Zucchero come quote latte? In Europa si cambia da ottobre, trema il settore

Zucchero, da ottobre si cambia. In Europa potrà essere venduto a prezzi più bassi e anche esportato nel resto del mondo. Il settore trema, ma c'è motivo di tenere la liberalizzazione?

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di Giuseppe Timpone, publicato il
Zucchero, da ottobre si cambia. In Europa potrà essere venduto a prezzi più bassi e anche esportato nel resto del mondo. Il settore trema, ma c'è motivo di tenere la liberalizzazione?

I prezzi dello zucchero sono in forte calo del 30% su base annua, segnando un crollo del 53,5% dall’1 gennaio del 2011, quando si attestavano a 811,60 dollari per tonnellata. Adesso, sono scesi a 377 dollari, ma le quotazioni sarebbero destinate persino ad abbassarsi ulteriormente, in conseguenza di un raccolto atteso elevato nel mondo. Solo l’uragano Irma aveva riacceso le speranze dei traders, che si sono rivelate vane, però. La domanda globale di zucchero quest’anno segna una crescita quasi stagnante, colpita dal crescente salutismo tra i consumatori, consapevoli dei rischi legati all’assunzione eccessiva, se è vero che colossi alimentari come la Coca Cola stanno cercando alternative per ridurre le quantità di zucchero presenti nelle sue bevande e sostituirle con altri dolcificanti meno negativi per la salute. (Leggi anche: Guerra allo zucchero: industria alimentare taglia dosi per cibi e bevande)

Ma in Europa, oltre alla congiuntura internazionale negativa, i coltivatori della barbabietola da zucchero rischiano un duro colpo dalla liberalizzazione decisa dalla Commissione UE a partire dal mese prossimo, quando il prezzo minimo garantito loro alla vendita sarà tagliato del 36%, si potrà coltivare tutto lo zucchero che si vuole e le raffinerie potranno vendere il prodotto a chi desiderano. Il passaggio segna la fine parziale della politica a tutela del settore, adottata a partire dal 1968 e che si pone l’obiettivo di tenere alta la produzione interna con prezzi superiori a quelli che vi sarebbero in un regime di libero mercato, unitamente a elevati dazi sulle importazioni di zucchero di canna, che nel resto del mondo rappresenta l’80% dello zucchero complessivamente consumato.

Zucchero come quote latte?

Il settore teme adesso un contraccolpo simile a quello subito nella primavera di due anni fa dai produttori di latte, dopo l’addio alle quote, che ha provocato un crollo verticale dei prezzi e la chiusura di migliaia di stalle, costringendo Bruxelles a intervenire con lo stanziamento di un miliardo di euro in favore delle piccole attività, onde evitarne la scomparsa totale. Lo zucchero, però, non è il latte, perché generalmente i coltivatori di questa materia prima sono soliti occuparsi anche di altri cereali, come le patate, contrariamente ai caseifici, che dipendono quasi esclusivamente da un unico prodotto e dai suoi derivati. In altri termini, anche se subissero un calo forte dei prezzi, i coltivatori di barbabietole da zucchero sarebbero in grado di compensare i danni puntando sui maggiori ricavi da altre coltivazioni. (Leggi anche: Quote latte addio, ecco cosa significa per produttori e consumatori italiani)

I primi segnali sul mercato parrebbero dare ragione a questa tesi. Secondo i dati della Commissione europea, una tonnellata di zucchero a maggio veniva venduta a 497 dollari a tonnellata e attualmente i contratti forward risultano sui 450 euro, che al cambio attuale farebbero circa 500 dollari, sostanzialmente in linea con i livelli della primavera scorsa. Pertanto, nessun crollo delle quotazioni sarebbe in atto, in previsione dell’imminente liberalizzazione. L’Europa non è l’unica area del mondo a registrare timidi passi nel senso di un’apertura al mercato mondiale. Per fronteggiare un calo degli stock, l’India ha tagliato al 25% i dazi sulle importazioni di 300.000 tonnellate di zucchero, tenendo al 50% quello sulle esportazioni.

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