Obbligazionisti bancari sperano nei rimborsi, ma non saranno veloci

Obbligazionisti subordinati sul piede di guerra per ottenere i risarcimenti dal governo, in seguito al decreto Salva-banche. Ma qualsiasi strada non appare semplice.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Obbligazionisti subordinati sul piede di guerra per ottenere i risarcimenti dal governo, in seguito al decreto Salva-banche. Ma qualsiasi strada non appare semplice.

I rappresentanti del comitato “Vittime del Decreto Salva Banche” hanno incontrato nel primo pomeriggio di oggi il direttore dell’Unità di risoluzione della Banca d’Italia, Stefano De Polis, nel tentativo di trovare un accordo per il risarcimento degli obbligazionisti subordinati, rimasti con un pugno di mosche in mano, dopo il salvataggio da parte del governo e di Via Nazionale nel novembre scorso di Banca Etruria e Lazio, Banca Marche, Carife e CariChieti. Entro oggi, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, avrebbe dovuto firmare lo sblocco dei 100 milioni già stanziati con la legge di stabilità, con i quali rimborsare parzialmente i piccoli investitori. L’azzeramento dei bond subordinati è avvenuto per un controvalore complessivo di 768 milioni, di cui 430 nelle mani di 12.500 clienti retail, per cui i 100 milioni sarebbero un rimborso parziale e a sua volta sarebbe caricato sulle spalle del Fondo interbancario di tutela dei depositi, alimentato dalle stesse banche.

Le varie ipotesi allo studio

Il problema è che essendo il fondo previsto dal governo insufficiente ad accontentare tutti, nelle scorse ore era emersa l’intenzione di Palazzo Chigi di elevarlo a 280 milioni, ma è arrivata in giornata la smentita dello stesso esecutivo. In alternativa, s’ipotizza di provvedere a un risarcimento verso tutti gli obbligazionisti, ma per non più di un terzo dei titoli da questi detenuti nel giorno del salvataggio. Altre ipotesi consistono nel fissare alcuni criteri, come di reddito e patrimoniali, attraverso i quali legare i rimborsi. In sostanza, gli obbligazionisti soccombenti e con redditi fino a un certo limite sarebbero risarciti, gli altri no. Questa impostazione non reggerebbe in piedi per un solo secondo, in quanto sarebbe travolta al primo vaglio da parte dei giudici della Consulta. E’ evidente, infatti, che nessun senso avrebbe discernere tra “ricchi” e “poveri”, quando qui non si tratta di fare assistenza, ma di risarcire coloro, che ritengono di avere subito un torto.      

Risarcimento ai soli clienti retail o a quelli truffati?

Tra le altre previsioni, vi sarebbe anche quella di limitare i risarcimenti ai clienti retail, ovvero a coloro, i quali hanno acquistato i bond oggetto dell’azzeramento, successivamente all’apertura in una delle suddette banche di un conto corrente o deposito. In altri termini, il governo farebbe così in modo di rendere giustizia a quanti sarebbero stati presumibilmente convinti con spiegazioni superficiali ad investire nelle obbligazioni. Infine, ultimo scenario: risarcimenti ai soli obbligazionisti truffati, quindi, a chi sia in grado di dimostrare di essere rimasto vittima di una truffa, di un raggiro da parte della banca. Sarebbe la soluzione più logica, dato che l’investimento in obbligazioni subordinate è per definizione a rischio e il rimborso automatico sarebbe lesivo dell’interesse di quanti, avendo puntato su investimenti sbagliati, potrebbero a questo punto pretendere dallo stato di essere risarciti delle perdite subite.

Ipotesi di emettere nuovi bond

Il punto è che resta molto difficile dimostrare per un cliente di essere stato truffato, perché una volta firmato l’assenso all’investimento non si hanno molti strumenti per provare di essere stati tenuti all’oscuro dei rischi effettivi. Inoltre, si tenga conto anche dei tempi della giustizia. Lo stato dovrebbe risarcire un obbligazionista, considerato “truffato” sulla base di una sentenza di almeno il primo grado, ma che arriverebbe tra anni e ciò presupporrebbe anche che lo stesso dovrebbe esperire una causa legale individuale contro l’istituto, il cui costo probabilmente supererebbe nel frattempo quello della perdita subita, che mediamente si attesa per i clienti retail a meno di 35.000 euro a testa. Per questo, dall’incontro tra i vertici di Bankitalia e i rappresentanti del comitato, retto da Letizia Giorgianni, è scaturita la proposta di quest’ultima di ottenere un rimborso integrale degli obbligazionisti con l’emissione di nuovi bond da parte delle “good bank”, ovvero degli istituti salvati e liberati dal peso degli assets a rischio.      

Le difficoltà di caricare le banche salvate dell’onere

Secondo la Giorgianni, questa soluzione ripristinerebbe la fiducia dei risparmiatori nelle banche ed eviterebbe agli istituti salvati di essere oggetto di numerose cause legali potenziali, peraltro oggi stesso minacciate dal presidente di Codacons, Carlo Rienzi. Secondo la stessa rappresentante degli obbligazionisti, da parte di Bankitalia non ci sarebbe stata alcuna preclusione a questa ipotesi, che forse sarebbe stata accolta pure con favore. Ma nemmeno questa strada sembra facilmente percorribile e per due ordini di motivi. La prima è tecnica: la Commissione europea storcerà il naso all’ipotesi che il salvataggio dei piccoli investitori avvenga a carico delle stesse banche da poco salvate, perché da Bruxelles è arrivato nei mesi scorsi il segnale di una preferenza verso una valutazione caso per caso: i truffati dovrebbero essere rimborsati, gli altri no. La seconda ragione della difficoltà nel provvedere ai risarcimenti con l’emissione di nuovi bond è legata alla necessità dello stato di liberarsi quanto prima delle quattro banche salvate. In teoria, dovrebbe farlo entro il prossimo mese, ma il premier Matteo Renzi sta trattando con i commissari europei uno slittamento della scadenza a settembre. Se già appare complicato trovare acquirenti allo stato attuale, figuriamoci caricando questi istituti di debiti per non meno di mezzo miliardo di euro.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia