Russia, rublo vicino ai minimi storici e bond in caduta da inizio anno

Il crollo delle quotazioni del Brent sotto i 30 dollari al barile sta mandando il rublo in prossimità dei minimi storici contro il dollaro. Più difficile uscire così dalla crisi per la Russia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il crollo delle quotazioni del Brent sotto i 30 dollari al barile sta mandando il rublo in prossimità dei minimi storici contro il dollaro. Più difficile uscire così dalla crisi per la Russia.

Il Brent sotto i 30 dollari al barile non poteva non avere un impatto considerevole sull’economia del principale produttore energetico del pianeta, le cui entrate statali dipendono per la metà proprio dalla vendita di petrolio e gas. In questi minuti, il rublo cede l’1,96% contro il dollaro, attestandosi a un cambio di 79,275, vicino ai minimi storici registrati 13 mesi fa, quando collassò a quota 80. Dall’inizio dell’anno, la valuta russa ha perso il 6,9%, il secondo calo più elevato tra le economie emergenti, dopo il rand sudafricano. Su base annua, la perdita è del 19,4%, nettamente inferiore al 43,8% accusato dalle quotazioni del greggio. Il legame tra i 2 valori è abbastanza evidente, né potrebbe essere ignorato dalla stessa Banca di Russia. Nel giugno del 2014, quando un barile di Brent veniva venduto fino a 115 dollari, la Russia ricavava oltre 3.950 rubli. Un anno fa, si era già scesi a poco sopra i 3000 rubli, mentre oggi un barile vale appena 2.280 rubli, un quarto in meno su base annua e ben il 42% in meno dal picco di 19 mesi fa.

Debito Russia basso, ma la prudenza è d’obbligo

Il deficit statale si aggira sul 3% del pil, una percentuale abbastanza modesta, anche considerando il basso livello del debito pubblico del paese. Tuttavia, Mosca è ancora oggetto di sanzioni finanziarie da parte dell’Occidente e lo sarà almeno fino al prossimo mese di luglio. Pertanto, trova maggiori difficoltà del solito a rinnovare il suo debito a rendimenti accettabili, dovendo fare a meno del mercato dei capitali di Europa e USA. Si consideri anche che il governo russo ha approvato il bilancio per l’esercizio in corso, basandosi sulla stima ritenuta prudenziale di un prezzo medio del Brent a 50 dollari. Attualmente, siamo poco sopra la metà e JP Morgan ha poco fa pubblicato la sua previsione fortemente pessimistica di quotazioni medie a 31,50 dollari per quest’anno. Se fosse confermata, sarebbe necessario per Mosca rimettere mano ai conti pubblici, tagliando qualche spesa (si punterebbe alle pensioni statali) e aumentando le entrate.      

Bond Russia in crisi

Contrariamente, poi, a quanto avviene per le economie consumatrici, l’impatto del crollo delle quotazioni del greggio si traduce in Russia in un aumento dell’inflazione, tramite il deterioramento delle partite correnti e, quindi, del cambio. I problemi dell’economia russa sono ben evidenziati dall’andamento dei bond governativi. I rendimenti decennali attualmente si attestano al 10,77%, in rialzo di 103 punti base dall’inizio dell’anno, mentre i biennali rendono il 10,53%, in crescita di 37 bp. La loro curva è praticamente piatta per grossa parte delle scadenze, in lieve calo oltre i 15 anni, a conferma che il mercato teme i rischi connessi a questa fase turbolenta, che vede la Russia estrarre barili al ritmo più sostenuto degli ultimi 30 anni, nel tentativo di compensare con la quantità i minori prezzi per unità di prodotto venduto. L’indebolimento del rublo rende più difficile per la Russia uscire dalla recessione, perché innalzando l’inflazione, impatta negativamente sui consumi, mentre la banca centrale non potrà allentare nel breve termine la politica monetaria o potrebbe farlo solo timidamente, costretta a tenere alti i tassi, che a loro volta riducono gli investimenti interni.    

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Argomenti: Altre economie, cambio rublo dollaro, Crisi russa, economie emergenti