Roubini sul Financial Times: Piano di Salvataggio per la Spagna Disperatamente Cercasi.

Per Roubini la ricapitalizzazione di Bankia non è altro che l'inizio di un pacchetto di salvataggio per la Spagna, ma questa volta è diverso...

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Sul Financial Times, Nouriel Roubini e Megan Greene sostengono che la ricapitalizzazione di Bankia non è altro che l’inizio di un processo di aumento di capitale per le banche Spagnole stimato dai 100 ai 250 miliardi, che non è concepibile possa essere sostenuto dal governo Spagnolo:

 
“Al fine di stabilizzare i livelli del debito pubblico dopo una ricapitalizzazione delle banche, la Spagna dovrebbe apportare una correzione alle sue finanze pubbliche che  è non solo irrealistica, ma anche autolesionista. Gli aumenti delle tasse e i tagli alle spese che sarebbero necessari renderebbero più profonda la recessione e porterebbero a un peggioramento del saldo primario.

 

Pe rientrare in un percorso di sostenibilità del debito estero, la Spagna avrebbe bisogno di un aggiustamento enorme nella sua bilancia commerciale. Nel breve periodo, un calo della domanda interna potrebbe rapidamente migliorare la bilancia commerciale. Tuttavia, nel medio termine, la Spagna potrà servire il proprio debito estero solo attraverso una crescita equilibrata e sostenibile, che richiede una tale svalutazione in termini reali che non potrà avvenire a meno che il valore dell’euro non scenda bruscamente.

Chiunque abbia seguito da vicino gli sviluppi nella zona euro, guardando situazione attuale della Spagna, sarà colpito dal déjà vu. L’incertezza sul settore bancario che mina la fiducia degli investitori sulla Spagna ricorda l’Irlanda del 2009 e 2010. Il circolo vizioso Spagnolo austerità-recessione è simile al processo che ha alimentato la contrazione economica in Grecia e Portogallo.

 

Secondo Roubini e Megan Greene, sarà quindi necessario un pacchetto di salvataggio anche per la Spagna, ma se i piani di bailout non hanno funzionato negli altri paesi, figuriamoci cosa potrebbe accadere in Spagna, che è un paese di dimensioni molto più grandi:

 

Nonostante i chiari segni di fallimento nei paesi che sono stati “salvati”, l’Unione sembra avviata a perseguire anche in Spagna un piano invariato. Ma la differenza cruciale tra la Spagna e gli altri paesi che sono stati “salvata” è la dimensione. Se le cose vanno male in Grecia, Portogallo e Irlanda, un secondo un piano di salvataggio è possibile. Ma per un paese grande come la Spagna, è una sfida alla sorte.

 

Un pacchetto di salvataggio per la Spagna potrebbe far guadagnare un po’ di tempo, ma il tempo può aiutare solo se viene utilizzato per generare crescita economica. Rendendo i crediti privati sul debito sovrano subordinati rispetto alle pretese della troika (Commissione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) anche un salvataggio rischia di ridurre le probabilità di riottenere l’accesso al mercato. Inoltre, con gli indicatori economici che mostrano che un peggioramento della recessione in Spagna, per un cambiamento della performance economica del paese sarebbe necessario un mutamento significativo di politica: una politica monetaria espansiva da parte della BCE, un euro più debole, uno stimolo fiscale nei paesi del centro, una austerità meno drastica nella periferia, più firewall internazionali e la condivisione del debito.

 

L’unica possibilità di vedere in Spagna un lieto fine è quella di un rapido e deciso intervento a Bruxelles, a Francoforte e nelle altre capitali Europee. Ma non è probabile che questo accada. La crisi Spagnola e della periferia dell’eurozona appaiono come una disastro ferroviario al rallentatore.

Gli autori sono rispettivamente presidente e direttore per l’economia Europea del Roubini Global Economics

 

 

Articolo originale: Desperately seeking a bailout for Spain and its banks

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