In Cina è calo record per le riserve, ma non c’è fuga dei capitali

Riserve valutarie in calo in Cina, ma meno delle attese. Non c'è la temuta fuga dei capitali dopo la svalutazione dello yuan.

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Riserve valutarie in calo in Cina, ma meno delle attese. Non c'è la temuta fuga dei capitali dopo la  svalutazione dello yuan.

Sono diminuite anche nel mese di settembre le riserve valutarie in Cina, come dimostrano i dati della People’s Bank of China, secondo cui risultano scese al mese scorso a 3.510 miliardi di dollari, 43,3 miliardi in meno rispetto ad agosto, quando diminuirono della cifra record di 93,9 miliardi. Negli ultimi 3 mesi, quindi, il loro ammontare si è ridotto di 180 miliardi di dollari, anche se il calo di settembre mostra un rallentamento, che confermerebbe la percezione che non si sarebbe registrata, come inizialmente temuto, una fuga dei capitali dal paese, successivamente all’annuncio della svalutazione dello yuan, l’11 agosto scorso. E così, lo yuan sul mercato off-shore si è apprezzato dello 0,25% contro il dollaro a un cambio di 6,3398 stamane, dato che le attese erano per un calo delle riserve per 57 miliardi nel mese scorso. Il mercato domestico è stato chiuso per festività e riapre domani. I deflussi di capitali sono stati stimati a 141,66 miliardi ad agosto, una cifra consistente, ma non tale da avere destabilizzato l’economia cinese. Resta il fatto che le riserve ammontavano a 4.000 miliardi di dollari alla fine di giugno dello scorso anno, mentre dopo 15 mesi risultano diminuite di quasi 500 miliardi.

Economia cinese verso riequilibrio

Gli analisti non vedono negativamente questo processo, perché segnala un rallentamento delle esportazioni e la progressiva trasformazione della Cina in un’economia maggiormente basata sui consumi interni. D’altronde, negli anni scorsi, il Financial Stability Board, sotto la presidenza di Mario Draghi, aveva citato l’eccessivo accumulo delle riserve cinesi quale uno dei fattori principali di squilibrio per l’economia mondiale. In ogni caso, i 3.510 miliardi di dollari attuali rappresentano le riserve più consistenti del pianeta, pari a oltre un terzo del pil cinese.

Se da un lato il loro calo dimostrerebbe che la domanda globale starebbe rallentando negli ultimi mesi, a causa di una crescita poco dinamica, dall’altro iniziano a porre fine a una situazione eccessivamente squilibrata del recente passato. Lo yuan, fino a pochi anni fa considerato sopravvalutato di un 25-30%, adesso sarebbe sostanzialmente in linea con i fondamentali, per l’FMI persino leggermente sopravvalutato.    

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