Risparmio colpito, presto pagheremo per portare i soldi in banca

Conti correnti e deposito potrebbero essere presto a pagamento per i clienti delle banche. Il nonsenso è frutto dei tassi negativi. Segnali in questo senso dall'Olanda.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Conti correnti e deposito potrebbero essere presto a pagamento per i clienti delle banche. Il nonsenso è frutto dei tassi negativi. Segnali in questo senso dall'Olanda.

Se siete stufi dei tassi zero offerti sulle giacenze del vostro conto corrente o deposito, sappiate che il peggio potrebbe arrivare e anche presto. La banca olandese ABN Amro starebbe prevedendo una modifica alle condizioni contrattuali per i conti dei clienti, siano essi per finalità di risparmio o per investimento, a decorrere dal prossimo 1 ottobre prossimo. Da quella data, potrebbe girare sui conti i tassi negativi imperanti sul mercato, in modo da adeguarsi alle condizioni di quest’ultimo.

Ciò non comporta automaticamente che i conti correnti, deposito e titoli saranno gravati da interessi negativi, ma che sarà possibile per la banca farlo. Si tratterebbe del primo caso nell’Eurozona, dopo che anche in Svizzera nei mesi scorsi è stata ventilata una simile ipotesi da parte di più di un istituto.

Che cosa significa? In buona sostanza, il risparmiatore potrebbe trovarsi costretto a pagare per portare i suoi soldi in banca. Se, ad esempio, ABN Amro girasse ai clienti il tasso del -0,4% applicato dalla BCE sulla liquidità depositata presso i suoi sportelli, su 100.000 euro di giacenza media nell’anno, il titolare del conto sarebbe chiamato a sborsare 400 euro.

Tassi negativi scaricati su clienti banche?

Parliamo di “costrizione”, perché difficilmente oggi come oggi sarebbe possibile reagire a una simile misura spostando altrove il proprio denaro. Tenerlo a casa sotto forma di contante potrebbe risultare scomodo e rischioso, specie perché il conto corrente è ormai un must per ricevere pagamenti, specie l’accredito dello stipendio o della pensione. E la diffusione delle carte di credito e del bancomat tra le famiglie non ha fatto che accrescere la dipendenza dei risparmiatori verso il sistema bancario. Lo stesso dicasi, a maggior ragione, per il divieto imposto in Italia all’uso del contante al di sopra di determinate cifre (3.000 euro per le transazioni e 1.000 euro per il pagamento dello stipendio o della pensione).

Il rischio che anche in Italia, le banche siano costrette a girare ai clienti i tassi negativi è altissimo, in primis, perché la loro crisi in borsa evidenzia da mesi i loro bassi margini e la scarsa redditività; secondariamente, perché la BCE si tiene pronta sin dal board di settembre a tagliare ulteriormente i tassi overnight, probabilmente fino al -0,50%, accrescendo la pressione sugli istituti dell’Eurozona.

 

 

 

Rischio corto circuito

Quali effetti avrebbe un simile scenario? Che i clienti delle banche paghino per i tassi penalizzanti applicati a queste ultime dalla BCE si potrebbe tradurre in un incentivo a consumare una porzione maggiore del reddito, pur di non lasciarla sul conto, dove sarebbe “depredata” dall’istituto. Ma un calo dei depositi è l’ultima cosa di cui avrebbero bisogno le banche per sostenere gli impieghi verso l’economia privata, trattandosi di denaro oggi preso a prestito a costo nullo.

Gli istituti più deboli non potrebbero permettersi di caricare i clienti di simili costi, ma subendo un deterioramento dei margini maggiori dei concorrenti più solidi, in grado di trasferire almeno parzialmente l’onere alla propria clientela. Insomma, la genialata dei tassi negativi rischia di fare saltare un sistema già pressato da un’economia anemica e bassi investimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia, stimoli monetari, tassi negativi