Mercato forex sempre più in mano ai robot: meno emozioni, più vantaggi

Mercato forex sempre meno umano e più robotizzato. E la tecnologia consente di ottenere grossi benefici a chi investe.

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Mercato forex sempre meno umano e più robotizzato. E la tecnologia consente di ottenere grossi benefici a chi investe.

Il più grande mercato al mondo, con scambi quotidiani per 5.100 miliardi di dollari, è sempre meno umano e sempre più tecnologico. E la notizia è che la robotizzazione sarebbe ancora tutta da implementare nei prossimi anni, quando verosimilmente a comprare e vendere valute saranno sempre meno agenti in carne e ossa e sempre più algoritmi. Un sondaggio realizzato da TradeTech FX su 100 operatori sul mercato forex nel Nord America, 94 hanno risposto che intendono automatizzare ulteriormente gli scambi entro i prossimi tre anni. Il 62% degli intervistati sostiene di avere automatizzato un quarto dei flussi o pure meno, mentre solo l’8% più della metà. In sostanza, vi sarebbe ancora molto spazio per accrescere il ruolo della tecnologia nella determinazione dei tassi di cambio tra valute.

Poche settimane fa, un dirigente di HSBC è stato il primo ad essere condannato per avere frodato i clienti, nell’ambito di una inchiesta dei magistrati americani, che ad oggi ha inflitto alle banche multe per 10 miliardi di dollari. La robotizzazione dovrebbe minimizzare anche tali episodi, riducendo quel tocco umano nelle negoziazioni, che possa prestarsi a comportamenti non trasparenti. Cosa ancora più importante è che l’uso crescente della tecnologia sul forex starebbe incrementando gli attori coinvolti negli scambi, i livelli di questi ultimi e, in definitiva, il grado di liquidità di questo già immenso mercato. (Leggi anche: Manipolazione cambio valute, multate 5 banche)

Meno emozioni, più informazioni

Inoltre, gli ordini vengono inviati conservando l’anonimato di chi li effettua, cosicché sempre meno si è capaci oggi di capire se un grosso investitore abbia sentimenti “bullish” o “bearish”. In altre parole, i robot consentirebbero scambi più neutrali, meno esposti agli umori del mercato, magari a seguito degli ordini di acquisto o vendita di una specifica valuta da parte di uno o più grandi investitori, capaci di imprimere così una direzione all’intero mercato, almeno nel breve o brevissimo termine.

Altro aspetto non meno interessante riguarda la capacità della tecnologia di incorporare nelle “decisioni” di investimento un numero di informazioni notevolmente più elevato di quello che un essere umano potrebbe assorbire nello stesso tempo dato. Serva solo un esempio: l’occhio umano è in grado di percepire 24 immagini al secondo, mentre un robot lavora alla velocità della luce (300.000 km/s). Dunque, la tecnologia consente di effettuare investimenti sulla base di una quantità di dati notevolmente superiore a quella di cui mai potrebbe tenere conto un trader in carne ed ossa. Per non parlare dell’aspetto emozionale, inesistente per un robot guidato da algoritmi.

Trading veloce, con qualche rischio

Con la sostituzione dell’uomo da parte della tecnologia, il mercato forex riesce, come dicevamo sopra, ad essere maggiormente liquido e lungo tutto l’arco delle 24 ore. Ciò ha consentito la nascita del cosiddetto “trading ad alta frequenza” (“High Frequency Trading”), scambi della durata anche di pochi istanti, spesso frutto di ordini aperti e chiusi nel giro di 4-5 secondi, in modo da sfruttare i movimenti di un cross valutario di brevissimo termine. L’HFT è ormai largamente diffuso per gli investimenti sul mercato dei cambi, anche se non privo di qualche rischio. Avete presente alcuni casi recenti di “flash crash”, come quello che oltre un anno fa ha colpito la sterlina? Ebbene, conseguenza, pare, proprio della robotizzazione degli scambi. (Leggi anche: Investire nel forex, ecco gli strumenti più spinti)

Che cosa succede? In alcuni momenti, il mercato forex è meno liquido di altri. Si pensi al cambio euro-dollaro, i cui scambi sono quantitativamente al massimo dalle ore 15.00 alle ore 17.00 ore italiane, ovvero quando per un fatto di fuso orario, sono aperti contemporaneamente i mercati di USA ed Europa. Nelle ore seguenti, tuttavia, gli ordini procedono e pure di notte, quando sia gli americani che gli europei, in teoria, dormirebbero.

Vengono immessi sugli altri mercati, che sempre per un fatto legato al fuso orario, si trovano aperti, come l’Asia. Tuttavia, il grado di liquidità scende ai minimi della giornata, con la conseguenza che basterebbe un grosso ordine di vendita o di acquisto a muovere i prezzi nell’una o nell’altra direzione in maniera pesante.

Il fenomeno del “flash crash” risente dell’uso di algoritmi, che automaticamente chiudono gli ordini al raggiungimento di un prezzo minimo impostato, ma con la conseguenza che se molte posizioni vengono liquidate contemporaneamente a un dato tasso di cambio, visti gli scarsi scambi vigenti, si registra sul mercato un tonfo, anche di pochi istanti, ma che non avverrebbe con ogni probabilità nelle ore di alta liquidità e in presenza di traders umani, in grado di reagire in maniera meno automatica. Cambia così anche la figura del trader, il quale è sempre più tenuto a comprendere quando utilizzare la tecnologia e quando questa potrebbe danneggiare le transazioni. Una cosa è certa: nel prossimo futuro, i robot saranno sempre più attivi e utili sul mercato forex, dove l’uomo si ritaglierà un ruolo non meno importante, quello di predisporre algoritmi sempre più sofisticati per consentire ai loro “colleghi” senza cuore di operare al meglio. (Leggi anche: Denaro gestito da un robot, ecco come)

 

 

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