Russia, rublo resta forte e ignora il calo del petrolio: ecco cosa spinge il cambio

Il rublo in Russia continua a tenersi forte contro il dollaro, nonostante il ripiegamento delle quotazioni del petrolio. Vediamo cosa starebbe rafforzando il cambio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il rublo in Russia continua a tenersi forte contro il dollaro, nonostante il ripiegamento delle quotazioni del petrolio. Vediamo cosa starebbe rafforzando il cambio.

Il cambio tra rublo e dollaro ha registrato un calo del 2% nell’ultimo mese, poco, considerando che nel frattempo le quotazioni del petrolio hanno ripreso a scendere ben al di sotto dei 50 dollari, perdendo il 10% rispetto al picco toccato da fine settembre, quando l’OPEC sembrava avere trovato finalmente un accordo per tagliare la produzione di greggio. Sappiamo che il rublo è molto legato alla materia prima, che rappresenta i due terzi delle esportazioni in Russia e quasi la metà delle entrate statali.

Dall’inizio dell’anno, il cambio ha guadagnato il 12,5% contro il biglietto verde, ma ben il 26% rispetto ai minimi storici toccati a gennaio, quando il prezzo del greggio sprofondò sotto i 30 dollari al barile, trascinando il rublo nel baratro. (Leggi anche: Vittoria Trump, rublo segnale per elezioni USA?)

Il carry trade spinge il rublo

Proprio la Russia ha segnalato di non volere sostenere le quotazioni del Brent, perché a fronte della promessa del presidente Vladimir Putin di condividere l’onere di tagliare la produzione con l’OPEC, il principale manager del settore, Igor Sechin, a capo del gigante Rosneft, si è tirato fuori e ha, anzi, dichiarato che la sua società aumenterà le estrazioni nei mesi prossimi.

Cosa sta sostenendo allora il rublo in una fase un po’ turbolenta sui mercati finanziari del pianeta? Una possibile spiegazione si chiama “carry trade”. Che cos’è? Trattasi dell’afflusso di capitali in direzione nei paesi con alti rendimenti. Il denaro viene preso in prestito in paesi con tassi bassi e impiegato dove potrebbe generare maggiore reddito.

 

 

 

Tassi fermi in Russia fino a dicembre

A settembre, il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, con una mossa senza precedenti, si è impegnata a mantenere i tassi all’attuale livello del 10% fino alla fine dell’anno. In questo modo, il mercato è consapevole che non ci sarà un’ulteriore allentamento della politica monetaria a Mosca e starebbe scommettendo, quindi, sugli assets denominati in rubli.

L’inflazione russa è in calo verso il target del 4% perseguito dall’istituto, anche se ancora al 6,4% a settembre. I titoli di stato a 2 e a 10 anni rendono l’8,7%, in calo rispettivamente di 140 e di quasi 110 punti base dall’inizio dell’anno. Dunque, nonostante la decelerazione dei prezzi, i rendimenti russi rimangono abbastanza elevati nel confronto di quelli vigenti sui mercati avanzati dell’Eurozona, degli USA e in Giappone. (Leggi anche: Investire in Russia? Ecco i numeri a cui guardare)

Scommessa su Trump?

In un modo affamato di rendimenti, gli investitori vanno a caccia di tutti quegli assets maggiormente appetibili. Quelli russi lo sono, anche perché il debito pubblico del paese è bassissimo e grazie alla libera fluttuazione del cambio sin dal novembre di due anni fa, le entrate fiscali non hanno granché sofferto del tracollo dei prezzi energetici.

Altri fattori potrebbero spiegare la relativa resilienza del rublo al ripiegamento delle quotazioni del greggio. Uno sarebbe la scommessa sulle elezioni USA. Contrariamente a quanto accadrebbe nel resto del pianeta, se vincesse Donald Trump tra quattro giorni, la Russia festeggerebbe, perché il candidato repubblicano è considerato vicino a Putin e potrebbe distendere le relazioni USA-Russia, allentando o eliminando del tutto le sanzioni finanziarie contro Mosca. (Leggi anche: Elezioni USA, Clinton a Trump: fantoccio di Putin)

 

 

 

Bene anche la borsa

L’economia russa dovrebbe riprendersi nel 2017, mentre l’inflazione dovrebbe scendere ulteriormente, elementi che autorizzano a ipotizzare nuovi guadagni per i bond locali. Si capisce anche come la Borsa di Mosca sia cresciuta quest’anno del 12%, percentuale destinata a raddoppiare per un investitore straniero, se considerassimo anche il fattore cambio.

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi russa, economie emergenti, valute emergenti

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