Risultati elezioni Catalogna: euro in calo, ma le indicazioni appaiono positive

La Catalogna assegna la maggioranza in Parlamento agli indipendentisti, ma i risultati premiano i centristi unionisti e pro-mercato di Ciudadanos. L'euro si è un po' indebolito, ma tutto sommato potrebbe pure rafforzarsi a breve.

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La Catalogna assegna la maggioranza in Parlamento agli indipendentisti, ma i risultati premiano i centristi unionisti e pro-mercato di Ciudadanos. L'euro si è un po' indebolito, ma tutto sommato potrebbe pure rafforzarsi a breve.

In lieve calo il cambio euro-dollaro, che poco dopo le 8.00 di mattina perde lo 0,15% e arretra a 1,1856 sui risultati delle elezioni regionali in Catalogna, che hanno assegnato la maggioranza assoluta dei seggi alle forze indipendentiste. Stanotte, quando sono stati diffusi i risultati definitivi dai media locali, il cambio si era portato fino a un minimo di 1,1820. Nulla di drammatico, ma pare che l’umore prevalente tra gli investitori europei sia negativo. Si teme, in particolare, un prosieguo dello scontro politico-istituzionale tra Barcellona e Madrid, con effetti nefasti pure sull’economia della regione, la più ricca della Spagna, con fuga di capitali e lo spostamento delle sedi di decine di colossi societari. (Leggi anche: Caos Catalogna, turisti e imprese in fuga da Barcellona)

Prima di analizzare il voto, vediamo meglio i risultati. Su 135 seggi del Parlamento catalano, gli indipendentisti messi insieme ne ottengono 70, ovvero poco più della maggioranza assoluta di 68. Non un trionfo, considerando che la sola coalizione indipendentista Junts Pel Sì ottenne 62 seggi appena due anni fa e che il totale delle forze regionaliste arrivò allora a 72 seggi. Nel dettaglio, Junts per Catalunya, la formazione che era stata guidata fino a ottobre dal presidente Carles Puigdemont, deposto dal governo centrale con l’esercizio dell’art.155 della Costituzione spagnola e riparato in Belgio per sfuggire a un ordine di arresto dei magistrati di Madrid, ha ottenuto 34 seggi, mentre gli alleati della sinistra repubblicana (ERC) hanno preso 32 seggi. Infine, il CUP ha preso altri 4 seggi, assegnando così alla composita coalizione pro-indipendenza la maggioranza assoluta.

Tuttavia, il primo partito è stato Ciudadanos, una formazione centrista, che sul piano nazionale è guidata dal giovane catalano Alberto Rivera, alleato da un anno dei popolari di Mariano Rajoy. La formazione pro-business e fortemente contraria alla secessione è stata premiata per l’atteggiamento duro che ha tenuto contro Puigdemont e i suoi uomini. Ieri, hanno così ottenuto 37 seggi, balzando dai 25 del 2015. In lieve crescita i socialisti che passano da 16 a 17 seggi, , mentre un vero crollo lo ha subito il PPE di Rajoy, passato da 11 a 3 seggi. I suoi elettori gli hanno preferito Rivera per il pugno duro mostrato contro i secessionisti. Male, infine, anche Podemos, che qui si è presentato con la lista Catalunya Sì que es pot (Catalogna Possiamo), scendendo dagli 11 seggi uscenti a 8.

Perché i risultati di Barcellona non sono negativi per i mercati

Perché i risultati di Barcellona, tutto sommato, non dovrebbero sconfortare i mercati? Se andiamo a guardare quanti seggi hanno ottenuto i partiti di quello che per semplicità potremmo denominare l’arco costituzionale spagnolo, ovvero popolari, socialisti e centristi, scopriamo che sono cresciuti dai 52 della scorsa legislatura ai 56 di ieri. E’ vero, il partito di riferimento del governo centrale, quello conservatore del premier, è letteralmente precipitato, ma il dato riflette dinamiche locali, mentre tutti i sondaggi danno il PPE in Spagna davanti alle altre formazioni. Inoltre, l’emorragia elettorale è stata subita in favore di un’altra formazione, quella di Rivera, che si contraddistingue per la sua visione economica pro-mercato, una sorta di partito civico, ma non populista, bensì riformatore.

Viceversa, il grande rischio percepito dai mercati, ossia l’ascesa di Podemos, viene allontanato ancora una volta dai risultati delle urne. Nel complesso, un’alleanza eventuale tra socialisti ed estrema sinistra al Parlamento di Barcellona arretra, pur di poco (da 27 a 25), mentre avanza quella di centro-destra (da 36 a 40). Dunque, nessun vero scossone politico a Madrid, dove semmai gli equilibri potrebbero spostarsi in favore di Ciudadanos, vero vincitore del voto catalano e con il vento in poppa anche nel resto del paese. (Leggi anche: Catalogna indipendente? La piazza frena e chiede buon senso)

Cosa cambia a Madrid

In sé, il rafforzamento dei centristi non sarebbe un male per la governabilità. Il PPE di Rajoy ci ha impiegato quasi un anno e ha dovuto affrontare due elezioni a distanza di sei mesi l’una dall’altra, prima di poter formare un nuovo governo, che si regge sull’astensione benevola dei socialisti, visto che i conservatori e i loro alleati centristi non hanno la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Ne consegue che, o i popolari si riportano alle percentuali di qualche anno fa, scenario forse non alla portata da qui a breve, nonostante la forte ripresa dell’economia, oppure devono confidare che almeno avanzi Ciudadanos, l’unica alternativa a un governo di larghe intese, che i socialisti con il rieletto segretario Pedro Sanchez escludono e che nemmeno il centro-destra auspica, date le divergenze politiche tra i due schieramenti tradizionali.

La reazione dei mercati potrebbe essere di scetticismo, perché il dato di ieri un elemento di preoccupazione lo fornisce. La Catalogna resta in stallo. I rapporti di forza tra indipendentisti e unionisti rimangono fondamentalmente gli stessi, la regione appare divisa in due e ciò potrebbe portare entrambe le parti a proseguire lo scontro ancora per mesi per ragioni di puro consenso. In effetti, adesso Rajoy potrebbe mostrarsi ben più duro per recuperare almeno parte dei voti perduti nella più ricca regione spagnola, mentre i secessionisti potrebbero approfittare dell’apparente vittoria di ieri per intestarsi una battaglia (a parole) per l’indipendenza. Improbabile, tuttavia, che questi ultimi compiano un nuovo passo verso il divorzio da Madrid. E l’incertezza non aiuta. In questo senso, l’indebolimento del dollaro e la presumibile discesa dei bond e dell’azionariato spagnoli (e non solo) appaiono giustificati, anche se per quanto scritto sopra, le prospettive a medio termine dovrebbero essere ben migliori. Specie a Madrid. (Leggi anche: Come l’Europa ha spento i sogni di indipendenza della Catalogna)

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