Russia, rublo ai minimi record e la caduta non è finita

La crisi del petrolio manda il rublo ai minimi record contro il dollaro, ma il calo potrebbe estendersi.

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La crisi del petrolio manda il rublo ai minimi record contro il dollaro, ma il calo potrebbe estendersi.

Il rublo ha chiuso ieri a un cambio record minimo di 74,6 contro il dollaro, in scia al crollo delle quotazioni del petrolio, al quale è legato, dato che la materia prima rappresenta per la Russia i 2 terzi delle esportazioni e circa la metà delle entrate fiscali. Su base annua, la valuta ha perso il 18%, dopo il -46% accusato nel 2014. La situazione resta tesa, perché guardando ai dati, si evince che vi sarebbe un ulteriore spazio di caduta per il rublo. Nel giugno del 2014, quando le quotazioni del Brent raggiunsero l’apice dal 2008, un barile di greggio veniva venduto dai russi per circa 3.800 rubli, quando oggi ne vale intorno ai 2.400. Ciò significa che rispetto ad allora, i ricavi derivanti dalle esportazioni di greggio risultano in calo di oltre un terzo. Chiaramente, nulla ci dice che il mercato debba tendere ai fondamentali di 19 mesi fa, ma più ci allontaniamo da loro, maggiore è il rischio di un nuovo indebolimento del rublo. Allo stato attuale, per ottenere gli stessi ricavi, il cambio tra rublo e dollaro dovrebbe attestarsi a 115, un livello di gran lunga più basso di quello vigente in queste ore. Secondo le ultime stime della Banca Mondiale, l’economia russa dovrebbe contrarsi quest’anno dello 0,7%, sostanzialmente in linea con le previsioni della Banca di Russia, che mette in guardia, però, dai rischi conseguenti a una sosta delle quotazioni intorno ai 40 dollari, cosa che rinvigorirebbe la recessione in corso dell’economia nazionale.

Curioso che rispetto a un mese fa, i rendimenti dei bond governativi emessi da Mosca siano più bassi lungo tutta la curva delle scadenze. Ciò rifletterebbe aspettative d’inflazione in calo. Quella “core” dovrebbe scendere dal 15,9% di novembre al 13,8% a dicembre, stando agli analisti. Tuttavia, è probabile che la nuova fase di indebolimento del rublo possa interrompere già dal mese in corso la frenata dell’inflazione, rendendo più costosi i beni importati. Su base mensile, il cambio ha perso il 7% e più del 17% negli ultimi 3 mesi. E’ naturale che vedremo nelle prossime settimane il riflesso di un simile andamento.
 

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