Rischio Brexit tonifica il franco svizzero e la SNB fiuta la trappola

Il rischio Brexit con il referendum del 23 giugno sale e il franco svizzero inizia a risentirne. Ecco i segnali di un ritorno agli afflussi di capitali nel paese alpino.

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Il rischio Brexit con il referendum del 23 giugno sale e il franco svizzero inizia a risentirne. Ecco i segnali di un ritorno agli afflussi di capitali nel paese alpino.

Il rischio Brexit sale con l’avvicinarsi del referendum del 23 giugno e i traders iniziano a correre ai ripari, come dimostra la volatilità della sterlina, che risente di giorno in giorno dell’andamento dei sondaggi nel Regno Unito. Gli ultimi pubblicati non appaiono confortanti per i mercati: i favorevoli all’uscita dalla UE sarebbero in vantaggio, mostrando un’inversione di tendenza a U rispetto alle settimane precedenti.

Se Londra divorzia da Bruxelles, sarebbe il “cigno nero” del 2016. Non vi è dubbio che la portata dell’evento sarebbe enorme e preconizzerebbe simili votazioni anche in altri paesi europei, rafforzando le posizioni anti-UE, già vigorose in diversi contesti politici, tra cui la stessa Italia.

Tornano gli afflussi sul franco svizzero

Un effetto collaterale del referendum sulla Brexit è la fuga degli investitori verso i cosiddetti “porti sicuri” o beni-rifugio. Uno di questi si chiama franco svizzero. La valuta elvetica esce da 18 mesi di scompiglio. Il 15 gennaio del 2015, la Schweizerische National-Bank (SNB), la banca centrale svizzera, annunciò la fine della difesa del cambio minimo di 1,20 contro l’euro e la sola notizia fece impennare il franco, che arrivò fino a 0,83 nei confronti della moneta unica.

Il “peg” era stato introdotto unilateralmente da Zurigo nel settembre del 2011, all’apice della crisi dell’euro, contro cui aveva guadagnato il 50% in appena 4 anni.

Il super-franco non ha portato bene all’economia elvetica, che pur essendo riuscita a schivare la recessione, è in rallentamento e in deflazione. La crescita delle esportazioni si è dimezzata e nel primo trimestre di quest’anno il pil del paese alpino è aumentato solo dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,7% su base annua.

 

 

 

Svizzera funge da porto sicuro per investitori

Al momento, il cambio tra euro e franco si attesta a 1,1026, segnando un indebolimento della moneta unica di quasi il 10% rispetto a prima della fine del “peg”. La SNB sta cercando con molta difficoltà di mantenere un rapporto attorno a 1,10, ma ogni volta che sembra riuscirsi accade qualcosa che spinge il franco verso l’alto.

Tra il giugno e il luglio dello scorso anno, quando il rischio Grexit occupava gran parte delle prime pagine di ogni quotidiano del pianeta, la divisa elvetica oscillava in un range di 1,03-1,05 contro la moneta unica. Dopo l’allentamento delle tensioni si è registrato finalmente un indebolimento, ma adesso sembra di nuovo in discussione, come dimostrano i contratti forward, che di fatto segnalano il cambio atteso dal mercato da qui ai prossimi mesi.

Rendimenti bond Svizzera ai nuovi minimi record

Ma c’è un altro indicatore dei flussi dei capitali in ingresso nel paese a scopi speculativi: il rendimento dei bond sovrani. Ebbene, scopriamo che i decennali sono diminuiti in questi primi giorni di giugno di 8 punti base al -0,39% attuale, mentre i titoli a 30 anni rendono appena lo 0,15%, -5 bp rispetto alla fine di maggio.

Ciò significa che gli investitori stranieri starebbero continuando a comprare assets in franchi svizzeri, evidentemente cercando rifugio dai rischi internazionali, tra cui la suddetta Brexit, confidando in un apprezzamento ulteriore della divisa elvetica.

A conferma che sarebbero tornate le pressioni rialziste ci sono i dati appena pubblicati dalla SNB sulle sue riserve valutarie alla fine di maggio: 602 miliardi di franchi, in crescita di 14,2 miliardi su base mensile (+2,4%). Ciò rifletterebbe l’acquisto di assets stranieri da parte dell’istituto per indebolire il franco, con risultati poco apprezzabili, dato che il cambio alla fine di aprile era vicino a 1,10 e un mese dopo era solo poco al di sopra di quei livelli.

 

 

 

Tassi negativi e nuovi interventi contro il super-franco

Il governatore Thomas Jordan non esclude da mesi correzioni, giudicando il franco “sopravvalutato”. Tra le misure minacciate, l’intervento diretto sul mercato dei cambi, un taglio ulteriore dei tassi negativi e/o la riduzione della franchigia, al di sotto della quale ai depositi delle banche questi non sono applicati.

Immaginatevi cosa accadrebbe nel caso di una vittoria dei “Leave” al referendum sulla Brexit. Ingenti flussi di denaro entrerebbero in Svizzera, rafforzando il franco e riducendo ancora i rendimenti sovrani.

La SNB agirebbe da pompiere, acquistando assets in euro e dollari, mentre il governo federale potrebbe limitare o sospendere del tutto le nuove emissioni di titoli di stato per arrestare gli afflussi di capitali, similmente a quanto sperimentato lo scorso anno dalla Danimarca. La Svizzera non vuole permettersi il lusso di salvare i conti degli investitori a discapito della sua economia.

 

 

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