Saccomanni: in arrivo un (altro) commissario per la “spending review”

A Cernobbio il Ministro dell’Economia dice che il rigore non sarà allentato e il governo pensa di chiamare un esperto, a spese dei contribuenti, per tagliare gli sprechi dello Stato. Ma che fine ha fatto Bondi?

di Mirco Galbusera, pubblicato il
A Cernobbio il Ministro dell’Economia dice che il rigore non sarà allentato e il governo pensa di chiamare un esperto, a spese dei contribuenti, per tagliare gli sprechi dello Stato. Ma che fine ha fatto Bondi?

Nessun allentamento al rigore (imposto dalla Germania) sui conti pubblici. Con queste parole il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, durante un suo intervento al Workshop Ambrosetti a Cernobbio ha detto a chiare lettere che finché ci sarà lui al governo farà di tutto per far rispettare la soglia del 3% del rapporto fra deficit e Pil. Forse qualcuno prima di dargli la parola avrebbe dovuto ricordargli che il suo governo è ormai al tramonto, Letta ha i giorni contati e il Paese siede su una bomba ad orologeria chiamata  debito pubblico da 2.075 miliardi di euro. O forse lo sa, ma prendere in giro gli italiani sembra diventato gioco facile in un paese dove la stampa e i media sono al soldo dei poteri governativi. Tant’è che riguardo all’accelerazione delle riforme strutturali, alle quali Letta vorrebbe dare impulso, Saccomanni ha detto che presto verrà nominato un commissario alla “spending review”. Ma come – ha esclamato qualcuno fra gli invitati in giacca e cravatta – un altro? Non si sa se ridere o piangere. Dopo il fallimento clamoroso della cariatide Enrico Bondi, uomo che è pesato 150mila euro sulle tasche dei contribuenti per fare esattamente il nulla, adesso arriva un altro commissario. Abbiamo fior di laureati in economia e finanza che risolverebbero il problema anche gratis pur di dare un futuro dignitoso alle loro famiglie senza pensare di andare a vivere e a lavorare all’estero, ma sicuramente Saccomanni avrà già in tasca il nome di qualcuno che dovrà ripercorrere esattamente i passi di Bondi.

 

In Italia si lavora gratis sei mesi all’anno. Consensi governo Letta in caduta libera

 

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Ma al di là di queste incresciose “sparate” a cui ormai contribuenti e imprese non credono più (chi può, se ne va via dall’Italia), resta da sciogliere il nodo delle spese improduttive e degli sprechi dello Stato che pesano come un macigno sulle tasche dei cittadini. La CGIA di Mestre ha stimato che per mantenere il carrozzone statale, quest’anno ogni italiano spenderà in media quasi 12mila euro. Per un operaio si tratta di lavorare 6 mesi all’anno gratis, o meglio, al servizio dello Stato. Il che potrebbe anche andar bene se poi per un’ecografia gli ospedali non facessero attendere tempi biblici o per portare i figli al nido bisogna farsi raccomandare da qualche santo in paradiso. Ma a Cernobbio tutti si preoccupano della tenuta del governo (e dei loro luridi interessi), mentre i cittadini non vedono l’ora che questa cricca di incompetenti se ne vada a casa per sempre restituendo dignità e serietà all’Italia. Il governo Letta, secondo i sondaggi elaborati dal’Istituto Swg, è in caduta libera, anche perché continua a vedere ottimismo sulla ripresa economica laddove la Bce non la vede per l’Italia e, anzi, è pronta a pompare altra liquidità nelle banche (italiane) per sostenere il sistema zavorrato da eccessive spese dello Stato. E’ da 20 anni che si parla di tagli alla spesa pubblica, ma nessuno riesce (o vuole) metterci mano, il numero dei dipendenti statali continua a proliferare (vedi recente stabilizzazione di 150.000 precari), gli enti inutili non vengono smantellati (le Province sono ancora lì), la previdenza con i suoi pensionati d’oro da 13 miliardi all’anno è diventata un pozzo senza fondo e una vergogna per l’Europa, così come certe Regioni per la gestione della sanità. Il ministro Saccomanni è consapevole del fatto che il risanamento delle finanze pubbliche è un presupposto “necessario ma non sufficiente”, ma da quando è salito al governo (sono passati 130 giorni) nulla è stato fatto per tagliare le spese pubbliche o per ridurre il numero dei dipendenti pubblici al servizio di una pubblica amministrazione farraginosa e costosissima. Non una misura, non un taglio netto alle spese pazze del Ministero della Difesa, niente di niente, se non una limata all’acquisto di auto blu o ai voli di stato.

 

L’Italia è sempre meno competitiva: troppe tasse sul risparmio e controlli sui conti

 

Impression of the making of the Annual Meeting 2011 of the World Economic Forum in Davos

A ricordarci dell’annoso problema è la classifica annuale del World Economic Forum recentemente pubblicata. Nella graduatoria 2013-2014, guidata dalla Svizzera, l’Italia risulta preceduta da Lituania e Barbados e 49esima su un totale di 148 economie, mentre l’anno scorso era 42esima su 144. In Europa siamo dietro alla Spagna (35esimo posto) e non per niente i titoli di stato di Madrid, sul breve periodo, battono quelli italiani, mentre sulla parte lunga della curva siamo quasi pari. E sembrava che la spagna fosse sul punto di fallire un anno fa. Merito della Spagna o demerito dell’Italia? I peggiori voti per il nostro paese sono stati registrati proprio in settori quali l’efficienza della burocrazia, del mercato del lavoro e dello sviluppo del mercato finanziario. Burocrazia e mercato del lavoro a parte, il mercato finanziario ha subito uno scivolone al 124esimo posto dopo l’introduzione della tassazione selvaggia da parte del Governo Monti sugli strumenti finanziari (inasprimento dell’aliquota sulle rendite al 20%, tassa sui depositi, Tobin tax, ecc.), oltre a tutta quella serie di nuovi controlli e limitazione feroce dell’uso del denaro contante con la scusa di combattere l’evasione fiscale. Di tutta risposta, gli investitori se ne sono andati, i volumi di borsa sono diminuiti e l’Italia ha perso posizioni in classifica sulla competitività. [fumettoforumright]

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Argomenti: Economia Italia

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