Rivoluzione fiscale in Spagna: taglio delle tasse per rilanciare l’economia

In Spagna, il governo ha annunciato una riduzione delle tasse su famiglie e imprese. Grazie a queste misure, la crescita dovrebbe aumentare dello 0,55% del pil in 2 anni.

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L’ultimo consiglio dei ministri del governo Rajoy, in Spagna, ha segnato una svolta di politica economica nel paese, dopo anni di austerità fiscale. Il taglio delle tasse annunciato prima del fine settimana sembra la risposta del Partito Popolare al governo al calo dei consensi alle elezioni europee, anche se la maggioranza ha comunque vinto contro l’opposizione socialista. Sul piatto, il governo ha messo 7,6 miliardi per il biennio 2015 e 2016, che dovranno andare a ridurre progressivamente l’Irpef spagnola dell’8% nel primo anno e del 12,5% nel secondo. Gli scaglioni di reddito passeranno da 7 a 5. L’aliquota più bassa scenderà dal 24% al 19%, quella più alta dal 52% al 45%. I benefici saranno anche per le imprese, con l’aliquota sulle società che scenderà in due anni dal 30% al 25% e sarà unica sia per le piccole che per le grandi imprese. Buona parte del gettito sarà ottenuto dal taglio di tutte le agevolazioni fiscali alle stesse imprese, ad eccezione dei costi sostenuti per la ricerca e lo sviluppo. Non è passata, invece, la proposta di Bruxelles e della stessa Banca di Spagna di aumentare l’IVA per spostare la tassazione dai redditi ai consumi. Il ministro dell’Economia, Cristobal Montoro, subito dopo la riunione del governo, ha dichiarato che l’impatto delle misure sarà positivo e pari allo 0,55% di crescita in più sul pil entro il 2016. La crescita è attesa dalla Commissione europea all’1,1% per quest’anno e dovrebbe accelerare al 2,1% nel 2015. Quanto al deficit, è atteso in calo al 5,6% del pil per l’anno in corso dal 6,1% del 2013, mentre il debito dovrebbe salire al 100%. Nonostante i segnali di miglioramento dell’economia spagnola, la disoccupazione resta altissima, pari al 26,3%, pur in lieve calo negli ultimi mesi. Ma dal consiglio dei ministri è uscito un messaggio di svolta nelle politiche fiscali di Madrid, tese e dare forza a un pil trainato dalle esportazioni e a rendere più efficiente e allettante l’economia. Le riforme messe in atto dal premier Mariano Rajoy farebbero ben sperare. Da qui si spiega il minore spread tra Bonos e Bund, in zona 140 punti base per i titoli a 10 anni, una ventina in meno del differenziale BTp-Bund.   APPROFONDISCI – Sofferenze bancarie al top in Italia e Spagna. Sarà davvero ripresa? La Spagna batte l’Italia anche nella ripresa. E noi dove andiamo?          

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