Riunione BCE, perché oggi Draghi dovrebbe restare abbastanza “dovish”

Riunione BCE oggi. Vediamo perché il linguaggio del governatore Mario Draghi dovrebbe restare da "colomba".

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Riunione BCE oggi. Vediamo perché il linguaggio del governatore Mario Draghi dovrebbe restare da

Si tiene oggi a Francoforte la quinta riunione della BCE, la prima dopo le dichiarazioni da “falco” del governatore Mario Draghi, rese in Portogallo alla fine di giugno, con le quali avrebbe segnalato ai mercati l’imminente arrivo del “tapering”, la riduzione degli stimoli monetari ancora in corso. L’istituto precisava a breve distanza di tempo, che le parole di Draghi fossero state fraintese, quanto meno esagerate nel loro significato reale. Il governatore aveva parlato di fine del rischio deflazione nell’Eurozona, rassicurando sul fatto che il calo dell’inflazione negli ultimi mesi sarebbe conseguenza di fattori contingenti, non strutturali.

Da allora, il rendimento decennale del Bund è passato dallo 0,25% allo 0,55% di oggi, ma arrivando fino a un massimo dello 0,63%. I BTp a 10 anni sono arrivati a rendere lo 0,40% in più e oggi si attestano al 2,18%. Il cambio euro-dollaro ha nel frattempo compiuto nuovi passi in avanti, passando da meno di 1,12 a oltre 1,15. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro oltre 1,15, perché e dove arriverà?)

Euro su, petrolio giù quest’anno

Ma di preciso cosa si aspetterebbero i mercati? Non certo un imminente rialzo dei tassi, quanto l’annuncio di una riduzione graduale del “quantitative easing” dai 60 miliardi mensili attuale, in scadenza nel dicembre prossimo. Draghi potrebbe segnalare l’intenzione di tagliare il programma di acquisti dopo la fine di quest’anno, anche se appare non così probabile che si lanci in indicazioni vere e proprie.

Se dovesse mostrarsi abbastanza “falco” da imprimere l’acceleratore sulla svolta monetaria, l’euro si rafforzerebbe ulteriormente e i rendimenti sovrani nell’area salirebbero a livelli ancora più alti, minacciando la ripresa economica, specie degli stati più deboli, tra cui l’Italia, nonché impattando negativamente sulla stessa inflazione.

Un paio di dati ci suggeriscono che il linguaggio utilizzato oggi da Draghi in conferenza stampa sarà ancora complessivamente “dovish”, ovvero più da “colomba”. Dall’inizio dell’anno ad oggi, il cambio euro-dollaro ha guadagnato il 10%, mentre il petrolio ha ceduto il 13,5%. Il combinato tra i due trend implica un crollo dei costi per i beni importati, specie quelli energetici, che a sua volta tende a rallentare l’inflazione nell’Eurozona. (Leggi anche: Euro, tassi, oro e petrolio: mercati stravolti)

Inflazione in ripresa, al netto dell’energia

Negli ultimi mesi, quindi, il quadro macro-economico è sì migliorato nell’area e per ammissione dello stesso Draghi la crescita si sta mostrando sorprendentemente più robusta delle attese. E, però, la BCE deve ufficialmente portare a casa l’unico risultato della stabilità dei prezzi, intesa per statuto come una crescita tendenziale dei prezzi nel medio termine “vicino, ma inferiore al 2%”. A giugno, il tasso si è attestato all’1,3%, in decisa decelerazione dal 2% a cui era arrivato a febbraio e all’1,9% di aprile.

E’ evidente che l’inflazione risenta in questi mesi del ripiegamento delle quotazioni petrolifere, ma l’inflazione “core”, quella calcolata al netto delle componenti variabili, ha segnato a giugno un’accelerazione sopra l’1% ed era dal 2013 che non si registrava una solidità di fondo del genere per diversi mesi consecutivi, a riprova che il rischio di deflazione sarebbe stato realmente allontanato e che, nonostante le oscillazioni mensili legate alle materie prime, i prezzi appaiono in ripresa nell’unione monetaria. (Leggi anche: Perché petrolio e tassi sono legati e deprimono l’inflazione)

Cosa dirà Draghi oggi?

In ripresa sì, ma non abbastanza per permettersi trionfalismi, dal punto di vista della BCE. Tra poche ore, Draghi dovrebbe segnalare la minore necessità degli stimoli, ma le parole che leggerà per il comunicato post-board e quelle che proferirà in autonomia alla conferenza stampa saranno caratterizzate dal difficile tentativo di percorrere lo stretto cammino tra prudenza e anticipo in tempo del cambio di passo.

Secondo le previsioni degli analisti, parole ben più significative dovrebbe usarle alla fine di agosto negli USA, dove parteciperà al simposio di Jackson Hole per le banche centrali, organizzato annualmente dalla Federal Reserve. In quell’occasione, il governatore potrebbe rompere gli indugi e avvertire i mercati che il QE avrà i mesi contati. Per oggi, dovrebbe limitarsi a preparare gli animi verso una svolta graduale, magari ribadendo l’impegno dell’istituto a riattivare il QE anche dopo la scadenza, nel caso si rendesse necessario farlo, aggiungendo che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo. Basterà a impedire un nuovo rally dell’euro e il tonfo dei bond? (Leggi anche: Board BCE, come Draghi smuoverà i mercati)

 

 

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