Salario minimo di 3.500 euro al mese in Svizzera, perché non in Italia?

I sindacati a Ginevra hanno vinto il referendum sul salario minimo, che sarà di 23 franchi svizzeri l'ora.

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A Ginevra approvato il più alto salario minimo al mondo

Il 58% degli elettori ha approvato la proposta dei sindacati di introdurre un salario minimo di 23 franchi svizzeri all’ora nel cantone di Ginevra. Stando ai confronti internazionali, risulta il livello più alto al mondo. Per un lavoratore occupato 41 ore a settimana, parliamo di una retribuzione mensile in area 3.800 franchi, pari a circa 3.500 euro. L’iniziativa diverrà operativa a partire dal prossimo 1 novembre. Ginevra sarà il quarto cantone dei 26 in Svizzera a prevedere il salario minimo, dopo Neuchatel, Jura e Ticino.

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Pensare che per legge nessun lavoratore qui potrà essere pagato meno dei corrispondenti 3.500 euro al mese, quando in Italia è diventata un’ambizione percepire qualcosa come 1.500 euro, appare davvero straordinario. Anche nel nostro Paese si dibatte da anni sulla necessità di imporre per legge una retribuzione oraria al di sotto della quale non si potrebbe essere pagati. Ad oggi, rimane oggetto di contrapposizioni politiche e controversie sindacali.

L’Italia non ha un salario minimo, a differenza di gran parte degli stati comunitari, ma per contro la contrattazione collettiva prevede “erga omnes” che salari e stipendi vengano fissati ai livelli concordati tra le parti. Essa ha validità legale, per cui sarebbe come se nei fatti anche i lavoratori italiani godessero di un salario minimo. Semmai, esso risulta differenziato a seconda della categoria di appartenenza, lasciando scoperte alcune fasce della popolazione. Pensate ai lavoratori cosiddetti atipici, non inquadrabili in un contratto subordinato e sprovvisti spesso di qualsiasi tutela.

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Ad ogni modo, il salario minimo non è mai una buona idea quando non esistono i presupposti.

I 3.500 euro mensili di Ginevra ci sembrano tantissimi, ma consideriamo anche che nel cantone si viene considerati sotto la soglia di povertà se si guadagna meno di 3.968 franchi al mese o circa 3.690 euro. Dunque, il salario minimo di Ginevra non consentirà ai lavoratori nemmeno di sfuggire alla povertà, dato l’altissimo costo della vita. Un chilo di pane da queste parti costa l’equivalente di 4,75 euro e un taglio di capelli per donna sugli 80 euro. Chiunque abbia avuto esperienze di lavoro o come semplice turista in Svizzera è rimasto scioccato dai prezzi. Non a caso, uno stipendio medio non si attesta sotto i 4.500 franchi, che sarebbe praticamente il minimo per iniziare a campare dignitosamente.

Ma Ginevra può permettersi un salario minimo anche per la fondamentale ragione che trattasi di un’economia in piena occupazione. Il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 3%, l’occupazione elvetica supera l’80%, quando in Italia non arriva al 60%. Significa che se fossimo ai livelli svizzeri, avremmo 8 milioni di occupati in più. La prova di quanto diciamo sta nel fatto che la nuova tutela dal prossimo mese riguarderà appena il 6% dei lavoratori del cantone, circa 30.000 persone. Questo implica che il 94% di chi lavora gode già di un salario più alto di quello minimo che sarà imposto per legge.

Non è pensabile introdurre un salario minimo e, soprattutto, di un certo livello, quando le imprese avrebbero modo di attingere facilmente all’abbondante manodopera disponibile, cosiddetta “di riserva”. E, poi, quanto dovrebbe essere il salario minimo italiano? Nel 2019, la soglia di povertà per un individuo adulto residente in un Comune sopra i 50.000 abitanti è risultata essere di circa 763 euro. Non è un caso che il reddito di cittadinanza pieno per un singolo cittadino sia stato fissato a 780 euro, teoricamente in grado di coprire le esigenze elementari. Dunque, il salario minimo orario dovrebbe attestarsi sui 4,50 euro, meno della metà di quello che attualmente vige in Germania e la metà esatta del livello proposto tempo fa dal Movimento 5 Stelle. Insostenibile per la nostra economia.

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