Rivoluzione saudita: vivere senza petrolio già dal 2020

Il petrolio non sarà più dominante nell'economia saudita. Lo ha svelato il Principe bin Salman alla presentazione del suo programma di transizione al 2030, il "Saudi 2030 Vision". Cambiamenti notevoli sin dal 2020.

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Il petrolio non sarà più dominante nell'economia saudita. Lo ha svelato il Principe bin Salman alla presentazione del suo programma di transizione al 2030, il

Era un appuntamento attesissimo dalla comunità economica internazionale e il Principe Mohammed bin Salman non ha deluso le aspettative, quando ieri ha svelato i contenuti del suo “Saudi 2030 Vision”, ovvero il piano rivoluzionario, che nel giro di appena 14 anni porterebbe l’Arabia Saudita a sganciarsi dal petrolio e a trasformarsi in un’economia diversificata. Un obiettivo apparentemente arduo per un paese, dove quasi l’80% delle entrate statali deriva dalla vendita di greggio e dove su 30 milioni di abitanti, 10 milioni sono stranieri, dato che l’occupazione saudita è bassissima, vuoi perché le donne quasi non possono lavorare, vuoi anche perché c’è poca convenienza a cercare un impiego, se lo stato ti fa vivere quasi gratis, grazie ai proventi dell’oro nero.

Risultato? I due terzi degli occupati sono alle dipendenze del settore pubblico e la disoccupazione è oggi sopra l’11%.

Meno sussidi energetici e più lavoro nel futuro saudita

Tutto questo sta per finire. Lo ha capito sin dal suo arrivo al potere un anno fa il Principe, figlio di Re Salman, che ad appena 30 anni di età ha l’ultima parola, come nessuno mai prima, su ogni decisione nel Regno, avendo ottenuto la nomina a numero due della Corona. Ma già dal 2020, anno in cui sarà raggiunto il pareggio di bilancio, ha spiegato entusiasta, Riad sarà in grado di ottenere entrate diverse dal petrolio per 100 miliardi di dollari all’anno, risparmiando al contempo 30 miliardi dal taglio dei sussidi e degli ingenti sprechi pubblici e registrando 10 miliardi di gettito IVA. Le novità, che certamente non faranno piacere ai sudditi, sono l’introduzione di tasse sinora mai riscosse nel regno, come quelle sui consumi, appunto, ma anche sui beni di lusso, mentre non è stata prevista alcuna aliquota sui redditi. I sussidi sulla benzina e le bollette della luce verranno tagliati, così come si pagherà il pedaggio in autostrada.      

IPO Aramco sarà la svolta

Insomma, la vita non sarà più gratis per i sauditi, che dovranno accettare anche la sfida di trovarsi un lavoro per vivere, un fatto scontato nel resto del pianeta, ma non ancora qui. In un’ottica di incentivo dell’occupazione, il Principe potrebbe aprire anche alle donne. Fosse per lui, avrebbe riferito in colloqui privati con alcuni leader stranieri, potrebbero anche guidare l’auto, come ai tempi facevano con i cammelli, ma ha lasciato trasparire le resistenze del potente clero wahabita, il più conservatore al mondo. Nel futuro dell’Arabia Saudita non ci sarà, quindi, solo petrolio, di cui il regno detiene le seconde riserve più grandi al mondo dopo il Venezuela, con 260 miliardi di barili. Ma occupata ad estrarre greggio dai pozzi, spiega bin Salman, ha dimenticato di possedere anche ingenti quantità di oro, zinco, fosfati, così come il 6% di tutto l’uranio del pianeta. Riad farà leva anche su queste risorse incredibilmente preziose, ma finora secondarie per l’economia locale. E, infine, l’atteso annuncio: il regno si doterà finalmente di un fondo sovrano, che dovrebbe arrivare a 2.000 miliardi di dollari, ovvero tre volte il pil attuale saudita. Entro l’anno prossimo dovrebbe essere quotato in borsa il 5% di Aramco, la compagnia petrolifera statale, il cui valore è stimato in oltre 2.000 miliardi.

Sarebbe l’IPO più grande di sempre al mondo, visto che solamente un ventesimo del capitale quotato equivarrebbe a più di 100 miliardi, rappresentando così una fetta pesante della capitalizzazione della Borsa di Riad, che oggi è pari a poco più di 400 miliardi. Al fine di piazzarne le azioni ovunque, sarebbe in programma una quotazione secondaria anche altrove (Londra o Wall Street?).        

Debito saudita salirà ancora

Certo, il passaggio da un’economia petrolifera a una diversificata non sarà semplice e indolore. Non solo, come abbiamo detto, i sudditi dovranno cercarsi un lavoro e iniziare a pagare a prezzi meno vantaggiosi luce e carburante, ma anche le casse statali resteranno sotto pressione. Fino allo scorso anno, il regno aveva bisogno di quotazioni a 100 dollari al barile per mantenere il bilancio pubblico in pareggio, ma grazie ai tagli della spesa, il “break-even” è sceso a 67 dollari, pur nettamente al di sopra dei 40-45 dollari del range attuale.

Per questo, il deficit rimarrà elevato e il rapporto tra debito pubblico e pil salirà quasi al 35% entro i prossimi 2 anni. Era al 2% nel 2013, il livello più basso al mondo. Dal picco toccato nel settembre del 2014, le riserve valutarie saudite sono diminuite di 116 miliardi a circa 616 miliardi di dollari. Per la prima volta dal 2007, lo scorso anno Riad è tornata a rifinanziarsi sui mercati con l’emissione di bond a medio-lungo termine, mentre per la prima volta in 25 anni, questo mese ha negoziato con alcune banche internazionali un prestito da 10 miliardi.

Rendimenti bond sauditi salgono

All’inizio di aprile, Fitch ha tagliato il rating sovrano del paese ad “AA-“, il quarto livello più alto. I rendimenti dei bond sauditi stanno salendo, anche se non si dispone di una curva delle scadenze, in conseguenza delle mancate emissioni negli ultimi anni. Di certo, la nuove “visione” sull’economia della monarchia dei Saud segnala al mercato di non puntare più sul greggio quale fondamento per la sua sopravvivenza. Nei giorni scorsi, lo stesso Principe bin Salman aveva dichiarato che Aramco sarà trasformata da una compagnia petrolifera a una “energetica”, intendendo, quindi, che il regno punterà anche su fonti alternative e rinnovabili, com’è nei piani da mesi. Questo significa anche che Riad potrebbe sopportare basse quotazioni anche per un periodo tendenzialmente lungo, un fatto che dovrebbe creare qualche preoccupazione tra quanti, invece, vedono nel greggio il futuro prossimo e lontano della propria economia.  

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