Salvare Alitalia a tutti i costi, ecco il piano renziano che ci costerebbe carissimo

Come salvare Alitalia a ogni costo, facendolo pagare agli stessi italiani. L'idea sciagurata della politica, che creerebbe un mostro ai danni dei viaggiatori.

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Come salvare Alitalia a ogni costo, facendolo pagare agli stessi italiani. L'idea sciagurata della politica, che creerebbe un mostro ai danni dei viaggiatori.

Arrivati i commissari, Alitalia avrà dai sei fino a un massimo di nove mesi di tempo per presentare al governo un piano industriale. Se bocciato, si passerà alla cessione degli assets sul mercato o alla liquidazione vera e propria, ovvero al fallimento. Il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, domenica scorsa ha sostenuto che sarebbe uno shock per l’Italia, qualora la compagnia aerea chiudesse dalla mattina alla sera. In effetti, tra 12.500 dipendenti e l’indotto, 20.000 famiglie rischierebbero di ritrovarsi per strada e in una fase nemmeno positiva per il mercato del lavoro.

Ma allora che fare di Alitalia? Il segretario del PD, Matteo Renzi, l’ha detto chiaro e tondo: Alitalia non deve fallire ed entro il 15 maggio il PD presenterà una sua proposta per il salvataggio della fu compagnia di bandiera. Già il fatto che un partito politico presenti un piano per salvare una compagnia privata, quando gli organi deputati a farlo sarebbero quelli commissariali, fa trapelare quanto di troppo politico e di poco aziendale vi sia in questa complessa partita. (Leggi anche: Fallimento Alitalia è di tutto il sistema-paese, Renzi grande sconfitto)

La soluzione politica di Alitalia è un male peggiore del fallimento

Cos’avrebbe in mente l’ex premier, accusato in queste settimane di essere stato a capo dell’ultimo di una serie di governi fallimentari sulla gestione Alitalia? Egli vorrebbe tentare di ribaltare la sua stessa immagine sul caso, passando per un salvatore di 20.000 posti di lavoro. Se avesse una soluzione idonea, chapeau. Il guaio è che quanto s’intravede all’orizzonte sarebbe la solita soluzione all’italiana, del fingere di risolvere senza risolvere un bel nulla.

Subito dopo la vittoria schiacciante del “no” al referendum indetto tra i lavoratori della compagnia, erano stati tirati in ballo Lufthansa e Ferrovie dello stato, i cui manager hanno smentito qualsiasi interesse.

Tuttavia, le pressioni sull’ad di Fs, Renato Mazzoncini, si faranno più forti nelle prossime settimane, perché la soluzione (facile) dalla quale la politica vorrebbe passare sarebbe quella di fusione tra ferrovie e Alitalia. (Leggi anche: Crisi Alitalia, fallimento farebbe bene ai concorrenti)

La fusione tra Fs e Alitalia sarebbe una mostruosità

Le Fs stanno per fondersi già con un’altra società italiana, ovvero Anas, la stessa che gestisce la rete autostradale, dando vita a un colosso da 10 miliardi di euro all’anno di fatturato e a sinergie stimate in 400 milioni. Che male ci sarebbe, dal punto di vista della politica, se uno stesso soggetto gestisse allo stesso tempo anche un vettore aereo?

Una soluzione, guardate bene, che non solo creerebbe un potenziale monopolio nel settore dei trasporti (una società unica gestirebbe il monopolio delle ferrovie e delle autostrade, oltre che il 40% dei voli nazionali), ma che rischierebbe di provocare notevoli svantaggi per i viaggiatori. Nell’ultimo decennio, ad esempio, l’Alta Velocità in tratte come Roma-Milano avrebbe sottratto al trasporto aereo 3,5 milioni di viaggiatori all’anno. Che cosa accadrebbe se un unico soggetto gestisse sia i treni che gli aerei? Non agirebbe più sulla spinta della concorrenza degli uni contro gli altri, ma al contrario sulla base di una soluzione di “compromesso” tra le esigenze delle due società.

I passeggeri dei treni verrebbero sacrificati in favore delle esigenze aziendali di Alitalia. Ricordiamo, infatti, che Trenitalia, che gestisce la quasi totalità del trasporto sui treni in Italia, a sua volta è controllata dalle Fs. Insomma, daremmo vita a un mostro, che tenderebbe a frenare la concorrenza nel settore dei trasporti nazionali, non lasciando quasi alcuno scampo agli utenti. I posti di lavoro in Alitalia grosso modo verrebbero salvati, ma senza un piano di rilancio, mantenendo sprechi e privilegi, i quali sarebbero semplicemente scaricati sui passeggeri dei treni, a discapito del miglioramento della qualità dei servizi e delle stesse tariffe.

I politici farebbero bingo, avendo nascosto per l’ennesima volta la polvere sotto il tappeto. (Leggi anche: Voli Alitalia, biglietti a rischio e caos passeggeri)

 

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