Le Pen o Macron: e se il vero rischio della Francia fosse un altro?

La Francia sarà di Marine Le Pen o Emmanuel Macron? Poco importa, perché forse il vero rischio dei prossimi anni sarà rappresentato dall'immobilismo dell'Eliseo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Francia sarà di Marine Le Pen o Emmanuel Macron? Poco importa, perché forse il vero rischio dei prossimi anni sarà rappresentato dall'immobilismo dell'Eliseo.

Dopo il primo dibattito televisivo sulle elezioni presidenziali in Francia, alla presenza di tutti e cinque i candidati, il clima attorno a Parigi si è un po’ rasserenato, con i rendimenti decennali degli Oat scesi all’1,06% dall’1,14% di due giorni fa, mentre i cds francesi 5 anni prezzano adesso 57,6 punti base dagli oltre 60 di lunedì. Questi ultimi titoli assicurano contro il rischio default e scontano, quindi, piuttosto direttamente le tensioni sui mercati sulla sostenibilità del debito. La ragione di questo rasserenamento è legata alla buona performance di Emmanuel Macron, il candidato indipendente, che nei sondaggi si contenderebbe la vittoria al primo turno contro l’euro-scettica Marine Le Pen, ma che al ballottaggio sarebbe dato per vincente e con ampio margine.

Complice anche la debolezza della divisa americana, il cambio euro-dollaro è arrivato a salire oltre 1,08 ieri, ai massimi da quattro mesi e mezzo. Macron è rassicurante per gli investitori, essendo un convinto sostenitore della UE e della moneta unica, per cui una sua vittoria sarebbe percepita come una iniezione di fiducia verso l’Eurozona. (Leggi anche: Possibile davvero che Le Pen diventi presidente della Francia?)

E se anche Macron fosse un rischio?

Siamo, però, così convinti che il mercato potrà tirare davvero un sospiro di sollievo dopo le elezioni, se non vincesse la Le Pen? Sia la candidata del Fronte Nazionale che il centrista sono “outsiders”, ovvero non appartengono ai due principali schieramenti politici. Salvo sorprese, quindi, la Francia è destinata tra un mese e mezzo a vivere una stagione di coabitazione tra Eliseo e governo.

Preso atto, infatti, che né la Le Pen, né Macron avrebbero la forza necessaria per conquistare la maggioranza dei seggi alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale a giugno, quasi certamente avremo un governo guidato da uno schieramento di colore diverso da quello a cui appartiene il presidente. Data l’estrema impopolarità dei socialisti, dovremmo dedurre che il prossimo premier sarà un conservatore, il quale farebbe i conti con una presidenza di stampo euro-scettica o molto filo-UE. (Leggi anche: Dove investire se in Francia vince Le Pen?)

I ricordi dell’ultima coabitazione sono negativi

In nessuno dei due casi, pare che vi sarebbero gli ingredienti necessari per un corso politico stabile e con mano ferma per risolvere i problemi che affliggono l’economia francese, così come per rilanciare l’Eurozona. L’ultima volta che si ebbe una coabitazione fu tra il 1997 e il 2002, quando il presidente neo-gollista Jacques Chirac condivise per cinque anni il potere con il premier socialista Lionel Jospin, dando vita a una guida bifronte della Francia e senza alcuna direzione certa. I risultati furono pessimi sul piano sia economico che in politica estera.

Ipotizziamo che a vincere sia la Le Pen: per mesi saremmo costretti a parlare del referendum sull’uscita della Francia dall’euro, mentre a Parigi monterebbero le tensioni tra l’Eliseo e il resto dell’arco politico. Per quanto risulti improbabile che la maggioranza dei francesi voti per tornare al franco, i mercati inizierebbero a scontare simili scenari anche nel resto dell’Eurozona, Italia in primis. (Leggi anche: Sapir sprona Hollande: Francia fuori dall’euro e poi le riforme)

E se vince Macron?

E se vincesse Macron? Le borse europee reagirebbero con un balzo delle quotazioni, l’euro si rafforzerebbe contro le altre divise, i rendimenti dei titoli sovrani europei scenderebbero, ad eccezione di quelli tedeschi, che nelle ultime settimane sono scesi per la fuga dei capitali verso la Germania, in cerca di riparo contro le tensioni geo-politiche. Ora, smaltita la sbornia, che ne sarebbe di una presidenza Macron?

Anche in questo caso, lo scenario di una coabitazione ridurrebbe i margini di manovra dell’Eliseo, specie se la vittoria al ballottaggio sarà stata ottenuta sul filo di lana. Che forza avrebbe un presidente, che ha vinto per una manciata di voti contro un avversario “appestato” per i media e la politica internazionali? Sarebbe in grado di attuare una reale agenda riformatrice per rispondere alle richieste di cambiamento degli elettori?

Servono riforme anche impopolari, ma l’Eliseo sarà forte?

Partiamo da un dato: la Francia ha una spesa pubblica al 57% del pil, una pressione fiscale ingente, un disavanzo commerciale di quasi 55 miliardi all’anno e 5 milioni di dipendenti pubblici. Se si vuole ridurre la disoccupazione dal 10% attuale, attirare capitali stranieri, rilanciare la produzione interna e migliorare la competitività, serve tagliare la pressione fiscale da un lato e la spesa pubblica dall’altro, anche attraverso misure impopolari, come l’aumento dell’età pensionabile, che legalmente è in Francia tra le più basse d’Europa.

Simili misure possono essere attese solo da governi forti, ma lo scenario che abbiamo davanti appare complicato. Anche se non vincerà Le Pen, la Francia rischia di eleggere un presidente azzoppato sin da subito, sia per il mandato poco netto ricevuto, sia specialmente per la necessità di mediare con un esecutivo e un Parlamento di altro segno politico. La seconda economia dell’Eurozona potrebbe rappresentare un pericolo per la tenuta dell’euro, ma forse non per le ragioni che crediamo, quanto per l’immobilismo a cui sembra votata, dopo il lustro fallimentare di François Hollande. (Leggi anche: Riforme Francia possibili solo con Juppé)

 

 

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Argomenti: Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economie Europa, Francia