Rischio lockdown per le aree che superano questa cifra: quando si diventa zona rossa

L'impennata dei contagi in Italia mette in allarme il governo, che con il prossimo Dpcm aumenterà le restrizioni. Vediamo come.

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Cresce il rischio lockdown anche in Italia

Crescono i contagi da Covid anche in Italia, anche se per fortuna restiamo ben al di sotto dei numeri che si registrano in realtà come Francia, Regno Unito e Spagna. Il consulente del governo, Walter Ricciardi, ha messo in guardia sul fatto che tra un paio di settimane rischiamo, però, di ritrovarci con gli stessi dati di Parigi e Madrid. Il Dpcm del 7 ottobre scorso ha disposto l’obbligo di indossare la mascherina a tutte le ore fuori di casa, tranne in luoghi in cui si abbia la certezza di non incrociare nessuno. Con il prossimo Dpcm, che verrà varato entro il 15 del mese, arriveranno nuove restrizioni.

L’allarme Covid di Ricciardi: “tra due settimane saremo come Francia e Spagna”

Dalle indiscrezioni emerse in questi giorni, si punta ad evitare un secondo “lockdown” nazionale per via delle ripercussioni drammatiche che avrebbe sull’economia italiana. Per questo, nuovo giro di vite contro la movida, in particolare. Nel mirino ci sono gli assembramenti nei luoghi del divertimento, perlopiù affollati da giovani e giovanissimi. Con contagi in crescita, le attività che dovranno chiudere temporaneamente battenti saranno quelle considerate non primarie, come cinema, teatri e palestre. Allo stesso tempo, saranno ridotti gli orari di apertura di bar, ristoranti e locali in genere. Non potranno restare aperti oltre le ore 23 o la mezzanotte, questo è da vedere.

E c’è il capitolo delle feste private, come matrimoni, compleanni e battesimi. L’indirizzo qui sarebbe di fissare un numero massimo di partecipanti e di legare quello consentito a ciascun evento alla capienza del locale. Nel caso in cui la situazione peggiorasse ulteriormente, verrebbe imposta la chiusura anche a centri estetici e parrucchieri.

Quando si arriva ai lockdown locali

Tutto questo potrebbe non bastare. Il Comitato tecnico-scientifico guarda con estrema preoccupazione all’evolversi dell’indice R0: sopra 1, segnala l’accelerazione nella propagazione del Covid; sotto 1, la diffusione tende ad arrestarsi da sé. In Italia, l’indice è salito sopra 1, ma con differenze notevoli da regione a regione e da provincia a provincia. Nel caso in cui una zona segnalasse un R0 pari o superiore a 1,5 per tre settimane consecutive, scatterebbe il “lockdown” locale. Insomma, diverrebbe zona rossa, le attività non primarie verrebbero tutte chiuse e non sarebbe possibile uscire o entrare, se non dietro autorizzazione e per motivi seri. A differenza della primavera scorsa, il Sud Italia è l’area maggiormente a rischio di chiusura. La Campania è il caso più preoccupante e anche in alcune realtà della Sicilia (Palermo e Catania) la situazione è preoccupante.

Il “lockdown” locale punterebbe a circoscrivere il boom dei contagi in una data area e i disagi economici ad esso annessi. Ma di questo passo, saranno tante le province che per intero rischiano la chiusura, creando una situazione a macchia di leopardo che inevitabilmente provocherà danni al resto dell’economia domestica. Pensate alla ridotta mobilità intra-nazionale di aerei, treni, autobus, etc., oppure ai minori scambi commerciali stessi o all’interruzione della catena produttiva per aziende con stabilimenti sparsi in più zone d’Italia.

Infine, il dato che non va trascurato riguarda quello dei ricoveri. In terapia intensiva ci sta andando una frazione davvero marginale dei nuovi malati, non solo per l’età più bassa di questi, ma forse anche perché gli stessi medici starebbero facendo minore ricorso a strumenti come la ventilazione polmonare per curare i casi più gravi. I sistemi sanitari in tutto il mondo hanno appreso dai loro errori commessi nella prima fase della pandemia, ma resta il fatto che dovranno fare attenzione a non ingolfare le corsie degli ospedali con un numero eccessivo di ricoveri. Sul piano nazionale, restano sotto controllo, ma in Campania è dovuta già intervenire l’Unità di crisi per creare nuovi 1.000 posti letto.

Ciascuna regione verrà monitorata anche da questo punto di vista e laddove i posti letto disponibili scendessero sotto la soglia di allarme, scatterebbero possibili “lockdown” mirati per frenare i nuovi ricoveri.

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