Macron vuole vendere l’oro per aiutare l’Africa

Il presidente francese propone al G-7 di utilizzare le riserve auree per aiutare le economie africane con un piano da 100 miliardi di dollari.

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Macron vuole vendere le riserve di oro per aiutare l'Africa

Il primo G-7 nell’era Covid-19 si sta tenendo in questi giorni nel Regno Unito, per l’esattezza nella Cornovaglia, l’estremità a sud-ovest dell’Inghilterra. Nel corso del meeting, il presidente americano Joe Biden si è impegnato a inviare 500 milioni di dosi di vaccino anti-Covid ai paesi più poveri. E il francese Emmanuel Macron ha replicato con la proposta di vendere parte delle riserve di oro per aiutare l’Africa.

L’inquilino dell’Eliseo ha parlato di New Deal, evocando la rivoluzione economica attuata negli USA dall’allora presidente Franklin Delano Roosevelt. Il suo piano consiste nel riallocare a favore degli stati africani 100 miliardi di dollari dei cosiddetti Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Prima di proseguire, spieghiamo di cosa parliamo. L’FMI dispone di riserve valutarie, denominate principalmente in dollari (42%), euro (31%), ma ormai anche in yuan (11%), nonché in yen (8%) e sterline (8%).

I DSP sono un’unica di conto composta da queste valute. Tanto per farvi capire, 1 euro corrisponde a 0,76 DSP. Nei mesi scorsi, dopo una lunga e strenua opposizione dell’amministrazione Trump, l’FMI ha incrementato tali riserve di 650 miliardi di dollari. L’obiettivo è stato di sostenere così le economie in difficoltà a causa della pandemia. La Casa Bianca si era opposta, fiutando il rischio di offrire ossigeno ad alcuni “nemici dell’America”, tra cui Venezuela e Iran.

Riserve di oro preziose per l’Occidente

Ad ogni modo, da questo aumento il beneficio per l’Africa è stato di 34 miliardi. Secondo Macron, sarebbero pochi. Egli vorrebbe elevare la cifra di (altri?) 100 miliardi. E ha spiegato che il modo per finanziare il piano consisterebbe proprio nella vendita di riserve di oro.

Pare di capire che le principali economie in possesso di lingotti – la Banca d’Italia è terza nel mondo dopo Federal Reserve e Bundesbank – dovrebbero cedere parte dei loro asset a beneficio degli stati africani.

La misura difficilmente passerà. Le riserve di oro rappresentano una garanzia implicita a favore dei mercati finanziari. Sono un segnale di solidità e di sostenibilità del debito. Oltretutto, nel 2020 il prezzo dell’oro ha toccato il suo massimo storico a oltre 2.000 dollari l’oncia. Guardando il grafico dell’ultimo ventennio, l’evoluzione sembra positiva, sostenuta dalla corsa all’oro di grandi potenze come Cina, India e Russia. E anche la Turchia ammassa lingotti. Sarebbe saggio vendere parte di oro, mentre l’Asia ne fa incetta per allentare la propria dipendenza dal sistema finanziario americano e, in generale, occidentale? E mentre i prezzi lievitano?

Detto ciò, la proposta di Macron non può essere tacciata sbrigativamente di ipocrisia. A maggio, ha incontrato all’Eliseo alcuni leader africani a cui la Francia ha offerto soluzioni contro la crisi. Ad esempio, ha cancellato 5 miliardi di dollari di debito al Sudan, al quale ha anche erogato 1,5 miliardi per un prestito-ponte, così da consentirgli di onorare una scadenza con l’FMI. I francesi sono un membro di punta del cosiddetto Club di Parigi, un organismo informale di stati creditori nato negli anni Cinquanta, di cui fa parte l’Italia. E non è un caso che le sue riunioni e gli incontri con i debitori avvengano nella sede del Tesoro francese.

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