Sacchetti a pagamento anche in farmacia: tutto questo è davvero eco-logico?

Non solo al supermercato, le buste a pagamento saranno anche in farmacia: intanto la rivolta dei cittadini indignati non sembra terminare.

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Non solo al supermercato, le buste a pagamento saranno anche in farmacia: intanto la rivolta dei cittadini indignati non sembra terminare.

Sembra non terminare la polemica sui sacchetti a pagamento per la frutta e la verdura, definito un nuovo inutile balzello per gli italiani già tartassati da altri aumenti ben più importanti, come quelli inerenti le bollette di luce e gas e i pedaggi autostradali. Ancor peggio la notizia che anche le buste di plastica della farmacia saranno a pagamento. E mentre sui social era scattata la rivolta contro le shopper biodegradabili e compostabili a pagamento (con tanto di immagini di cittadini pronti a protestare pesando arance e limoni singolarmente e attaccando l’etichetta col prezzo su ognuno, ignari che il costo del sacchetto viene comunque inserito in automatico nello scontrino) il resto del mondo si ritrova a riflettere sul modo in cui l’Italia ha recepito questa direttiva europea.

Come è stata interpretata la legge?

Innanzitutto c’è da dire che il prezzo dei sacchetti è discrezionale anche se nella Gdo si parla di costi medi che oscilleranno tra 0,1-0,3 centesimi che a conti fatti sono al massimo 12 euro l’anno. Nonostante tutto, essendo appunto a discrezione del supermarket come voluto dal decreto legge Mezzogiorno, il singolo negozio potrebbe decidere di vendere il sacchetto ad un prezzo più alto (cosa che ci sentiamo di escludere soprattutto dopo le innumerevoli polemiche da parte dei cittadini indignati). Il pagamento dei sacchetti nasce dalla volontà di rendere il consumatore consapevole del costo della plastica e del suo impatto ambientale ma invece di tassare il comportamento scorretto di chi spreca e inquina ha deciso di far pagare le buste, quindi di non premiare il comportamento corretto ma farlo pagare appunto per metterlo in pratica.

D’altro canto mentre ora il costo delle shopper è sotto gli occhi di tutti e ben visibili sugli scontrini, prima i sacchetti di plastica si pagavano ugualmente ma i costi erano occultati e nascosti su altri prodotti. C’è poi il problema che i sacchetti non si possono riutilizzare a meno di non impiegarli al posto dei sacchetti per la raccolta dell’umido.

Le conseguenze

Tutto ciò ha portato i cittadini a ribellarsi, se così possiamo dire, e c’è di più: questa legge potrebbe trasformarsi in un boomerang, i consumatori potrebbero infatti boicottare i reparti frutta e verdura e in genere dei prodotti sfusi scegliendo quelli già confezionati pur di non pagare 2 centesimi per la shopper oppure decidere di fare la spesa non più nella GDO ma scegliendo il fruttivendolo che ancora offre i sacchetti gratis.

Buste a pagamento anche in farmacia

Le buste di plastica a pagamento riguarderanno anche le farmacie. Altra nota dolente. La norma infatti impone anche alle farmacie di far pagare il sacchetto visto che quest’ultimo deve risultare nello scontrino. Secondo la legge infatti il prezzo di vendita di qualunque tipo di borsa di plastica fornita ai consumatori deve essere tracciata e così anche quando compreremo i farmaci toccherà sborsare 1 o 2 centesimi a busta. Secondo QuotidianoSanità per le farmacie si parla di  borse per alimenti sfusi ad esempio quelli che contengono erbe officinali per le tisane, borse biodegradabili e compostabili ossia il normale sacchetto per contenere medicinali, cosmetici, integratori e tutto ciò che si compra in farmacia e le borse di plastica riutilizzabili che  rispettano i requisiti tecnici corrispondenti a quelli indicati dal precedente D.M. 18.3.2013.

Sacchetti frutta e verdura a pagamento: quanto costano per le famiglie italiane?

Arianna Capri, vicepresidente Federfarma Verona, a tal proposito ha dichiarato: “Siamo costretti ad adeguarci alla nuova normativa, ma sottolineo che l’importo richiesto agli utenti sarà di carattere simbolico grazie al buonsenso dei farmacisti. Non si tratta in alcun modo, da parte delle farmacie, di una forma di guadagno sui sacchetti il cui importo al pubblico è ovviamente comprensivo di Iva”.

Leggi anche: Sacchetti a pagamento per frutta e verdura: cosa si sono inventati gli italiani

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