Paura sui mercati torna sul rischio Italia, vediamo cosa temono gli investitori

L'Italia torna a fare paura sui mercati finanziari. Il timore di elezioni anticipate serpeggia tra gli investitori, ma vi spieghiamo cosa realmente li turbi

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L'Italia torna a fare paura sui mercati finanziari. Il timore di elezioni anticipate serpeggia tra gli investitori, ma vi spieghiamo cosa realmente li turbi

In due settimane, Piazza Affari ha ceduto quasi il 5% del suo valore, mentre i titoli bancari hanno perso oltre l’8%. Lo spread BTp-Bund a 10 anni risulta tornato a quasi 190 punti base, ai livelli pre-Macron, prima che il candidato centrista vincesse le elezioni presidenziali in Francia. In termini assoluti, i rendimenti decennali dei nostri bond restano contenuti, anche se segnalano un nuovo allargamento rispetto ai Bonos spagnoli di 65 bp. Si consideri, però, che nelle ultime due settimane, gli indici europei sono cresciuti mediamente del 3%. Dunque, Milano starebbe andando nella direzione opposta. Cosa accade?

Dopo un fine settimana trascorso a parlare di riforma della legge elettorale alla portata, con un’intesa vicina tra PD, Forza Italia e Movimento 5 Stelle sul sistema alla tedesca, i mercati finanziari stanno iniziando a scontare il rischio di elezioni anticipate. (Leggi anche: Troika sempre più vicina, scenario greco per l’Italia dopo le elezioni)

Rischio Italia per cosa?

Ma davvero gli investitori stranieri sarebbero preoccupati dell’eventuale spostamento della data del voto di 4-5 mesi? Sì e no. Vediamo quali implicazioni avrebbe un anticipo della fine della legislatura a settembre-ottobre, rispetto al febbraio dell’anno prossimo.

Riscrivere la legge elettorale per andare al voto a settembre o al massimo in ottobre sarebbe una perfetta strategia per evitare che i partiti della maggioranza uscente si assumano la responsabilità di una manovra “lacrime e sangue” per il 2018, quando dovranno trovarsi 20 miliardi per impedire gli aumenti dell’IVA previsti con le clausole di salvaguardia e che scatterebbero in assenza di tagli alla spesa e/o altre entrate per un pari importo. (Leggi anche: Elezioni e crisi economica: siamo sicuri che qualcuno voglia vincere?)

Nuovo Parlamento saprà gestire i conti pubblici?

Se l’anticipo della fine della legislatura converrebbe al PD di Matteo Renzi, d’altra parte i mercati temono che non si possa dire lo stesso per l’economia italiana.

Una volta che si sarà insediato un nuovo Parlamento, questi avrebbe la forza politica e numerica per tenere fede agli impegni con la UE sui conti pubblici?

Il timore che serpeggia tra analisti e investitori sarebbe proprio questo. Ammettiamo che le elezioni le vinca il PD da solo o che, comunque, esso sarà nelle condizioni di continuare a governare insieme a pezzi del centro-destra: come primo anno della nuova legislatura, sarebbe in grado di varare una manovra impopolare? Sarebbe percepito dall’opinione pubblica quale atto di tradimento delle promesse rese in campagna elettorale con le conseguenze del caso. (Leggi anche: Renzi e Berlusconi pronti a governare insieme, nascondendo la stangata fiscale)

Con aumento IVA sarebbe crisi consumi

Altro scenario: nessuno ha i numeri per governare. In effetti, non è detto che il PD e Forza Italia, anche se si mettessero insieme dopo il voto, avrebbero la maggioranza in Parlamento. In termini percentuali, la somma dei loro consensi arriverebbe forse al 40%. Bisognerebbe aggregare altri parlamentari tra le opposizioni, sempre che i due partiti siano al loro interno uniti, cosa che non sembrerebbe.

Si andrebbe a uno stallo, che non consentirebbe al governo uscente, guidato sempre da Paolo Gentiloni, di evitare che le clausole di salvaguardia scattino. Dal 2018, l’IVA salirebbe al 25% e quella intermedia al 13%. Sarebbe la fine della ripresa economica, i consumi tornerebbero a crollare e l’economia italiana andrebbe incontro a una spirale recessiva, resa probabilmente più drammatica dall’acuirsi delle tensioni finanziarie per l’instabilità politica da un lato e il ritiro graduale degli stimoli monetari da parte della BCE dall’altro. (Leggi anche: Torna rischio patrimoniale per evitare aumento IVA)

Possibile maggioranza euro-scettica

Potrebbe esserci uno scenario ancora peggiore, dal punto di vista dei mercati: la formazione in Parlamento di una maggioranza euro-scettica, composta da Movimento 5 Stelle e Lega Nord, magari appoggiata pure da Fratelli d’Italia, sempre che quest’ultima riesca a entrare in entrambe le Camere.

Considerando che i voti di Beppe Grillo e quelli di Matteo Salvini insieme sarebbero alla pari con quelli di PD-FI, l’ipotesi è tutt’altro che peregrina.

E allora, i mercati non stanno preoccupandosi per qualche mese in meno di durata dell’attuale legislatura, bensì per le conseguenze che avrebbe un anticipo del voto e dello scenario confuso atteso per il dopo. D’altra parte, prima o poi sapevamo tutti che i nodi sarebbero arrivati al pettine. Nessuno stupore di quanto stia accadendo. Certo è che quando il conto da pagare arriva, fa male ugualmente leggerlo. (Leggi anche: Governo Grillo-Salvini, ecco lo scenario)

 

 

 

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