosa: non importa se la moneta unica sia o meno causa della crisi o se rappresenti un cappio al collo per l’economia di uno o più stati; l’unica certezza è che essa rende molto, molto meno probabile per un governo ipotizzare di seguire Londra sulla via dell’addio alla UE. Se già il Regno Unito incontra una miriade di difficoltà tecniche nel realizzare la Brexit, figuriamoci un paese che appartenesse anche all’unione monetaria. Uscire dalla UE sarebbe non difficile, pressoché impossibile.

E allora, l’euro per tutti diventa la strategia con la quale Bruxelles ritiene di potere imbrigliare gli attuali stati membri, evitando che vi siano in futuro altre “exit”, specie nell’Europa dell’est, dove Polonia e Ungheria sono diventate ultimamente sin troppo indisciplinate e rischiano di assestare un nuovo possibile colpo fatale alla UE entro i prossimi anni.

Certo, sarà assai difficile convincere danesi e svedesi ad abbandonare le rispettive corone per adottare l’euro. E lo scopo delle istituzioni comunitarie non è di destare inquietudini in Scandinavia, quanto di rendere definitiva la permanenza degli stati dell’est nella UE, vincolandoli anche con la moneta. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così il futuro alleato di Frau Merkel)

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