Rivalutazione quote Bankitalia: i soci costretti a vendere e quanto incasseranno

Il capitale di Bankitalia è stato di recente rivalutato per decreto a 7,5 miliardi. Ecco chi detiene quote superiori al limite fissato del 3%.

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Il capitale di Bankitalia è stato di recente rivalutato per decreto a 7,5 miliardi. Ecco chi detiene quote superiori al limite fissato del 3%.

La rivalutazione del capitale della Banca d’Italia a 7,5 miliardi, avvenuto per decreto nel 2013, ha innalzato a 25.000 euro il valore di ciascuna delle 300.000 quote nelle mani degli azionisti di Via Nazionale. Lo stesso decreto ha previsto l’obbligo di cedere le quote eccedenti il 3% del capitale entro la fine del 2016. Chi non lo fa, si vedrà “congelati” i diritti di voto al di sopra della suddetta soglia, né potrà incassare un dividendo superiore al 3% di quello distribuito complessivamente dall’istituto.

Ma chi sono gli azionisti di Bankitalia e quali di loro saranno costretti nei prossimi mesi a cedere parte delle quote detenute? Palazzo Koch ha aggiornato la lista dei soci all’1 gennaio scorso, composta da 64 istituti. Il più influente è Intesa-Sanpaolo con il 25,6% del capitale, mentre l’azionista di minore peso è Banca del Monte di Lucca, che con appena 2 quote, detiene solamente lo 0,00067%.

Rivalutazione quote Bankitalia, ecco chi deve cedere parte del capitale

Il limite del 3% impone la cessione agli azionisti con più di 9.000 quote. Allo stato attuale, sono in cinque ad essere sottoposti a tale onere: la suddetta Intesa-Sanpaolo, seguita da Unicredit (18,68%), Cassa di Risparmio di Bologna (6,2%), Generali (5,48%) e Banca Carige (4,03%). Complessivamente, quindi, entro la fine dell’anno saranno cedute sul mercato quasi 135.000 quote, pari al 45% del totale. C’è già un potenziale acquirente di 9.000 quote, ossia il limite massimo detenibile: la Compagnia di Sanpaolo, azionista di Intesa-Sanpaolo. Lo ha annunciato il presidente dell’ente, Luca Remmert, in attesa che Bankitalia definisca le regole per la compravendite delle quote sul mercato secondario. La Compagnia dovrebbe sborsare fino a 225 milioni di euro per accaparrarsi il 3% del capitale dell’istituto, che certamente staccherà in favore della banca controllata. Insomma, uno scambio azionario tra controllante e controllata, che la dice lunga sull’effettiva volontà del sistema bancario italiano di disfarsi del capitale eccedente di Via Nazionale. Resta da vedere se l’operazione di Ca’ de Sass sia fattibile, ovvero se possa aversi un semplice trasferimento di quote tra banca e fondazione-azionista, formalmente ineccepibile, ma che farà certo storcere il naso a più di uno degli altri soci.

E quanto incasseranno dalla cessione le suddette banche? Intesa-Sanpaolo dovrebbe riscuotere entro l’anno un assegno di quasi 1,7 miliardi, al lordo delle imposte sulle plusvalenze; Unicredit ricaverà quasi 1,2 miliardi, Cassa di Risparmio di Bologna 240 milioni, Generali 186 milioni e Banca Carige 75 milioni.  

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