Risparmi delle famiglie italiane: le parole preoccupanti del presidente Mattarella

Alla Giornata Mondiale del Risparmio, il capo dello stato ha invitato a utilizzare le risorse accumulate dalle famiglie italiane con la pandemia per sostenere la crescita dell'economia italiana. Cosa significa questo messaggio?

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Il messaggio del presidente Mattarella sul risparmio

Partecipando alla Giornata Mondiale del Risparmio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio in chiaroscuro. Egli ha rilevato come “la grave situazione economica e le preoccupazioni per la diffusione dei contagi hanno indotto un sensibile aumento del tasso di risparmio di famiglie e imprese”. E ha aggiunto che “queste risorse, se adeguatamente utilizzate, potranno contribuire a sostenere una rapida ripresa di consumi e investimenti”, una volta che l’emergenza Covid sarà cessata e che tra le famiglie sarà tornata la fiducia verso il futuro.

Queste parole hanno fatto drizzare le antenne a chi segue con attenzione le cronache politiche, perché pochi giorni prima il premier Giuseppe Conte aveva dichiarato in Parlamento che il suo governo starebbe compiendo “sforzi immani” per evitare un aumento della tassazione. Alla fine di settembre, sui conti bancari degli italiani risultavano depositati oltre 1.680 miliardi di euro, verosimilmente più di quanto sarà il PIL a fine 2020. Come all’estero, la pandemia ha fatto aumentare la propensione al risparmio delle famiglie, riducendo i consumi. Cosa significano le parole di Mattarella?

Il rischio di patrimoniale cresce, attenzione massima a conto corrente e casa

Esse si prestano a una doppia interpretazione. Quella più rassicurante sarebbe da considerare un semplice invito alle banche (e non solo) ad utilizzare l’abbondante liquidità disponibile per sostenere la ripresa, attraverso i prestiti verso le imprese (investimenti) e le famiglie (consumi). Letta così, la dichiarazione del presidente sarebbe non solo apprezzabile, ma anche scontata. Il problema si pone con l’interpretazione alternativa, in base alla quale il capo dello stato avrebbe quasi avallato una sorta di imposta patrimoniale sui risparmi per reperire le risorse da impiegare a sostegno dell’economia.

Ipotesi vecchia e cara alla sinistra

L’ipotesi di una patrimoniale è vecchia in Italia. Il tabù fu infranto nel luglio del 1992, quando l’allora governo di Giuliano Amato impose un prelievo forzoso dello 0,60% sui conti correnti degli italiani. La misura venne annunciata ex post, cioè a stangata avvenuta. L’ampia ricchezza privata italiana tiene da anni accesi i fari dell’Unione Europea, secondo la quale Roma dovrebbe rendere più sostenibile il suo immenso debito pubblico attingendo all’abbondante patrimonio delle famiglie.

Possibile che il presidente abbia voluto spendersi a favore di una patrimoniale? Il problema non è certo Mattarella, che da quando è al Quirinale ha sempre dimostrato di non interferire con le vicissitudini parlamentari e politiche, in generale, se non per spronare le parti al confronto. Il punto è che parte del mondo politico potrebbe prendere al balzo le sue parole sul risparmio per avanzare un’agenda politica che contempli l’idea di una patrimoniale. Il PD è certamente favorevole a tale ipotesi e chissà che non approfitti delle macerie lasciate dalla pandemia per rilanciare il tema, affievolendo le resistenze interne alla maggioranza. Davvero il Movimento 5 Stelle romperebbe con l’alleato, mandando a gambe per aria il suo stesso governo?

Mentre a Roma il dubbio cresce, a Madrid il governo socialista di Pedro Sanchez ha presentato una legge di Bilancio per il 2021 tutta impostata su nuove tasse, tra cui una sui grossi patrimoni. Un precedente che peserà su Conte, specie nel momento in cui avanzerà la richiesta di sovvenzioni europee. A Bruxelles, gli faranno notare che gli spagnoli hanno iniziato a fare “i compiti a casa”.

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