Rischio Grexit di nuovo sul tavolo, default possibile a giugno e luglio

Rischio Grexit all'orizzonte? Il default resta probabile in estate, ma sul futuro della Grecia non è più possibile prevedere alcunché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rischio Grexit all'orizzonte? Il default resta probabile in estate, ma sul futuro della Grecia non è più possibile prevedere alcunché.

Sono ripresi ieri i colloqui tra i rappresentanti del governo Tsipras e quelli della Troika (UE, BCE e FMI), ma non in un clima disteso. Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha replicato a muso duro alla lettera “teatrale” inviatale dal premier greco, nella quale questi chiedeva spiegazioni sul presunto complotto ai danni della Grecia, ordito dall’istituto, affinché il paese vada in default e i creditori rafforzino così la loro posizione negoziale. Una teoria, definita “sciocchezza” dalla Lagarde, che mette in guardia dalla necessità di completare le riforme da un lato e di una ristrutturazione del debito pubblico dall’altro.

Rischio Grexit di nuovo all’orizzonte

Le tensioni tra Atene e creditori riguardano nuovi tagli alle pensioni, chiesti da questi ultimi, ma respinti dall’esecutivo, la materia fiscale e il fondo per le privatizzazioni. Quanto ai target di bilancio e all’impostazione generale della riforma delle pensioni, invece, i dissidi sarebbero stati superati. A questo punto, i funzionari della Commissione europea e della BCE dovranno effettuare una revisione delle riforme fin qui attuate, ma i tempi stringono e difficilmente si arriverà a un esito positivo entro l’Eurogruppo del 22 aprile. Il timore di Alexis Tsipras è che si abbia un remake del disastro di un anno fa, quando tirando la corda, la Grecia dovette imporre controlli sui capitali e all’alba del 13 luglio dovette firmare all’ultimo minuto un accordo molto più duro di quello respinto una settimana prima con il referendum, altrimenti avrebbe rischiato l’uscita dall’euro.      

Mercati non credono a default Grecia

Il crescendo di toni esasperati è ormai una costante nei negoziati degli ultimi 6 anni tra greci e creditori pubblici, per cui niente più stupisce i mercati e gli analisti. Quanto possa essere probabile il rischio di un default e persino di una cosiddetta Grexit nei prossimi mesi non è, a questo punto, nemmeno chiaro. Per quanto accaduto nel 2015, dovremmo supporre che Syriza alla fine opterebbe sempre per restare nell’Eurozona, quali che siano le condizioni imposte dall’odiata Troika. Se così non fosse, la tragedia sfiorata nove mesi fa sarebbe stata inutile. A guardare l’andamento dei mercati finanziari, non pare che ci sia allarme: i rendimenti dei bond pubblici ellenici a 10 anni si attestano in queste ore al 9,10%, circa 62 punti base in più rispetto all’inizio dell’anno, ma lontanissimi dai picchi di circa il 15% toccati nell’estate dello scorso anno. E si consideri che a metà febbraio erano saliti all’11,7%. I titoli a 2 anni viaggiano al 10,66%, +316 bp da inizio 2016, ma anche in questo caso al di sotto dei massimi degli ultimi mesi (15,7% il 21 gennaio).

Ristrutturazione debito Grecia, c’è chi dice no

La Borsa di Atene perde quasi il 26% dall’1 gennaio, una percentuale elevata, ma non così drammatica come si pensa, tenendo presente che Piazza Affari ha sfiorato il -30% quest’anno, anche se adesso perde meno del 20%, pur partendo da una base molto più solida di quella degli indici ellenici, già decimati in questi anni di crisi. Che i bond e la stessa borsa in Grecia vadano bene o male, però, non è significativo, trattandosi di mercati molto poco liquidi. In sostanza, non sono un buon indicatore delle paure o dell’ottimismo degli investitori. E, in effetti, il rischio default la Grecia lo corre davvero, considerando che tra giugno e luglio deve rimborsare debiti in scadenza per 10 miliardi di euro, l’equivalente di quasi il 6% del pil ellenico. Senza che per allora Atene abbia ricevuto la nuova tranche di aiuti, tali oneri difficilmente potrebbero essere sostenuti. In cuor suo, Tsipras confida che entro l’inizio dell’estate riesca anche a “strappare” alla UE la ristrutturazione del debito, in modo da saltare le scadenze, tramite un loro allungamento.      

UE in preda a troppe emergenze

All’ipotesi continuano a chiudere i tedeschi, secondo cui il tema non sarebbe nemmeno sul tavolo. Di certo, Berlino non accetterebbe un taglio del debito, sebbene alla fine potrebbe ingoiare il rospo amaro della ristrutturazione. Sta di fatto che il senior economist di ING, Carstens Brzeski, vede molto alto il rischio di un default nei prossimi mesi per la Grecia, anche a causa del calo di popolarità subito da Syriza, spiega. A indebolire il peso negoziale di Atene c’è anche un altro rischio: la Brexit. Bruxelles sta affrontando in poche settimane troppe emergenze in una volta, tra l’ondata di profughi in arrivo dal Medio Oriente, gli attentati terroristici e la possibile fuoriuscita del Regno Unito dalla UE, se passerà il referendum del prossimo 23 giugno. Troppa carne al fuoco, perché i commissari si strappino i capelli per un eventuale addio dei greci all’euro. D’altra parte, si potrebbe ipotizzare che proprio per limitare i danni di una possibile disgregazione della UE con la Brexit e la crisi dell’area Schengen, Bruxelles guardi alla Grecia con occhi più teneri, consapevole che la rottura dell’Eurozona sarebbe l’ennesimo tassello di una deflagrazione europea. Inoltre, la Grecia serve anche al controllo degli ingressi dei profughi in Europa. Chi vivrà vedrà. Ormai i greci ci hanno abituati a ogni scenario; difficile scommettere in un senso o nell’altro. La sensazione è che il loro governo, quale che sia, non avrà mai il coraggio di una scelta definitiva del “dentro o fuori”, ma che se Grexit dovrà essere, essa avverrà solo ed esclusivamente per scelta dei creditori.

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Argomenti: Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Grexit, Troika