Russia in recessione nera per la Banca Mondiale, che lancia l’allarme povertà

Russia in recessione più forte e più a lungo del previsto, secondo la Banca Mondiale. E' allarme povertà: annullati i benefici conquistati dal 2006.

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Russia in recessione più forte e più a lungo del previsto, secondo la Banca Mondiale. E' allarme povertà: annullati i benefici conquistati dal 2006.

La Banca Mondiale ha rivisto nettamente al ribasso le stime sul pil della Russia, che quest’anno dovrebbe diminuire del 3,8% e l’anno prossimo dello 0,6%. In precedenza, l’istituto prevedeva una recessione più contenuta, pari al 2,7% del pil per quest’anno, seguita da una crescita dello 0,7% per l’anno prossimo. Invece, tra le sanzioni finanziarie imposte dall’Occidente all’economia del paese e il crollo delle quotazioni del petrolio, che qui rappresenta i 3 quarti delle esportazioni e quasi la metà delle entrate statali, la crisi potrebbe durare più del previsto, tanto che la Banca Mondiale lancia l’allarme povertà, che potrebbe aumentare in maniera “preoccupante”, a causa della prolungata recessione, che riporterà il pil russo al di sotto dei livelli raggiunti nel 2012. Nelle stime dell’organismo internazionale, il prezzo del petrolio è atteso a 53 dollari al barile quest’anno e l’anno prossimo e solo a 55 dollari nel 2017. Ad oggi si prevedevano quotazioni a 57 dollari già entro la fine del 2015. A complicare la situazione, spiega la Banca Mondiale, c’è l’impatto sui conti pubblici della crisi energetica, che ha spinto il governo federale a varare un piano di tagli della spesa per il 5% del pil, contenenti misure come la minore indicizzazione degli stipendi pubblici e delle pensioni. In effetti, continua, o Mosca rivede la sua spesa pubblica o al 2017 si ritroverà a dovere gestire un maggiore deficit pubblico.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/russia-crollano-consumi-e-salari-reali-a-luglio-il-peggio-potrebbe-ancora-arrivare/  

Allarme povertà Russia

Ma non sarebbero solo fattori esterni a gravare sull’economia, bensì anche altri di natura interna, quali il rifiuto di procedere all’attuazione di riforme strutturali, che potrebbe diminuire il tasso di crescita nel medio periodo. Per questo, nelle previsioni più ottimistiche si stima un aumento del tasso di povertà oltre il 14% a fine anno, mentre nello scenario pessimistico, il numero dei poveri dovrebbe salire a 23,5 milioni nel 2017, pari al 16,5% della popolazione totale e annullando così tutti i benefici conquistati dal 2006 nella lotta alla povertà del paese. Il Ministero dell’Economia ha già annunciato che il pil è diminuito su base annua del 3,8% nei primi 8 mesi dell’anno, mentre ad agosto si è registrata un’accelerazione al ribasso con un calo tendenziale del 4,6%. Il governo e la banca centrale si devono barcamenare tra 2 obiettivi apparentemente poco compatibili nel breve termine, ossia nello stimolare il ritorno alla crescita il primo e nel contenere l’inflazione la seconda.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/lausterita-arriva-in-russia-nel-mirino-pensioni-e-stipendi-pubblici/  

Inflazione Russia causata dal crisi rublo

La crescita dei prezzi è 4 volte più alta del target fissato dall’istituto, ma non scende, a causa del deprezzamento del rublo, che dall’inizio dell’anno ha perso il 6%, mentre su base annua risulta crollato del 39%.

A sua volta, l’indebolimento del cambio è provocato dal crollo delle quotazioni petrolifere, che riduce le esportazioni russe, un fenomeno simile a quello che si sta verificando nelle altre economie produttrici di materie prime, in questi mesi. D’altro canto, il rublo più debole contro il dollaro attutisce gli effetti della crisi dei prezzi energetici, aumentando i ricavi in valuta locale delle esportazioni di greggio e gas in dollari. Per questo, il governatore Elvira Nabiullina non può permettersi di lottare fino in fondo contro l’inflazione, alzando i tassi, perché deve sempre mantenersi lungo un complesso equilibrio, che tenga conto del deficit statale e del pil, compatibilmente con un’inflazione non troppo elevata, ovvero deve impedire un eccessivo deprezzamento del cambio, ma anche un suo rafforzamento tale da destabilizzare il bilancio dello stato. Per quanto il governo abbia margini di manovra per tagliare la spesa, senza una risalita delle quotazioni del greggio sarà dura tornare a crescere e a riequilibrare i conti pubblici, tenendo sotto controllo l’inflazione.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-banca-di-russia-chiede-al-governo-responsabilita-fiscale-contro-linflazione/              

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