Russia, rublo ai minimi dell’anno con il Brent a 37 dollari

Rublo ai minimi dell'anno sull'indebolimento delle quotazioni del Brent. La ripresa dell'economia russa diventa più difficile.

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Rublo ai minimi dell'anno sull'indebolimento delle quotazioni del Brent. La ripresa dell'economia russa diventa più difficile.

Giornata no per il petrolio, che oggi scende dai massimi delle ultime 3 settimane. Se il prezzo del Wti è scivolato sotto i 37 dollari al barile, quello del Brent si attesta esattamente a 37 dollari in questo momento, registrando una perdita del 2% su base giornaliera.

Inevitabili gli effetti sul rublo, che a metà seduta ha toccato il minimo dell’anno contro il dollaro a un cambio di 72,46, così come contro l’euro è sceso a 79,55. La valuta russa perde così il 2% rispetto alla precedente seduta, il 7,8% dall’inizio del mese e più del 30% su base annua. Il legame tra Brent e rublo è evidente. La Russia è il primo produttore energetico mondiale, le sue esportazioni sono costituite per i 2 terzi proprio da gas e greggio, che alimentano anche metà delle entrate statali. Non è un caso che la recessione economica del paese abbia coinciso con la crisi delle quotazioni del petrolio. Il ministro dello Sviluppo economico, Aleksey Ulyukaev, rassicura che se i prezzi si mantenessero anche sui 40 dollari nel corso del 2016, la Russia non subirebbe alcuna minaccia alla sua stabilità finanziaria. Il Ministero dell’Economia stima una ripresa del pil dello 0,7%, dopo il calo del 3,9% di quest’anno. La banca centrale è un po’ meno ottimista e prevede un calo dell’1%, se le quotazioni sostassero sui 50 dollari.

Crisi Russia superata?

L’ex ministro delle Finanze, Aleksey Kudrin, ritiene che il picco della crisi non sarebbe alle spalle e i numeri ufficiali su novembre gli darebbero ragione. Il mese scorso si è registrato il primo calo del pil da 5 mesi. L’economia si è contratta dello 0,3% sul mese precedente (dato destagionalizzato) e del 4% su base annua, dal -3,7% di ottobre. Il segno meno è tornato con la nuova crisi dei prezzi energetici, che dall’inizio di novembre ad oggi hanno perso il 25%, scendendo ai minimi degli ultimi 11 anni. Oggi come oggi, un barile di Brent vale 2.664 rubli, il 20% in meno di un anno fa. Ciò implica che per la Banca di Russia si fa sempre più stretta la via per barcamenarsi tra 2 esigenze apparentemente contrastanti: combattere l’inflazione e ravvivare l’economia, impedendo anche che si verifichi una crisi fiscale.

       

Crisi rublo legata al Brent

L’alta inflazione (sopra il 15%) impatta negativamente sui consumi e viene alimentata proprio dal collasso del rublo. Tuttavia, il cambio non può essere difeso, non solo per la futilità della misura, ma anche perché serve che esso sia agganciato ai fondamentali dell’economia, altrimenti si rischia di fare saltare i conti pubblici federali. Infatti, se s’indebolisce in linea con il calo del Brent, i minori dollari incassati dalle esportazioni varranno di più in valuta locale, compensando il calo delle quotazioni. La banca centrale annunciò a metà maggio, dopo che il rublo si era rafforzato a 49,22 contro il dollaro, un piano di acquisto di valuta straniera per ricostituire le riserve e innalzarle a 500 miliardi negli anni dai circa 360 attuali. Gli acquisti sono stati sospesi a luglio e da allora non sono più stati effettuati, in modo da attenuare le pressioni sul rublo. Queste potrebbero persistere lungo tutto il 2016, se il prezzo del Brent non segnalerà un significativo rimbalzo dai livelli attuali, allontanando l’allentamento della stretta monetaria, che si renderebbe necessaria per contribuire alla ripresa dell’economia russa, ma che alle date condizioni non sembra proponibile.  

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