Salario minimo, così Di Maio distruggerà il mercato del lavoro con l’aiuto di Macron e Merkel

Salario minimo a 9,00 euro l'ora. E' la proposta del Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, che trova la benedizione in Europa di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, entrambi favorevoli a una norma europea.

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Salario minimo a 9,00 euro l'ora. E' la proposta del Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, che trova la benedizione in Europa di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, entrambi favorevoli a una norma europea.

Italia e pochi altri stati europei non prevedono alcun salario minimo orario, anche se la contrattazione collettiva nel nostro Paese garantisce ugualmente copertura alla quasi totalità dei lavoratori, per cui una netta minoranza effettivamente continua a rimanere non tutelata sul piano retributivo e delle altre condizioni contrattuali. Il Movimento 5 Stelle propone da mesi di introdurre un salario minimo orario di 9,00 euro lordi e il vicepremier Luigi Di Maio è intenzionato a portare avanti la questione, mettendola sul tavolo delle trattative con l’altro vicepremier, Matteo Salvini, il quale dal canto suo punta a portare a casa la “flat tax”.

Flat tax con salario minimo, proposta indecente di Di Maio a Salvini

L’OCSE ha avvertito nei giorni scorsi che l’ipotesi del salario minimo in Italia, per quanto non sarebbe negativa in sé, da sola non risolverebbe i problemi del nostro mercato del lavoro, anzi fissarlo a livelli così alti rischia di accentuarli. L’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale della Pubblica Amministrazione, ha lanciato un altro allarme: il salario minimo rischia di incidere sulla spesa pubblica, visto che potrebbero aumentare i costi di beni e servizi forniti dalle imprese allo stato.

In effetti, imporre per legge almeno 9,00 euro lordi all’ora corrisponde a un salario minimo non inferiore a circa 1.600 euro al mese, quasi 21.000 euro all’anno. Troppi, se si considerano i livelli retributivi medi vigenti e, soprattutto, l’impatto sarebbe potenzialmente catastrofico per quei 3 milioni di dipendenti che, stando all’Inps, percepirebbero oggi salari inferiori. Sì, perché a fronte di aumenti medi di circa 1.050 euro all’anno, il rischio concreto per loro sarebbe di essere licenziati per l’impossibilità delle imprese di accollarsi tali maggiori oneri. Dilagherebbe ancora di più il lavoro nero e le imprese italiane scaricherebbero sui consumatori gli aumenti e quelle esportatrici diverrebbero meno competitive, specie se attive nei comparti a basso contenuto tecnologico e con alle dipendenze una percentuale elevata di dipendenti poco qualificati, verosimilmente tra quanti vengono pagati ad oggi meno dei 9,00 euro lordi all’ora.

Merkel e Macron vogliono il salario minimo europeo

La novità sul tema è, però, un’altra: Francia e Germania concordano sulla necessità di prevedere un salario minimo europeo. L’idea è stata lanciata dal presidente Emmanuel Macron, secondo cui i lavoratori si spostano oggi negli stati della UE in cui esiste il salario minimo, aggiungendo che “non è per questo che è stata prevista l’Unione Europea”. La cancelliera Angela Merkel si è detta favorevole a prevederne l’introduzione. La Germania da qualche anno ha legiferato sul tema su pressione dei socialdemocratici, al governo con i conservatori della cancelliera, e dal 2019 ha fissato un salario minimo orario di 9,19 euro. In Francia, supera di poco i 10,00 euro, mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez l’ha aumentato da quest’anno del 22% a 900 euro al mese.

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Perché Merkel e Macron vogliono il salario minimo europeo? Semplicemente per ridurre la competitività delle imprese del Sud e dell’Est Europa, in cui i livelli salariali sono inferiori a quelli francesi e tedeschi. Fissando una retribuzione minima legale sufficientemente alta per tutta la UE, i lavoratori di paesi come Bulgaria, Romania, Polonia e Ungheria verrebbero pagati di più, ma finendo per rendere più costose le merci esportate. Se, poi, il salario minimo fosse fissato pressappoco intorno ai livelli franco-tedeschi, cioè ad almeno i 9,00 euro l’ora, anche Italia, Portogallo, Spagna e Grecia accuserebbero problemi. In fondo, la Germania si è potuta permettere di prevedere una retribuzione oraria inizialmente fissata ad almeno 8,50 euro, versando in piena occupazione ed essendo i salari tedeschi quasi tutti superiori a tale soglia.

L’asse franco-tedesco non punta a creare diritti minimi per tutti i cittadini europei, quanto ad alzare ai loro livelli gli standard (costi) produttivi e impositivi fiscali nel continente, così da annientare la concorrenza delle economie più deboli, che siano dell’est o del sud. Tra l’altro, in presenza di una moneta unica per 19 delle suddette economie e di tassi di cambio sostanzialmente agganciati all’euro per le restanti 8 (escluso il Regno Unito in via d’uscita), non vi sarebbe eventualmente modo concreto per recuperare la competitività perduta.

Quello di Berlino e Parigi assume i connotati di un piano diabolico, a cui abboccheranno partiti in cerca di facile consenso come il Movimento 5 Stelle.

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