Consob, Vegas sotto attacco sulle obbligazioni bancarie

Consob attaccata dal governo Renzi sulle obbligazioni subordinate. I prospetti informativi delle banche erano volutamente poco chiari sui rischi?

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Consob attaccata dal governo Renzi sulle obbligazioni subordinate. I prospetti informativi delle banche erano volutamente poco chiari sui rischi?

Giuseppe Vegas, presidente della Consob, è sotto attacco. Dopo averne richiesto le dimissioni la conduttrice di Report, Milena Gabanelli, ben due ministri del governo Renzi le hanno sollecitato: il vice all’Economia, Enrico Zanetti, e quello alle Attività produttive, Carlo Calenda. Il primo non è nuovo a sortite solitarie, tanto che le sue affermazioni non vengono quasi mai considerate rappresentative degli umori reali dell’intero esecutivo, ma le dichiarazioni del secondo, raccolte da Gianni Minoli, hanno cambiato il quadro: “Non è compito del governo commentare l’operato di autorità indipendenti, ma certo che errori gravi ne sono stati commessi.

Ha ragione la Gabanelli”.

Dunque, seppur in maniera indiretta e informale, il governo Renzi chiede le dimissioni di Vegas, nominato a capo della Vigilanza dall’ex premier Silvio Berlusconi, di cui fu sottosegretario. E non è un caso che gli attacchi non siano piaciuti proprio a un esponente della minoranza parlamentare, all’agguerrito anti-renziano Renato Brunetta, che non ha difeso l’operato della Consob, chiedendo semmai una commissione d’inchiesta sull’authority e sulla Banca d’Italia, ma che ha interpretato i segnali di questi ultimissimi giorni come il tentativo dell’esecutivo di mettere le mani all’unica autorità indipendente che ancora non controllerebbe.

A cercare di stemperare gli animi ci ha pensato ieri un altro ministro, il vice all’Economia, Enrico Morando, che ha dichiarato che Vegas sarebbe stato, in ogni caso, in buona fede. Poco per fermare gli attacchi; comunque, è stato confermato ufficiosamente che il governo ritiene che la Consob abbia sbagliato.

Il caso scenari probabilistici

Di cosa viene accusato Vegas? La pietra dello scandalo sono i prospetti informativi sulle emissioni di obbligazioni, quelli che avrebbero indotto in inganno i risparmiatori delle quattro banche salvate dal governo alla fine del novembre scorso (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti).

Secondo uno scoop dell’ultima puntata di Report, Vegas avrebbe emanato nel 2011 una circolare per i funzionari dell’authority, nella quale si chiedeva di non inserire gli “scenari probabilistici” nei prospetti informativi. Di che si tratta? Sono le stime sul rischio di perdere almeno parte del capitale entro i primi tot anni, in relazione alle obbligazioni, comprese quelle subordinate dei quattro istituti salvati.

 

 

 

Non solo Consob, anche Bankitalia ha fallito

Il presidente si difende, sostenendo che la direttiva comunitaria imporrebbe alle authority nazionali di inserire nel prospetto le informazioni essenziali, tra le quali non vi sarebbero gli scenari probabilistici. Stando alla stessa trasmissione, però, non risulterebbe un simile divieto, per cui Vegas viene accusato di essersi inchinato agli interessi delle banche emittenti, che certo non avrebbero convenienza alcuna nel fornire informazioni di dettaglio sui rischi effettivi di un loro bond.

Il caso non è complicato, ma nemmeno così semplice come si vorrebbe far credere. Un paio di settimane fa, abbiamo assistito a una sorta di auto-assoluzione da parte del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che non ha trovato di meglio che dichiarare in sede di lettura delle Considerazioni Finali di essere privo degli strumenti necessari per intervenire direttamente nei casi di sentore di presunte irregolarità delle banche.

Risparmio tradito non da oggi

Consob e Bankitalia hanno più di una responsabilità sul cosiddetto risparmio tradito degli italiani, ma non da oggi. Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato in 100 miliardi i capitali andati in fumo nel nostro paese dal 1985 per operazioni illecite realizzate da aziende quotate e banche ai danni dei risparmiatori-investitori. Il problema non è, quindi, nuovo.

Certo, il caso delle quattro banche salvate a fine 2015 pone diversi interrogativi? Le obbligazioni subordinate potevano essere vendute alla clientela retail sulla base dei profilo di rischio? Le informazioni fornite ai clienti sono state sufficienti ad avvertirli sui rischi? Ci sono stati casi effettivi di truffa, oppure le banche hanno semplicemente fatto il loro mestiere di imbonitori per piazzare i loro prodotti finanziari? E, infine: l’azzeramento dei bond subordinati è conseguenza diretta di comportamenti illeciti degli istituti emittenti, che ne hanno intaccato la solidità patrimoniale?

 

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