Rischio Grexit si riaffaccia, debito “esplosivo” salirà al 275% per l’FMI

Grecia fuori dall'euro? Dopo lo psicodramma del 2015, stavolta le condizioni geo-politiche sono mutate con l'amministrazione Trump. Continua lo scontro tra Atene e creditori pubblici, mentre l'FMI resta pessimistica sul debito.

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Grecia fuori dall'euro? Dopo lo psicodramma del 2015, stavolta le condizioni geo-politiche sono mutate con l'amministrazione Trump. Continua lo scontro tra Atene e creditori pubblici, mentre l'FMI resta pessimistica sul debito.

Si torna a parlare di Grecia e nonostante da circa un anno e mezzo sembrava essere stato scongiurato, forse definitivamente, il rischio Grexit si riaffaccia. Ancora una volta, Atene e creditori pubblici europei (UE e BCE) si trovano in netta contrapposizione sulle nuove misure di austerità richieste da questi ultimi, in cambio di una valutazione positiva sul piano tecnico, preliminare al rilascio di una nuova tranche di aiuti, dopo che dall’estate del 2015 ad oggi, sotto il terzo “bailout” siglato dal 2010, sono stati sborsati 32 degli 86 miliardi complessivamente stanziati fino al giugno dell’anno prossimo.

Tutto questo, mentre un report interno del Fondo Monetario Internazionale (FMI), pubblicato dal Financial Times, definisce il debito pubblico di Atene “esplosivo” e destinato a schizzare al 275% del pil entro il 2060.

Gli analisti dell’istituto di Washington ritengono che anche applicando le riforme richieste dai creditori pubblici “religiosamente”, il debito ellenico sarebbe non sostenibile, in assenza di una rinegoziazione. Quest’ultima è proprio quella ricercata dal governo del premier Alexis Tsipras, che sta vedendo sempre più sfumare l’obiettivo, complice l’annata elettorale straordinariamente ricca nell’Eurozona, con le urne in programma in stati chiave come Olanda, Francia, Germania e forse Italia. (Leggi anche: Grecia, crisi debito non finirà per FMI)

Tsipras minaccia elezioni anticipate, ma sono arma spuntata

I contrasti riguardano essenzialmente i nuovi tagli invocati da Bruxelles al generoso sistema pensionistico della Grecia, così come anche la riforma fiscale, che i creditori vorrebbero consistesse in un abbassamento della “no tax area”, che ad oggi esclude dal pagamento delle imposte sui redditi circa la metà dei contribuenti, una percentuale nettamente superiore all’8% della media dell’area.

Tsipras ha minacciato elezioni anticipate – le terze in poco più di due anni – nel caso in cui l’Eurogruppo, in programma il 20 febbraio prossimo, dovesse pretendere nuove misure di austerità. Tuttavia, sul piano negoziale è diventata un’arma spuntata contro i creditori, dato che tutti i sondaggi danno l’estrema sinistra di Syriza in forte flessione e i conservatori filo-UE di Nuova Democrazia saldamente prima formazione politica con circa il 30% dei consensi.

(Leggi anche: Tsipras, elezioni anticipate senza accordo sul debito)

 

 

 

 

Rischio Grexit? Oltre metà dei greci vede male l’euro

Se si tornasse oggi a votare in Grecia, quindi, vi sarebbero elevate probabilità per l’Europa di ritrovarsi come nuovo governo ad Atene una maggioranza molto più vicina alle proprie posizioni. Per contro, un sondaggio Alco ha trovato per la prima volta che il 53% dei greci, la maggioranza assoluta, definirebbe l’euro negativamente, mentre un terzo sosterrebbe la necessità di tornare alla dracma. Otto anni di intensa recessione, nel corso della quale il pil è crollato di un quarto, hanno evidentemente fiaccato gli animi dei cittadini, anche perché di serie prospettive di uscita dalla crisi non ne esistono ancora.

Tornando all’FMI, questi spiega che se un accordo non sarà trovato con i creditori entro il 20 febbraio, sarebbero scarse le probabilità di un’intesa prima di maggio, essendovi di mezzo elezioni in Olanda e Francia, con il risultato di ricreare le condizioni per una nuova crisi del debito, visto che potrebbe essere troppo tardi per Atene, che nel corso dell’estate ha scadenze per 10,5 miliardi di euro, quasi il 6% del pil ellenico. (Leggi anche: Grecia: debito insostenibile per Tsipras, dimezzato nei sondaggi)

FMI pessimista sul debito della Grecia

L’ESM, il Fondo europeo di salvataggio, cerca di buttare acqua sul fuoco e ritiene che il debito pubblico della Grecia sarebbe sostenibile, sia per le condizioni molto accomodanti concesse dai creditori che anche grazie alle clausole, che farebbero scattare automaticamente e linearmente tagli alla spesa, nel caso il governo non fosse in grado di centrare gli obiettivi fiscali concordati con i creditori europei, che detengono più dell’80% delle esposizioni elleniche.

L’FMI non ritiene credibile il target di un avanzo primario (al netto della spesa per gli interessi) al 3,5% del pil entro l’anno prossimo, stimando che non si andrà oltre l’1,5%. A seguito di tali distanze nelle previsioni, l’istituto stima una iniziale discesa del rapporto tra debito e pil al 164% al 2022, ma una conseguente esplosione, dopo che Atene dovrà iniziare a versare ai creditori anche gli interessi, finora bloccati per il periodo di grazia decennale concordato nel 2012.

(Leggi anche: Grecia fuori da UE, intervista a leader euro-scettica tedesca)

 

Ora Tsipras spera in Trump

Se il debito non fosse valutato sostenibile, l’FMI non potrà partecipare come creditore al terzo salvataggio in corso, limitandosi a un ruolo di consulenza, che la Germania pretende essere indispensabile perché il programma stesso sia realizzabile. Con Donald Trump alla Casa Bianca, si cerca di capire quale sarà la posizione degli USA all’interno dell’istituto, disponendo il 17% dei diritti di voto nel board ed essendo, quindi, un membro molto influente sulla linea politica adottata dall’organismo internazionale.

Se il buongiorno si vede dal mattino, la presidenza americana dovrebbe contrastare il coinvolgimento dell’FMI negli aiuti, anche al fine di mettere in crisi l’Eurozona, che il potenziale nuovo ambasciatore americano a Bruxelles, Ted Malloch, ha sostenuto pochi giorni fa essere a rischio sparizione entro i prossimi 12-18 mesi, invitando il mercato a scommettere contro la moneta unica. La nuova posizione di Washington, di sostegno alla Brexit e di ricerca di una sintonia con la Russia di Vladimir Putin sui principali dossier globali, tra cui la lotta al terrorismo islamico, potrebbe rafforzare la linea negoziale di Tsipras, che disporrebbe, almeno in teoria, dell’arma di un avvicinamento al Cremlino (e alla Casa Bianca), in funzione anti-UE. Mettiamola come vogliamo, ma il rischio Grexit è tornato. (Leggi anche: Rischio Grexit torna con Trump alla Casa Bianca?)

 

 

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