Riunione BCE: Draghi tornerà ad aiutare le banche, per l’economia non basterà

Seconda riunione dell'anno per il board della BCE, chiamato ad allontanare lo spettro di una nuova crisi nell'Eurozona. Il governatore Mario Draghi dovrebbe annunciare nuovi prestiti mirati alle banche.

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Seconda riunione dell'anno per il board della BCE, chiamato ad allontanare lo spettro di una nuova crisi nell'Eurozona. Il governatore Mario Draghi dovrebbe annunciare nuovi prestiti mirati alle banche.

Si tiene oggi la seconda riunione del board della BCE di questo 2019. E’ molto probabile, ma non scontato, che l’istituto annunci al termine del Consiglio dei governatori un terzo round di aste T-Ltro, con cui verranno erogati prestiti mirati alle banche dell’Eurozona. L’obiettivo del nuovo stimolo consiste nell’iniettare liquidità nel sistema bancario dell’area, così da renderlo meno vulnerabile al rallentamento dell’economia.

Nel cuore d’Europa, le tensioni stanno riguardando niente di meno che colossi come Deutsche Bank, alle prese con i soliti problemi legati alle esposizioni verso i derivati, mentre le banche italiane soffrono di scarsa redditività, dovendo fare i conti con l’elevata mole di crediti in malora, pur in forte calo nell’ultimo anno. In conferenza stampa, il governatore Mario Draghi fornirà le nuove proiezioni macro per il triennio 2019-2021. Previsto un nuovo taglio delle stime sul pil e forse anche sull’inflazione. A dicembre, la crescita del primo per l’Eurozona era attesa all’1,7% per quest’anno e il 2020 e all’1,5% per il 2021. Quanto alla seconda, 1,6% per quest’anno, 1,7% per il 2020 e 1,8% per il 2021.

La BCE non salverà l’Italia dalla crisi

Da dicembre, si sono moltiplicati i segnali negativi sul fronte dell’economia. La Germania ha schivato per un soffio la recessione, mentre l’Italia ci è caduta in pieno per la terza volta in 10 anni. Tuttavia, la contrazione del pil non è attesa nel complesso per quest’anno, salvo un ulteriore indebolimento della congiuntura, specie per effetto delle tensioni commerciali tra USA e Cina da un lato, quelle relative alla Brexit e alla mai sopita crisi dello spread in Italia dall’altro.

Le aste T-Ltro furono tenute per l’ultima volta due anni fa. Iniettarono complessivamente 760 miliardi di euro alle banche dell’area, di cui ben 250 in favore delle italiane. La scadenza dei prestiti cade tra il 2020 e il 2021 e gli analisti notano da mesi come tali rimborsi rischiano di frenare già da quest’anno il credito a imprese e famiglie, data la necessità degli istituti di accantonare liquidità per restituirla alla BCE.

Il pericolo di un “credit crunch” riguarderebbe, quindi, particolarmente l’Italia, dove già di per sé la congiuntura appare sfavorevole. Da qui, la necessità per Draghi di evitare uno scenario simile a quello del 2011, quando l’intera area scivolò gradualmente verso la stagnazione prima e la recessione dopo, a seguito proprio della contrazione del credito e alle tensioni finanziarie.

Nuovi prestiti alle banche, niente di più

Questo significa, però, che la maxi-iniezione di liquidità attesa entro giugno servirà non tanto a sostenere l’economia, quanto a rinviare più in là le scadenze, erogando alle banche i soldi con cui rimborseranno i prestiti ottenuti. Una partita di giro, che difficilmente sarà in grado di riattivare la crescita, specie nelle aree più deboli, come per l’appunto l’Italia. Nessuna novità sostanziale, invece, arriverebbe sul fronte tassi. Ad oggi, il comunicato ufficiale di Francoforte recita che verranno tenuti ai livelli attuali “fino all’estate del 2019”. Gli analisti prevedono che la stretta monetaria non sarà avviata quest’anno, data l’incapacità dell’Eurozona di sostenerla. Qualche giorno fa, la Bundesbank ha avvertito con il suo governatore Jens Weidmann, che l’indebolimento dei dati macro non giustificherebbe il rinvio del rialzo dei tassi. Non la pensa così gran parte del board, anche se dovremmo supporre che i governatori centrali dell’area attenderanno la pubblicazione di ulteriori dati prima di rivedere il testo del comunicato e segnalare il rinvio della stretta al 2020.

BCE, Draghi convince i mercati a buttarsi sui bond

Infine, non escludiamo che Draghi rivolga per l’ennesima volta il suo appello alle economie che possano permetterselo (Germania e Olanda, per limitarci alle più grandi), affinché utilizzino gli spazi di manovra fiscale per sostenere la crescita propria e del resto dell’unione monetaria. Viceversa, dovrebbe confermare l’invito alla costituzione dei cuscinetti fiscali ai governi degli stati più indebitati, Italia in testa. Per il resto, di più l’Eurotower non può e non è tenuta a fare.

A meno che il clima economico non si deteriori significativamente rispetto a quanto non abbia già fatto negli ultimi trimestri e le aspettative d’inflazione nel medio termine non retrocedano ai livelli di guardia (in area 1%?) molto difficile che riesumi gli acquisti netti di assets con il “quantitative easing”, specie con Draghi a fine mandato, di fatto privo ormai di quella piena legittimità politica a intervenire con azioni così radicali. Né altri membri del board in corsa per la successione vorranno bruciarsi, indisponendo in un senso o nell’altro i colleghi proponendo o appoggiando soluzioni divisive.

Se quanto detto verrà confermato, la reazione dei mercati dovrebbe essere sostanzialmente neutrale. Il varo di una nuova asta T-Ltro è stato scontato da tempo e i rendimenti sovrani, in effetti, sono diminuiti, specie sul tratto a breve della curva. Difficile che la BCE sorprenda con qualche annuncio di misure impreviste. Il cambio euro-dollaro, da ottobre oscillante nel range 1,13-1,15 e che si attesta oggi sul suo limite inferiore, non dovrebbe reagire in misura sensibile all’esito della riunione. Lo stesso dicasi per i bond e i mercati azionari, compresi i comparti bancari europei. Il copione, insomma, sembra essere stato letto in anticipo.

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