Russia, l’inflazione torna a crescere e il taglio dei tassi si allontana

L'inflazione torna ad accelerare in Russia, che vede così allontanarsi il prossimo taglio dei tassi.

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L'inflazione torna ad accelerare in Russia, che vede così allontanarsi il prossimo taglio dei tassi.

Si riunisce dopodomani il board della Banca di Russia, che dovrà decidere se proseguire l’allentamento della politica monetaria, che dal 30 gennaio ad oggi ha già ridimensionato i tassi di 600 punti base all’11%. Stando alle attese degli analisti, il governatore Elvira Nabiullina non dovrebbe annunciare alcun nuovo taglio, visto che in agosto l’inflazione ha accelerato su base annua al 15,8% dal 15,6% di luglio, mostrando una crescita mensile dei prezzi dello 0,4%.

Proprio le attese meno accomodanti del mercato hanno interrotto il calo del rublo contro il dollaro per la prima volta in 5 sedute. Al momento, il cambio si attesta a 68,30, mostrando un indebolimento della valuta russa del 30% su base annua e del 6,1% rispetto al mese scorso. Tuttavia, rispetto al fondo 70,88 rubli per un dollaro, toccato il 24 agosto, si ha un  recupero del 3,6%.

Legame tra cambio rublo dollaro e quotazioni petrolio

Come siamo ormai abituati a sentire dire, il destino del rublo e dell’economia russa è legato a quello delle quotazioni del petrolio. Il prezzo del Brent si aggira sui 49 dollari al barile oggi. Il greggio rappresenta per la Russia i 3 quarti delle esportazioni e quasi la metà delle entrate statali. Più deboli sono i prezzi, più debole sarà anche il cambio tra rublo e dollaro. Nelle ultime settimane, il recupero delle quotazioni sembra allontanarsi, specie con la crisi della borsa cinese. Ecco, quindi, che anche le aspettative sul rublo si affievoliscono, mentre a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo della Duma a dicembre e delle presidenziali nel marzo del 2016 è più controverso l’effetto che ciò avrà sulla gestione dei tassi.

Tassi Russia, quale livello ottimale?

Ragioni di prudenza e di logica vorrebbero che non solo l’allentamento monetario sia abbandonato, ma che esso sia seguito da una nuova stretta. Ma la recessione in corso dell’economia non fa pendere la bilancia in favore di questa opzione, anche perché alla Nabiullina interessa sopra ogni altra cosa mantenere il difficile equilibrio tra rublo in linea con i fondamentali, accettandone la debolezza conseguente al tracollo delle quotazioni, e inflazione quanto più vicina al target del 4%.

Un rublo più forte di quanto non consiglierebbe un basso prezzo del petrolio avrebbe come conseguenza il calo delle entrate statali (a causa dei minori dollari introitati con la vendita del greggio), ma se troppo debole, farebbe schizzare l’inflazione, tramite l’aumento dei costi per importare i beni dall’estero. Per evitare il primo scenario, serve non alzare i tassi; per evitare il secondo, non tagliarli troppo. Quale sia il livello appropriato dei tassi, quindi, non è facile da comprendere, perché dipende dalle variazioni nel frattempo subite dalle quotazioni del greggio.  

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