Russia: rublo ai massimi da 8 mesi, migliore valuta emergente con qualche rischio

Rublo ai massimi da 8 mesi contro il dollaro. Non è solo il petrolio a spiegare la ritrovata forza della valuta russa, che presenta, però, anche qualche rischio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rublo ai massimi da 8 mesi contro il dollaro. Non è solo il petrolio a spiegare la ritrovata forza della valuta russa, che presenta, però, anche qualche rischio.

Il cambio tra rublo e dollaro si aggira in queste ore intorno a 63, rafforzandosi così ai massimi degli ultimi 8 mesi e segnando un guadagno del 17% dall’inizio dell’anno, che sale al 37%, se il confronto viene effettuato con i minimi toccati a gennaio, quando per comprare un dollaro sono arrivati a servire 86 rubli. Si tratta della seconda migliore performance tra le valute emergenti dopo il real brasiliano.

Secondo gli analisti di Credit Suisse, nessuna valuta oggi offre prospettive allettanti per gli investitori come il rublo. Alla base della sua forza concorrono due fattori su tutti: alti tassi e partite correnti in attivo. A causa di un’inflazione ancora superiore al target del 4% fissato dalla Banca di Russia, questa tiene i tassi a livelli ben più elevati di quelli in uso al momento nelle principali economie. Peraltro, mentre i traders prospettano un taglio di circa 50 punti base dall’attuale 10,50% al board del 29 luglio, altrove s’ipotizzano nuovi stimoli monetari, come in Giappone, nell’Eurozona e nel Regno Unito, mentre non si prevede un rialzo dei tassi USA vicino.

Rafforzamento rublo appare con basi solide

Queste condizioni stanno favorendo il rafforzamento del rublo, che rispetto alle altre valute emergenti ha dalla sua un saldo positivo delle partite correnti, pari a 15,9 miliardi nel primo semestre, tale da rassicurare sulla forza sottostante alla valuta.

Il petrolio rappresentava prima della crisi delle quotazioni i due terzi delle esportazioni russe e il recupero di questi ultimi mesi è certamente il principale fattore di apprezzamento del rublo sui mercati valutari. Tuttavia, i guadagni di questi ultimi giorni appaiono poco giustificati alla luce del ripiegamento delle quotazioni del greggio, che si stanno allontanando dalla soglia dei 50 dollari, avvicinandosi maggiormente a quella di 45.

 

 

 

Forza rublo giustificata?

E allora, cos’altro starebbe rinvigorendo il rublo? Senza dubbio, la stagione delle scadenze fiscali. Da oggi fino al picco del 25 luglio, le imprese devono versare allo stato diverse imposte, come l’IVA, le accise e devono distribuire dividendi ai soci. Poiché per farlo devono convertire in rubli i ricavi in valuta straniera, prodotti con le esportazioni, la domanda di valuta domestica cresce e ciò sta tenendo il rublo abbastanza alto, tanto che secondo Nordea Bank sarebbe oggi sopravvalutato del 3-5% rispetto ai fondamentali.

Chi ci segue su Investire Oggi, sa che il nostro criterio fondamentale per capire grosso modo se il rublo sia o meno agganciato ai fondamentali è di confrontare quanto vale oggi un barile di Brent nella divisa russa, rispetto all’apice del giugno 2014. Ciò, in quanto i ricavi derivanti dalla vendita del greggio rappresentano quasi la metà delle entrate statali.

Ebbene, un barile di greggio vale in questo momento circa 2.980 rubli, circa un migliaio in meno di due anni fa: -25%. E da allora, il cambio con il biglietto verde ha perso il 45%, meno del quasi -60% accusato dal greggio. Rispetto ai valori di inizio anno, però, il Brent offre ai russi ricavi del 16% superiori in valuta locale, un dato che sottolinea il miglioramento effettivo degli ultimi mesi e che giustifica in toto il +17% messo a segno quest’anno dal cambio rublo-dollaro.

 

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Argomenti: Altre economie, BRICS, Crisi russa, economie emergenti, valute emergenti