Roubini abbandona il catastrofismo: ecco le nuove previsioni

I tempi della Tempesta Perfetta sono lontani e Roubini riconosce l'importanza del ruolo avuto dalla Bce. Le previsioni dell'ex Dr. Catastrofe sono sempre più discutibili. E sull'Italia il professore auspica un governo Bersani-Monti

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I tempi della Tempesta Perfetta sono lontani e Roubini riconosce l'importanza del ruolo avuto dalla Bce. Le previsioni dell'ex Dr. Catastrofe sono sempre più discutibili. E sull'Italia il professore auspica un governo Bersani-Monti

Nouriel Roubini è stato definito un “catastrofista”, quando non più di sei mesi fa profetizzava la cosiddetta “tempesta perfetta” sui mercati finanziari dell’Eurozona. Eravamo ai primi di luglio del 2012, lo spread decennale BTp-Bund si avviava a tornare a quota 530 punti base, la Grecia usciva da due tornate elettorali devastanti con la prospettiva di un addio all’euro, la Germania studiava un piano per frantumare l’Eurozona e le borse erano in picchiata.  

Previsioni Roubini: una valanga di smentite per il Dr. Catastrofe

Il Professore di Economia alla New York University, Nouriel Roubini, prese la palla al balzo e fece scalpore con la sua dichiarazione in cui prevedeva l’uscita della Grecia dell’Euro, seguita dagli altri stati semi-periferici, tra cui l’Italia. L’economista riteneva che gli stati non avrebbero più avuto entro 90 giorni denaro per salvare le banche, con la conseguenza terribile di un’esplosione della crisi, tramite un corto circuito violento tra debiti bancari e debiti sovrani. Passò l’estate e l’euro resse, seppur con difficoltà. La profezia di Roubini fu smentita, ma il Prof tornò alla ribalta qualche mese fa con un’altra dichiarazione sorprendente, nella quale rinviava al 2013 la sua “tempesta perfetta” per l’Eurozona. Le ragioni? Gli ultimi vertici dell’Eurogruppo sarebbero stati insoddisfacenti; i debiti nazionali dovrebbero essere mutualizzati e la BCE dovrebbe stampare moneta. I banchieri sono avidi da mille anni e continueranno a fare male, tranne che non siano impiccati ai pali delle città o incarcerati.  

Previsioni economiche 2013: il peggio è stato evitato?

Siamo a metà gennaio del 2013. Non sappiamo cosa accadrà durante quest’anno, ma al momento viviamo una fase di forte rasserenamento del clima sui mercati finanziari del pianeta, in particolare, dell’Area Euro. E stavolta lo riconosce anche Roubini, che in un’intervista a Repubblica cambia idea, smentisce se stesso e ritiene che il peggio sia stato evitato solo grazie alla BCE, o meglio, alla Federal Reserve, che avrebbe fatto scuola con il suo programma di allentamento monetario “quantitative easing”. Cos’altro sarebbe se non una versione diversa del QE l’acquisto potenzialmente illimitato dei bond pubblici da parte di Francoforte?  

Roubini Italia: il professore ripete quello che la stampa dice da mesi

Quanto alle prospettive sull’Italia, Roubini auspica che alle prossime elezioni vinca il centro-sinistra, magari poi sostenuto da Monti, che vedrebbe bene come ministro dell’Economia, mentre (pur senza citarle) ritiene che le forze contrarie alle politiche del Prof, come il PDL di Silvio Berlusconi, siano irresponsabili. L’esito delle elezioni, secondo il Roubini-pensiero, insieme al grado di liquidità sui mercati internazionali e al raggiungimento del punto minimo toccato dalla nostra economia ci indicheranno dove andremo nei prossimi mesi, anche se nel migliore dei casi la ripresa avverrà alla fine di quest’anno e porterà a una crescita dell’appena 1% del pil nel 2014. Certo, le misure di Monti e la durezza della Germania nell’imporre l’austerità avrebbero creato eccessive sofferenze alle popolazioni, ammette l’economista, ma l’ideale sarebbe proseguire con il montismo, dandogli “un tocco di umanità”.  

Roubini si dimostra incapace di guardare all’America o non può guardare all’America?

L’uomo della “tempesta perfetta” si è trasformato in un perfetto trombone, nulla di più che un profeta (fortunatamente smentito) di sventura. Tanto catastrofico con l’Europa, quanto benevolo con l’America che lo ha naturalizzato cittadino made in USA. Per Roubini, se non si trovasse un accordo sull’innalzamento del tetto del debito sarebbe paradossalmente un bene per Washington, perché la paura sui mercati mondiali indurrebbe gli investitori a puntare sul dollaro quale bene-rifugio, facendo abbassare e non aumentare i rendimenti dei Treasuries. Certo, ammette Roubini, quando i detentori delle obbligazioni si sveglieranno, capiranno che il debito pubblico americano è insostenibile e la crisi colpirà anche l’America. Ma per ora, niente paura. Insomma, il Prof della NYU sembra oscillare tra catastrofismo di maniera e spensieratezza quando occorrerebbe un pò più di allerta. L’impressione è che si tratti di un veggente, in grado di prevedere le cose dopo che siano accadute. Nessuna analisi lucida, nessuna coerenza tra il Roubini dell’estate scorsa e quello di oggi. Da profeta di sventura si è arruolato nelle file dei sostenitori di un governo PD-Monti.

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Argomenti: Economia Italia, Economie Europa, Nouriel Roubini