Rivoluzione in banca: con la fintech denaro gestito da un robot, ecco come

Intervista a Fabrizio Villani, co-founder di Fintastico, una start-up attiva nella fintech, settore rivoluzionario per il sistema bancario e finanziario tradizionale. Ecco come ci spiega la gestione sempre meno "umana" dei tuoi soldi e come funzionano i Bitcoin.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Intervista a Fabrizio Villani, co-founder di Fintastico, una start-up attiva nella fintech, settore rivoluzionario per il sistema bancario e finanziario tradizionale. Ecco come ci spiega la gestione sempre meno

La banca tradizionale come la conosciamo oggi avrebbe i giorni contati. C’è una rivoluzione silente, ma non per questo non dirompente, che sta travolgendo il settore bancario-finanziario: la fintech. Per capire di cosa parliamo, abbiamo realizzato un’intervista con Fabrizio Villani, giovane co-founder della start-up Fintastico (https://www.fintastico.com/it/). Ci spiega come sta cambiando già la gestione dei tuoi soldi in banca.

Dott Villani, lei è a capo di Fintastico, una startup fintech. Se ci dovesse spiegare in poche e semplici parole cosa significa “fintech”, che risponderebbe?

Villani: Il fintech è un settore nato a seguito della crisi finanziaria del 2007/2008 come risposta alla crisi nata all’interno del settore bancario. Si tratta di piattaforme e applicazioni per lo smartphone che permettono, attraverso l’utilizzo delle più recenti tecnologie di gestire al meglio le proprie finanze a costi solitamente più contenuti e trasparenti rispetto al canale bancario tradizionale. 
Diciamo la tecnologia applicata alla finanza. In sé non sarebbe una novità, ma qualcosa sta cambiando da qualche anno. Ecco, è proprio di questo che vorremmo ci illuminasse: qual è e quale sarà il ruolo del consulente finanziario/bancario di oggi e del futuro e quale quello della tecnologia?

Villani: I roboadvisor stanno prendendo sempre più piede come metodo alternativo alla gestione dei consulenti finanziari. I robo advisor possono essere anche complementari all’attività del consulente tradizionale e non minacciano il business model della banca ma migliorano l’esperienza d’uso offrendo una migliore interazione con il cliente. Il ruolo del consulente finanziario sta cambiando e la tecnologia deve essere un elemento di questo cambiamento. (L’intervista prosegue nella pagina seguente)

Si sente di assicurare che con lo sviluppo e il ricorso sempre più ampio alla fintech, le decisioni ultime in materia di investimenti e gestione delle finanze spetteranno all’uomo?
Villani: Attraverso il fintech all’interno del settore degli investimenti, le decisioni ultime spetteranno sempre di più ad algoritmi e automatismi pre-impostati dall’uomo sulla base del profilo di rischio dell’utente e che vengono supervisionati in ultima istanza dall’uomo. Ma sarà tutto più automatizzato, anche grazie agli sviluppi sempre maggiori dell’intelligenza artificiale. Anche il ruolo degli sviluppatori sarà messo in discussione nel futuro, ci sono software che si programmano da soli, non è fantascienza, sta già avvenendo.
E Lei non pensa che il piccolo investitore, maggiormente avverso al rischio e più “tradizionalista” potrebbe essere dissuaso in futuro dall’affidare i propri denari a una banca, sapendo che non più un essere umano, bensì un robot deciderà quale fine questi faranno? Ovvero, non esiste il rischio di alienare un segmento non indifferente del mercato del risparmio?

Villani: Le banche stanno sviluppando roboadvisor da relativamente poco tempo, sono le imprese fintech ad offrire servizi di roboadvisor (alcuni esempi italiani sono moneyfarm e advise only). Non c’è il rischio di alienare nessuno, perché i clienti più “tradizionalisti” troveranno sempre un consulente finanziario a loro disposizione, è ovvio che altri clienti più “tecnologici” si affideranno invece a queste soluzioni che grazie ad un uso delle più recenti tecnologie, un servizio clienti più professionale e la trasparenza di sapere tutti i costi in anticipo stanno conquistando quote di mercato sempre più importanti. Con le applicazioni di messaggistica istantanea (whatsapp/telegram) nessuno sta utilizzando più gli sms, ecco con i roboadvisor rischia di essere più o meno la stessa cosa. (L’intervista prosegue nella pagina seguente)

Dal luglio scorso, a Wall Street esiste un apposito indice per le società fintech, la cui performance ad oggi risulta superiore agli altri comparti. E’ il segno di quanto il fenomeno si stia diffondendo. A che punto siamo messi in Italia, specie in relazione al resto del mondo?

Villani: L’ecosistema italiano delle startup è indietro rispetto ai nostri partner europei, figuriamoci rispetto al resto del mondo. In un paese bancocentrico come l’Italia, la sfida delle imprese fintech è una sfida da sostenere in qualsiasi modo. L’anno scorso le 200 imprese fintech che ci sono in Spagna hanno ricevuto 250 milioni di investimento, in Italia le circa 150 imprese che abbiamo mappato su Fintastico.com hanno ricevuto circa 40 milioni di euro, è un dato che deve far riflettere. Non ci mancano i soldi, ma li stiamo investendo in salvataggi pubblici, invece che nel futuro del nostro paese e nelle iniziative dei giovani. Unica nota positiva è che la Consob si sta attivando per dotare il paese di una regolamentazione all’avanguardia come succede nel Regno Unito, in modo da permettere che questo settore cresca e si sviluppi anche in Italia. L’opportunità è grossa, con la Brexit molte imprese fintech stanno pensando di muoversi in altre geografie. Il sindaco Sala aveva parlato di una Milano Fintech, solo promesse o fatti concreti? Il tempo ci darà le risposte altrimenti… le imprese fintech continueranno ad emigrare come il capitale umano e sentiremo sempre di più parlare di imprenditori italiani di successo a Londra o in Silicon Valley. (L’intervista prosegue nella pagina seguente)

Insomma, in Italia prevale la salvaguardia dello status quo. All’inizio Lei parlava di costi più bassi. Potrebbe farci qualche esempio, magari per la sua Fintastico?
Villani: Fintastico.com parte dal presupposto che il Fintech è un tema molto frammentato e ha come obiettivo quello di essere un contenitore per tutti i servizi e le iniziative di tutto il mondo. Le cataloghiamo e le rendiamo accessibili mediante modalità di ricerca semplificate, per area di interesse e per nazionalità (vedi anche qui: https://www.fintastico.com/it/servizi/categorie/). In questo modo avviciniamo il consumatore finale a questo settore che in Italia è ancora troppo relegato solo agli “addetti ai lavori”.

All’estero sia imprese che consumatori finali stanno risparmiando e molto dall’utilizzo di queste soluzioni. Per fare un esempio un pochino più pratico, esistono servizi che semplificano al massimo i trasferimenti verso i paesi non EU. In pochi passaggi, basta indicare dove e a chi si vuole inviare il denaro e pagare nella propria valuta, tramite bonifico bancario o con la carta. Le piattaforme di Peer-to-peer (P2P) convertono il denaro nella valuta del destinatario al tasso medio di mercato, facendoti risparmiare sulle commissioni (anche rispetto a chi ti dice di non averne). (Leggi anche: Addio banca tradizionale, prestito tra privati è il futuro)

Su questo tipo di piattaforme, non ti verranno mai fatte pagare le commissioni nascoste o i rincari che tipicamente vengono applicati ai trasferimenti internazionali dalle banche. Questo è uno dei mille esempi che si possono fare per quanto riguarda le applicazioni fintech, invito chi volesse saperne di più a farsi un salto su Fintastico e aprirsi un account attraverso Fintastico. Al momento il nostro servizio è offerto in modalità Freemium, ovvero consiste nell’offrire gratuitamente una versione di base del prodotto, e nel proporre a pagamento funzionalità aggiuntive proprietarie, oppure una versione premium del prodotto contenente funzionalità aggiuntive non presenti nella versione base. È una modalità tipica del web, la banca fa lo stesso?

A suo avviso, l’espansione della fintech minimizzerebbe le probabilità di crisi bancaria, come quella che stiamo vivendo in questi anni? In altre parole, un robot advisor sarebbe maggiormente in grado di evitare di prestare denaro a chi non è poi in grado di restituirlo e a minimizzare le perdite relative agli investimenti effettuati?
Gli attuali approcci che le banche utilizzano per gestire le frodi non funzionano. Le frodi si verificano prima che possano essere rilevate e la loro identificazione non è molto accurata. Ci vuole molto tempo per risolvere le frodi che causano la frustrazione dei consumatori finali. La maggior parte delle banche gestisce tipicamente la frode in due modi. Il primo approccio prevede l’abilitazione di piattaforme e strumenti necessari nonché l’applicazione di politiche che aiutino nell’identificazione e nella prevenzione delle frodi. Il secondo approccio prevede la restituzione dei fondi persi ai consumatori. Quest’ultimo approccio è peggiore perché abitua i consumatori ad essere negligenti nella gestione dei loro soldi. Alla fine, i truffatori vincono e le banche perdono. I consumatori non ne escono vincitori perché i truffatori possono decidere di utilizzare l’identità dei consumatori e continuare a causare ulteriori danni. È ora di riavviare l’intero processo di identificazione, gestione e prevenzione delle frodi. Utilizzando nuove piattaforme digitali e algoritmi, l’analisi dei dati e l’utilizzo di nuovi strumenti introdotti dalle startup, le banche possono progettare un’esperienza che sia non solo positiva per i consumatori ma anche avere la possibilità di implementare sistemi di controllo per impedire le frodi.

Il fintech non si riduce ai soli roboadvisor, per quanto riguarda l’attività di prestare denaro alle persone o alle piccole medie imprese ci sono piattaforme digitali che permettono di svolgere questo tipo di attività, nei team di queste imprese ci sono risk manager proprio come nelle banche, la differenza è che prestando capitali privati, le accortezze e i controlli sono maggiori che in banca dove troppo spesso, sopratutto negli anni passati, siamo stati abituati a prestiti facili e magari ad “amici degli amici”. Gli NPL non vengono fuori dal nulla, ma sono il frutto di una gestione sbagliata dei soldi e del modo di fare banca.  (L’intervista prosegue nella pagina seguente)

Parlando di tecnologia applicata alla finanza, non possiamo non fare accenno ai Bitcoin, le cui quotazioni sono letteralmente esplose negli ultimi tempi, arrivando a guadagnare il 185% quest’anno. Ci potrebbe spiegare sinteticamente in cosa consiste la tecnologia blockchain che vi sta dietro? Possiamo fidarci? Lei ci investirebbe una porzione rilevante dei soldi dei suoi clienti?
Villani: Nel “grande pentolone” fintech io ci inserisco anche l’insurtech, il regtech, il proptech e le cryptovalute o le valute digitali come nel caso del bitcoin, su fintastico è possibile approfondire i vari settori. Attualmente un bonifico bancario dalla banca A alla banca B si muove attraverso il sistema SWIFT, è per questo che ogni banca ha il suo codice swift. La blockchain è semplicemente il sistema con il quale si può trasferire un asset digitale, la sua applicazione originale è per trasferire i bitcoin.
Per spiegare la blockchain basti pensare a un libro contabile condiviso da tutti i partecipanti, immaginiamo di ritrovarci intorno a un tavolo (internet) e di avere tutti la possibilità di sapere quanti soldi ha il mio vicino e quanti me ne deve ancora dare, senza avere un controllo da parte di una entità centralizzata (banche centrali). Il sistema è decentralizzato. Qualcuno parla della blockchain come l’internet del futuro, quanto vale per voi l’internet del futuro? Credo sia anche per questa ragione che il prezzo del Bitcoin sia salito nelle ultime settimane. Le banche si sono ingolosite e oltre alla blockchain pubblica che tutti possono vedere stanno sviluppando delle blockchain private, molto simili a database privati criptografati con dei controllori che controllano le varie transazioni, non molto diverso dal sistema attuale ma con costi inferiori.
Bisogna sempre fare una distinzione tra blockchain pubblica e blockchain private. La vera innovazione è la blockchain pubblica. Per quanto riguarda le cryptovalute, pur seguendo tutte le evoluzioni, al momento non ho una posizione aperta in nessuna cryptovaluta. Sono un imprenditore, non un trader. Non investo una porzione rilevante dei soldi dei miei clienti, semplicemente perché i miei clienti hanno la libertà attraverso Fintastico di capire quale servizio finanziario innovativo (fintech) si adatta alle loro esigenze e bisogni e possono utilizzarlo senza aver bisogno di una nostra guida.
Grazie della sua gentile intervista, Dott.Villani. Torni a trovarci quando lo riterrà opportuno.
 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Banche italiane, Bitcoin, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia, Economia USA, Economie Asia

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